martedì, 19 giugno 2018
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Opinioni e commenti
 

Ma l’Italia ha una politica estera?
Pubblicato il 16-09-2014


Eravamo abituati bene con Moro, Craxi, Andreotti, perché l’Italia aveva una politica estera nel corso della guerra più o meno fredda, nel periodo del bipolarismo Usa-Urss. Diciamo che, consapevole della sua ubicazione di confine tra Ovest ed Est e tra Nord e Sud, il nostro paese poteva giocare un ruolo strategico. Questo ruolo naturale di dialogo e di collaborazione era anche inficiato dalle numerose incursioni dei servizi segreti e dei movimenti di guerriglia che si annidavano nel nostro territorio. In fondo controllare l’Italia era ritenuto strategico dagli Stati Uniti, così come destabilizzarla era ritenuto utile dall’Urss, che doveva anche tenere sotto controllo il più grande partito comunista d’Occidente e vi riusciva a fatica. Dal Sud importavamo spesso le tensioni del conflitto israelo-palestinese. Spesso attentati, qualche volta ambigui ma utili lasciapassare per evitarli

L’Italia così si configurava come un paese alleato degli Stati Uniti, ma spesso non subalterno ad esso, come la fase del governo Craxi dimostra, amico di Israele e al contempo vicino ai movimenti che rivendicavano il diritto dei palestinesi ad avere una patria. Con i paesi dell’Est esistevano diversi canali di dialogo e di rapporti soprattutto economici e commerciali produttivi, senza nulla concedere alla repressione dei dissidenti come nel Psi è testimoniato dalla figura di Jiry Pelikan, che dai socialisti otterrà finanziamenti per il suo movimento e poi il mandato al Parlamento europeo. Non era ancora iniziato il flusso dell’emigrazione, ma già nel 1990 il governo Andreotti, col ministro Martelli, volle per la prima volta affrontare dal punto di vista legislativo il problema che si stava affacciando, con l’opposizione del Msi e del Pri.

Il 1992-94, che seguiva l’ottantanove e ne era sua diretta conseguenza, ha spazzato via tutto. Avremmo dovuto elaborare una nuova via. Una politica estera dell’Italia del dopo muro, nell’Europa del dopo muro. Io non la vedo ancora e sono passati vent’anni. Si sostiene, anche giustamente, che dopo Maastricht avrebbe dovuto essere l’Europa a darsi una politica estera unitaria. Sappiamo bene che non è avvenuto. Basterebbe guardare all’intervento in Libia, deciso unilateralmente dai francesi, per rendersene conto. E vantarsi del commissario italiano a un’inesistenza mi pare invero paradossale. Non sarà la Mogherini a invertire il corso delle cose. Il vertice di Parigi ha peraltro mostrato un’Italia indecisa, o meglio solo propensa ad appoggiare una politica più che a farsi carico, come i francesi e gli inglesi, di un intervento militare contro l’Isis. Non è un po’ troppo comodo?

I governi italiani si sono semplicemente caratterizzati, in questo ventennio, per un’apertura alla Russia da parte di Berlusconi che ha mischiato tre atteggiamenti: di amicizia personale, di interesse economico e di curiosità politica. I governi Prodi hanno guardato soprattutto all’Europa, spesso invano. Abbiamo partecipato alle missioni internazionali con nostri soldati, spesso con sofferenza e qualche volta con spaccature di maggioranze, come nel caso dell’Afghanistan durante il governo dell’Unione. Abbiamo trattato coi terroristi, bisogna ammetterlo, per liberare i diversi nostri ostaggi che sono finiti nelle loro mani, senza contare i nostri morti, vittime dell’integralismo e i nostro eroi, vittime di attentati, a volte troppo presto dimenticati.

Siamo adesso senza ministro degli Esteri. Non riesco a capire cosa aspetti Renzi e nominare il successore della Mogherini. Un consiglio. Non ci metta un altro dei Renzi boys. Abbiamo bisogno di gente esperta. Abbiano bisogno di gente conosciuta. Recuperi la Bonino se può. O chieda a D’Alema, ma non lo farà mai. Ecco, se c’è un settore dove oggi l’inesperienza è non solo un difetto, ma anche un pericolo, questo è il dicastero degli Esteri. L’Italia potrebbe, se volesse, giocare un ruolo da protagonista. Non solo nel conflitto russo-ucraino, ma anche in quello mediorientale. Per gli stessi motivi per cui lo giocava durante la fase del bipolarismo e con un ingrediente in più. Quello d’essere diventata il porto naturale dell’emigrazione africana. Che è in larga parte oggi composta da profughi che fuggono dalle guerre. Un ‘Italia dunque, che deve essere ad un tempo accogliente e vigile. Perché i terroristi si annidano ovunque. Non riesco a comprendere se il governo Renzi voglia giocare questo ruolo o proferisca giocare coi twitter….

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Commenti all'articolo
  1. L’Italia non ha una politica estera, ha semplicemente un governo di ragazzini incompetenti, arroganti e presuntuosi. La cosa grave è che alcuni socialisti si sono accodati a questo gruppo di presuntuosi.

    • D’Alema, secondo me non andrebbe invitato neanche a cena. Non solo per le sue posizioni, per me molto squilibrate, ma soprattutto per il suo carattere invidioso e mai costruttivo che lo ha portato a creare solo casini incrediili, divorando tuti i suoi vicin , da Prodi a Veltroni.. Perfino Schultz non lo volle al ruolo di Pesc per il quale tutto sommato Berlusconi lo avrebbe anche spinto. Quanto a Bonino mi sembra tardivo – certamente non da parte tua – il ripescaggio. Durante il suo breve periodo di ministro non mi sembra che sia stata acclamata, anzii media l’ahnno contestata continuamente, perfino per le folllie fatte da Alfano . Personalmente credo che Renzi non ripescherà nessuno dei due, ma per portarmi avanti ora gli scrivo una mail contro D’Alema

  2. Il processo di integrazione europea si e’ costituito attorno ad una serie di dinamiche politiche caratterizzate da un forte accentramento dei ruoli e e delle fuzioni. Tuttavia, la casella mancante,e’ figlia della consueta miopia per far posto ai soliti giochini chenon tengono alcun conto della minaccia globale.L’ Italia NON ha una politica Estera. La nuova Europa non puo’ essere soltanto frutto di una mera operazione di ingegneria istituzionale ma essa deve anche sapere esprimere una grande opera di mediazione che sagono dai paesi membri per far fronte a sfide difficili che ci attendono.

  3. Credo che la politica estera debba saper abbinare due requisiti o principi: non mancare di idealità, una dote che devono esprimere specialmente le moderne democrazie, ma avere nel contempo una giusta dose di pragmatismo e abilità, secondo alcuni, ovvero spregiudicatezza secondo altri, quando lo richiedano gli eventi e la cosiddetta “ragion di Stato”.

    E’ del resto la “bivalenza” di quei partiti che, unendo dinamismo e senso di responsabilità, riuscivano ad essere forza di “lotta e di governo”, ma sono strade impervie e accidentate che riescono a percorrere solo gli “autisti” provetti, cioè i grandi statisti, dotati di esperienza e di molto intuito o “fiuto” politico.

    Paolo B. 16.09.2014

  4. Sei stato bravo, Direttore, a delineare la politica estera tenuta dall’Italia dopo la seconda guerra mondiale. Ora, con i tempi che corrono, non ti sembra di essere un po’ troppo impertinente a voler trovare una politica estera del “renzismo”?

  5. Diciamoci la verità da non berlusconiani. Berlusconi aveva tentato sia la presenza internazionale che la rimessa in binario del titolo V°.
    Non è mai riuscito naanche a partecipare ad un 4 novembre o ad un 25 aprile, perché noi abbiamo ancora i rivoluzionari degli anni 20 che non conoscono ne la responsabilità della rappresentanza istituzionale, ne il rispetto della libertà.
    Seminando quindi vento a piene mani ci troviamo ora ad essere quello che siamo. Con una barca di denaro speso su volontà altrui!

  6. Non c’è una politica estera perché Renzi non ha una visione progettuale. Non sa dove andare. Si allinea alle decisioni di Francia, e Inghilterra e segue pedissequamente i consigli del Presidente della Repubblica, che è il propagatore di questa politica inconcludente. Questi ha preso in mano la bandiera dell’europeismo e mette in secondo ordine tutto il resto.
    La decisione di appoggiare l’intervento in Libia è in gran parte sua. Renzi non c’era ancora.
    Dalema, pur esperto, non ha fatto gran bella figura ai suoi tempi.

    Mettiamoci Mauro del Bue.

  7. Caro Mauro, i tuoi interventi sono quasi sempre azzeccati e puntuali nel denunciare le carenze della seconda-terza Repubblica. Ciò che manca è un partito che le sostenga con la forza necessaria. Peccato. Avremmo ancora molto da dire che ci viene dalla cultura autenticamente riformista degli anni ottanta.

  8. in un giorno di sospetto separatismo, a mio avviso egoistico, vorrei lasciare un messaggio pro Mogherini. la mogherini non ha certamente il carisma di alcuni grandi, da Turati, da nenni, de gasperi, togliatti, moro o andreotti che sapeva come intervenire in medio Oriete, ma fa una politica europeista, l’unica possibile, in un mondo locale- globale e per me multilaterale, non bipolare. una politica estera deve essere non di lione, ma di golpe. Gli imperialismi sono speriamo finiti, tranne quelli economici, purtroppo

  9. C’era molto di buono nella prima repubblica, ma guai a dirlo oggi, anzi, fanno a gara a chi la dispregia di più: da Grillo a Berlusconi (che devono le loro fortune a quegli anni) fino a Lega e certa sinistra radical-chic; anche Renzi ci mette spesso del suo. I media, oggi come vent’anni fa, chiudono il cerchio. Un vero peccato. Saluti socialisti!

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