mercoledì, 23 maggio 2018
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Opinioni e commenti
 

Lavoro, +3% a luglio,
ma aumenta solo
per l’apprendistato
Pubblicato il 09-09-2014


ApprendistatoL’Italia sembra decisa a voler tenere la maglia nera in materia di disoccupazione, nonostante i dati di schiarita diffusi oggi dal Ministero del Lavoro. I dati attestano un aumento dei nuovi rapporti di lavoro dipendente e parasubordinato avviati nel secondo trimestre 2014 sono stati 80.590 in più rispetto al secondo trimestre 2013, +3,1%, che registra inoltre una china del -8,6% per i licenziamenti e del -26,8% i posti di lavoro persi per cessazione di attività.
Sui dati relativi all’occupazione diramati dal ministero del Lavoro e rilanciati dal
quotidiano confindustriale “Il Sole 24Ore”, interviene Maurizio Ballistreri, responsabile del Dipartimento welfare e lavoro della direzione nazionale del Psi. Secondo il giuslavorista “c’è poco da esprimere soddisfazione, poiché i dati del ministero del Lavoro evidenziano che le nuove assunzioni nel II trimestre del 2014 testimoniano più che una ripresa occupazionale, il blocco fisiologico di un trend arrivato ormai al disastro sociale”. Secondo il prof. Ballistreri inoltre, le nuove assunzioni sono in grande parte di tipo flessibile: a tempo determinato per il 70% delle assunzioni del II trimestre (1.848.147 unità), il 5,8% con contratti di collaborazione non subordinata (153.313 unità) e solo il 15,2% con contratti a tempo indeterminato (403.036 unità); i rapporti di apprendistato sono 81.954, pari al 3,1% del totale. “C’è bisogno non di timidi segnali – conclude l’esponente socialista – di un forte sostegno alla domanda e quindi alla produzione, per rilanciare l’occupazione in Italia, di tipo stabile e non precario”.

A fare da contraltare ai risultati diffusi oggi ci ha pensato anche l’Ocse che sembra avere costantemente i fari puntati sul nostro Paese: l’Organizzazione ha rilevato come in Italia, il tasso di disoccupazione sia cresciuto di 0,3 punti a 12,6%, uno dei dati peggiori dell’Eurozona se si evidenzia che il tasso di disoccupazione giovanile nell’area dell’Ocse è stabile al 14,9%: ma resta «eccezionalmente elevato» in alcuni paesi dell’area dell’euro: in Spagna è al 53,8%, in Grecia al 53,1% (a maggio), in Italia al 42,9%, in Portogallo al 35,5% e in Slovacchia al 31,7%.

I dati diffusi dal Ministero del lavoro cozzano poi con altri sondaggi evidenziati dalla Reuters in cui si riscontra un calo della produzione industriale italiana rimasta ferma a luglio mentre per i dati del Ministero l’incremento delle nuove contrattualizzazioni riguarda proprio l’Industria in senso stretto (+13,4%) con 22.762 assunzioni in più.

Resta poi da riconsiderare l’entusiasmo per i nuovi contratti, in termini di “qualità”, il 70% circa delle assunzioni effettuate nel II trimestre 2014 è stato formalizzato con contratti a tempo determinato (1.848.147 unità) e su base tendenziale, si segnala l’incremento sostenuto dei contratti di apprendistato, +16,1% ovvero 11.395 nuovi contratti. Una corsa al ribasso anche perché resta da considerare che, dati alla mano, nel corso di questi anni in Italia, all’aumento della quota di contratti a termine è corrisposto un declino delle probabilità di trasformazione in contratti a tempo indeterminato. Non a caso quando si discute di tempo determinato si parla di effetto trappola: se rimani troppo a lungo (più di tre anni) su un contratto a termine, ne esci più difficilmente perché resti sempre più tagliato fuori dal segmento buono del mercato del lavoro.

Un ultimo dato da segnalare è quello che riguarda uno studio del think tank Bruegel, pubblicato stamane sul sito dell’istituto, dal titolo “Perché l’Italia non cresce”, in cui si sottolinea come al momento la prospettiva di crescita per l’economia italiana per il 2014 “è molto vicina allo zero”. Dalle analisi risulta come l’assenza di crescita e la bassa produttività dell’economia italiana rifletta un ritardo dell’innovazione e dei processi educativi, più che il basso livello di concorrenza nel mercato del lavoro e dei prodotti. Si tratta di un trend che si auto-alimenta, perché le persone non vedono ripagati i loro sforzi educativi e investono meno in istruzione.

Maria Teresa Olivieri

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