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Opinioni e commenti
 

L’ultima trincea. Scontro PD-Sindacati sull’art.18
Pubblicato il 22-09-2014


Operai in fabbricaContinuano le polemiche sulla riforma del mercato del lavoro dopo l’accelerazione voluta da Matteo Renzi con l’approvazione di ieri da parte della Commissione Lavoro del Senato che ha dato il primo via libera alla delega.

Le tensioni tornano a crescere iniziano già dalla mattina con le parole di Filippo Taddei, responsabile economia del Pd che a “La telefonata di Belpietro” su Mattino 5 afferma che “il governo non punta ad un decreto con le nuove norme sul mercato del lavoro entro l’8 ottobre, bensì all’approvazione della legge delega da parte del Senato entro quella data, cosa che rappresenterebbe un segnale all’Ue” rafforzando così il sospetto che il vero scopo di questa riforma è solo quello di fare bella figura con l’Europa. I contenuti vengono dopo. Una sorta di Troika autoimposta per poter ottenere più elasticità e comprensione della Commissione.

A stretto giro arriva la risposta della Cgil che con Susanna Camusso non esclude la possibilità di uno sciopero generale.”Non stiamo difendendo noi stessi – ha detto -. Chi vorrebbe cancellare l’articolo 18 sta cancellando la libertà dei lavoratori. Il Governo sta sbagliando se pensa che il tema più urgente di questa stagione sia quello del mercato del lavoro. Siccome ci pare che il governo abbia intenzione di ridurre i diritti e  di estendere l’area di precarietà – ha sottolineato – noi stiamo dicendo che bisogna costruire invece diritti universali. E’ in questo senso che lo statuto dei lavoratori va aggiornato, non cambiato e nemmeno buttato via.” E ancora: “Mi sembra che il presidente del consiglio abbia un po’ troppo in mente il modello della Thatcher”. Le analogie fra il modello di Renzi e quello di Margareth Thatcher risiedono “nell’idea delle politiche liberiste estreme, nell’idea che è la riduzione dei diritti dei lavoratori lo strumento che permette di competere”. E conclude: “La sfida che lanciamo noi è fatta dall’idea che si può riformare lo statuto dei lavoratori, ma bisogna fare sì che tutti abbiano gli stessi diritti con contratti a tempo indeterminato”.

Intanto continuano le riunioni interne al Pd. Stamattina si sono incontrati i bersaniani negli uffici del gruppo alla Camera. All’incontro si è discusso dell’atteggiamento da tenere martedì in Aula in Senato, ma anche dei possibili emendamenti. In particolare verranno presentati emendamenti che precisano che tra le tutele di cui beneficeranno i nuovi assunti dopo tre anni di contratto, c’è anche il reintegro in caso di licenziamento discriminatorio. Oltre a Bersani erano presenti Guglielmo Epifani e Alfredo D’Attorre. C’è già chi si è espresso per votare contro a un’eventuale fiducia sulla legge delega. Infatti il senatore del Pd Corradino Mineo, intervistato da Radio Radicale afferma di essere contrario a “votare la fiducia su questa delega in bianco, così come non voterò mai una legge elettorale pasticciata come quella che Renzi e Berlusconi stanno preparando. Se mi vogliono cacciare mi caccino, ma se uno dice sempre sì poi accade che si rende responsabile di scelte compiute anche quando non ci sei”.

Il segretario del Psi Riccardo Nencini nota come tra i difensori dell’Art.18 ci sono gli eredi di una tradizione politica che vi si oppose quando, nel 1970, lo Statuto dei Lavoratori approdò al Parlamento. “Ad un’Italia profondamente cambiata – ha detto Nencini – deve corrispondere un nuovo Statuto del Lavoro. La riforma dovrà contenere alcuni principi innovativi: Agenzia Nazionale, una soglia minima di diritti per i lavoratori parasubordinati, stretta relazione tra scuola e mondo del lavoro, revisione profonda del modello formazione, copertura totale per i lavoratori assunti a tempo indeterminato dopo il primo anno. Attenzione invece al demansionamento nei casi di crisi aziendale. Lede un diritto sacrosanto” – ha concluso Nencini.

Senza mezzi termini il segretario della Fiom Maurizio Landini, a margine dell’assemblea dei delegati Rsu di Ancona, afferma che “il contratto a tutele progressive è una presa per il culo se alla fine le tutele vengono cancellate. Lo dice la parola stessa: se vuoi dare tutele progressive a tutti alla fine ci devono essere più tutele per tutti”. In caso contrario, ha detto Landini, contestando non solo l’ipotesi di cancellazione dell’art. 18 ma anche gran parte dell’impianto della riforma del lavoro prospettata dal Governo Renzi, “che tutela progressiva è in realtà una tutela regressiva, perché di fatto si vogliono cancellare i diritti per tutti”. E dopo le parole di Landini la Fiom annuncia con una nota che “è il momento di mobilitarsi, un lavoro senza diritti è un ritorno all800”. E anticipa la manifestazione nazionale che si svolgerà a Roma dal 25 al 18 ottobre.

Il  giuslavorista Pietro Ichino invece cerca di fare un po’ di ordine sui numeri:  “Attenzione, l’articolo 18 riguarda 9  milioni di rapporti di lavoro dipendente su 18 milioni, quindi è una protezione che riguarda meno della metà dei dipendenti italiani. Renzi ha sbagliato quando ha detto che riguarda solo quei 10 mila per cui vengono emesse sentenze. Il fatto che ci siano state solo 10 mila  sentenze in un anno si riferisce solo al contenzioso, che riguarda  l’area di incertezza sull’applicazione della norma”  Per Ichino la riforma del lavoro va fatta anche senza i sindacati “se i sindacati non capiscono l’importanza. Il sindacato tedesco nel  2001-2002 accettò la sollecitazione forte di Schroeder, leader socialdemocratico, e fecero quella riforma. Sì, bisogna farla sapendo poi che una volta fatta nessuno proporrà di tornare indietro”.

 Daniele Unfer

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