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Opinioni e commenti
 

Libia. La guerra civile ignorata
Pubblicato il 02-09-2014


Libia-guerra-civileL’Italia ha il conflitto dietro il cortile, ma sembra non accorgersene. La Libia in questi mesi è infatti alle prese con una guerra civile che sembra interessare più Oltreoceano che ‘oltremediterraneo’, insomma più Washintgton che Roma. Oggi gli ennesimi scontri a Bengasi, tra i fedeli del generale Khalifa e il gruppo delle milizie islamiche (il Consiglio della Shura dei rivoluzionari di Bengasi). Ieri dopo che le autorità libiche hanno ammesso di aver perso il controllo del Paese è stata riconfermata la fiducia al premier eletto a giugno. Il parlamento riunito a Tobruk, nell’est del paese, a causa dei ‘problemi di sicurezza’ a Tripoli, ha riconfermato l’incarico ad Abdullah al-Thani, che aveva rassegnato le dimissioni del suo governo provvisorio la scorsa settimana. La riconferma di un uomo che è prima di tutto gran generale e un ex ministro della Difesa riafferma la volontà del governo di riprendere il controllo del Paese. Il ministro degli Esteri statunitense John Kerry ha chiamato Thani prima della sua nomina per dargli il suo sostegno, rassicurandolo sull’appoggio statunitense.
L’interesse italiano in tal senso è apparentemente venuto a mancare, nonostante gli interessi reciproci e la vicinanza territoriale; non a caso ieri l’ambasciatore libico al Cairo, Mohamed Jibril, ha chiesto all’Italia di compiere uno sforzo per “convincere le forze in campo in Libia che le armi non sono la soluzione e che l’unico modo per uscire dalla crisi è il dialogo”. In un’intervista ad Aki-Adnkronos International il diplomatico ha detto di aspettarsi dall’Italia, partner privilegiato della Libia, una “mediazione” tra le varie forze che contribuiscono alla continua escalation della crisi in corso nel suo paese. Un appello a cui la nuova Lady Pesc (che è ancora il responsabile della Farnesina) ha risposto incontrando a Bruxelles Bernardino León, che ha iniziato ieri ufficialmente l’incarico di inviato speciale delle Nazioni Unite per la Libia.

D’altro canto proprio gli italiani sono rimasti gli unici presenti sul territorio libico, l’ambasciata italiana è l’unica sede diplomatica europea non evacuata a fine luglio. E soprattutto nelle ultime settimane è diventata un punto di riferimento per tutti i cittadini europei.

Il problema principale o forse sottovalutato dall’Italia è che il nostro Paese, con l’Eni in testa, dipende dall’estrazione di greggio nel territorio libico soprattutto oggi, con le nubi che si addensano a est per i venti di guerra tra Ucraina (Nato) e Russia. Il governo libico ha perso le redini proprio della città di interesse italiano: tutti i ministeri, la banca centrale e la statale National Oil Corp si trovano nella capitale, ormai nelle mani dei ribelli. La vittoria delle forze di Misurata a Tripoli non ha ancora inciso sulla produzione di petrolio ma, i commercianti dicono che la proprietà del petrolio potrebbe essere soggetta a problemi legali se tali forze prendessero il controllo della banca centrale, in cui sono iscritti i ricavi del greggio. I gruppi ora controllano Tripoli e si rifiutano di riconoscere il parlamento a Tobruk. Inoltre hanno riconvocato il parlamento precedente, il Congresso Nazionale Generale, in cui gli islamisti sono la maggioranza.

Per il momento si attende il vertice Nato in Galles previsto per il 4 e 5 settembre durante il quale si discuterà non solo della crisi ucraina, ma anche della Libia. C’è anche una conferenza ministeriale sul sostegno internazionale alla Libia che si terrà a Madrid il 17 settembre.

La questione petrolifera ancora una volta potrebbe avere la meglio sulla situazione interna del Paese e molti ricordano quanto accadde nel 2011 quando la risoluzione Onu autorizzò la chiusura dello spazio aereo libico aprendo la strada all’intervento militare dall’esterno, fortemente voluto dalla Francia di Sarkozy (in campagna elettorale per le presidenziali), con l’accordo degli inglesi. I diplomatici francesi prima della riunione del Palazzo di Vetro chiarirono che la Francia e il Regno Unito erano già pronti per sferrare gli attacchi aerei notturni sulle posizioni dell’esercito libico che infatti ebbero luogo immediatamente dopo il voto.

Maria Teresa Olivieri

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