mercoledì, 22 agosto 2018
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Opinioni e commenti
 

Le (anti)eroine nel teatro
di Tennessee Williams
Pubblicato il 09-09-2014


Tennesse WilliamsTennessee Williams è probabilmente il più grande drammaturgo americano del XX secolo. Le sue storie sono un concentrato di tensioni sentimentali segnate irreparabilmente dal fato della catastrofe, i suoi personaggi degli equilibristi sospesi sulla violenza del mondo, e perfino le singole battute dei suoi lavori più celebri fanno ormai parte del patrimonio culturale degli Stati Uniti al pari delle poesie di Whitman, dei romanzi di Hemingway, delle canzoni di Dylan.

Tennesse Williams nacque nel 1911 a Columbus (Mississipi), una città collocata nel cuore di quell’ America immaginata da Washington e Jefferson, celebrata da Mark Twain e cucita nel tessuto stesso di una nazione. Nella vena del grande fiume il giovane drammaturgo poteva ascoltare la memoria scorrere tra i gorghi profondi e raccontare di un tempo passato, quando il cotone era la “manna” e lo stile di vita nelle piantagioni era al suo apice; un tempo antico in cui il Nord e il Sud erano in guerra, ciascuno armato di visioni contrastanti per le quali valeva la pena di morire.

Williams, con i suoi insanabili contrasti verso un padre austero che nutriva scarsa considerazione per il proprio figlio, così lontano dallo stereotipo rude dell’uomo del Sud, rappresentava un’ inconsapevole pietra miliare grazie alla quale oggi si celebra la vita attraverso il respiro dei luoghi dove la cultura del Sud continua a godere di un moderno rinascimento. Autore di un teatro intimista di stampo europeo calato negli elementi della cultura americana, colorato da un linguaggio di grande intensità emotiva, i lavori di Williams si stringono quasi ossessivamente intorno a pochi temi (la perdita dell’innocenza, la degradazione personale e collettiva, lo sfacelo fisico, la patologia sessuale) utilizzando quel Sud degli Stati Uniti che rappresentavano il suo mondo tangibile, trasfigurato nell’arte come un mondo irreale dove i personaggi fanno fatica a trovare una loro pienezza, ad emergere dal ruolo di ombre. Il terreno ideale dunque per uno scontro di passioni che trova equivalenti di rilievo forse soltanto in William Faulkner.

Caratteristica dei drammi di Tennessee Williams fu l’affidare ai personaggi femminili il ruolo catartico di vittime delle lacerazioni interiori, in perenne sofferenza con il mondo esterno che mina certezze e reprime desideri di libertà. L’opera nella quale espresse per la prima volta questo suo mondo fu “Un tram chiamato desiderio” (1947), imperniato su una donna sola e vulnerabile che cercava di sfuggire alla propria disperazione aggrappandosi alle immagini di un luminoso passato, forse mai esistito, e sognando un improbabile roseo futuro; Blanche, la protagonista di questo dramma, fu il primo dei grandi personaggi femminili offerti dall’autore ad attrici di temperamento, che ne determinarono il successo.

La galleria comprende zitelle sfiorite come l’Alma di “Estate e fumo”, vedove che riscoprono la gioia di vivere come la Serafina di “La rosa tatuata”, donne tormentate e insoddisfatte come Maggie di “La gatta sul tetto che scotta”, come la Lady della citata “La Calata d’Orfeo” e la Principessa di “La dolce ala della giovinezza”, vittime di esperienze traumatiche come la Catharine di “Improvvisamente l’estate scorsa, per citare solo i testi del periodo più significativo. Sipari dunque che si aprono sul disagio, lo straniamento, le nevrosi che colpiscono gli individui più fragili, e in particolare le donne, a seguito della pressione psicologica esercitata dalla società e dalla famiglia.

Carlo Da Prato

 

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