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Opinioni e commenti
 

Mare Nostrum giornata record, 590 salvati nello Stretto di Sicilia
Pubblicato il 23-09-2014


Mare-Nostrum-immigratiGiornata intensa, ieri, per le navi della Marina Militare impegnate nell’operazione Mare Nostrum, intervenute nelle ultime 24 ore in tre operazioni di soccorso ad imbarcazioni provenienti dalle coste del nord Africa, imbarcando numerosi migranti anche da navi mercantili che hanno supportato le operazioni nello Stretto di Sicilia.

Tra questi, anche i sopravvissuti al naufragio di un gommone avvenuto ieri a 30 miglia dalle coste libiche che conta almeno 10 morti e una trentina di dispersi.

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Chiamiamoli omicidi, non incidenti
di Claudio Pipitone

Come è noto, all’indomani della tragedia di Lampedusa dell’ottobre 2013, il governo Letta, davanti alla generale ondata di indignazione, varò l’operazione Mare Nostrum, che coinvolgeva e coinvolge la Marina militare e le sue navi affiancata da altre forze dello Stato, (Aviazione, Polizia e Carabinieri, Guardia costiera, Capitanerie di Porto, ecc.), con un costo piuttosto elevato (circa 9 mln di euro al mese, quindi circa 110 mln di euro annui, di cui solo il 10% sostenuto dall’Europa).

Dopo la sospensione (non l’abrogazione) dei respingimenti, il raggio di azione delle forze di intervento nelle zone calde del Mediterraneo è divenuto pressoché illimitato, nel senso che dovunque durante la sorveglianza ci si imbatta in natanti con migranti, anche in acque internazionali, il mandato è di intervenire prioritariamente per il soccorso in mare. Quindi un’operazione meritoria, che una volta tanto induce ad essere fieri dell’Italia, che ha salvato finora circa 110 mila persone, di cui molte donne, anche incinte, e moltissimi bambini. E questo è sicuramente il più grande sforzo che uno Stato europeo abbia effettuato con lo scopo preminente di salvare vite umane, prima che salvaguardare le frontiere. Naturalmente nulla è autorizzata a fare M.N. una volta che i superstiti siano sbarcati: allora iniziano i tormenti di altro tipo: CIE o CARA, incertezza sui passi futuri, fughe alla ventura verso altri Paesi, vita di stenti per chi rimane, divisione delle famiglie, sfruttamento lavorativo, ecc.

Sappiamo che i viaggi della speranza vengono gestiti non da singoli scafisti, ma da organizzazioni criminali ben strutturate anche sul piano tecnologico, finanziario e con ampie complicità, che agiscono in particolare nel principale Stato da cui partono i barconi, cioè la Libia; entità statuale sprofondata nel caos della guerra per bande, con cui purtroppo nessun negoziato o accordo al momento è possibile. Salvo l’ipotesi di bombardare le centrali dei criminali responsabili come l’ISIS in Siria/Iraq, ipotesi alquanto improbabile.

L’intervento di Frontex, l’agenzia europea per la difesa delle frontiere che ha funzioni di mero coordinamento delle attività nazionali, è stato finora minimo, nonostante le missioni assegnate con nomi mitici o eroici (Hermes, Poseidon, Aeneas); inoltre gli stanziamenti messi a disposizione sono, a detta di tutti gli esperti, ridicoli.

In questo quadro di crescente gravità, in cui gli 800 morti della settimana scorsa (con gli scafisti che da una barca vicina speronano quella dei disperati, divertiti e sghignazzanti secondo testimoni superstiti) fanno impallidire Lampedusa 2013, un trionfante ministro (Alfano) ha annunciato recentemente di aver raggiunto un accordo con il commissario europeo con delega all’immigrazione Malmstrom, in base al quale Mare Nostrum a novembre verrebbe sostituito da FrontexPlus, evoluzione dell’agenzia europea in materia, sostenuta con fondi europei e con missione prettamente orientata alla difesa delle frontiere. E i salvataggi in mare?

Nessun comunicato ufficiale è stato emesso al riguardo; da notizie di stampa è trapelato che l’accordo non ha alcun crisma di validità formale e che la Malmstrom si è impegnata personalmente a sollecitare i singoli Stati membri ad aderire apportando mezzi (navi, aerei, uomini) o fondi e che finora solo Francia, Germania e Spagna hanno dato il consenso, quindi con contributi minimi. Nessuna deliberazione formale è stata emessa dalle istituzioni europee, in attesa di atti di spontanea generosità.

Sempre tramite stampa si è appreso che la Malmstrom, espostasi a favore di un intervento europeo urgente ed efficace, non sarà confermata nell’incarico e non si sa chi la sostituirà né che orientamenti avrà il sostituto. Anche per questa incertezza l’operazione ha cambiato nome in “TRITON”: ed i cambi di nome in genere non sono insignificanti, ma annunciano una svolta che in questo caso non fa presagire nulla di buono, anche se qualcuno in ambito europeo nega che Mare Nostrum cesserà il prossimo novembre.

Le voci (perché di voci si tratta, visto che mancano comunicazioni ufficiali) insistono sul fatto che: la nuova missione avrà una dotazione finanziaria del tutto inadeguata, salvo un’adesione in massa dell’ultimo momento degli Stati europei che neanche il più ottimista si spinge a prevedere; la stessa potrebbe escludere il soccorso in mare, cioè il salvataggio di chi è in pericolo di vita; la competenza dei mezzi impiegati non andrebbe oltre una certa distanza dalle coste italiane (si dice 30 miglia), oltre la quale il mare resterebbe incustodito o scatterebbero di nuovo i respingimenti; nonostante qualche smentita, non si sa ad oggi che fine farà Mare Nostrum.

Nel frattempo i migranti muoiono, il flusso aumenta, gli scafisti si imbastardiscono, i trafficanti si arricchiscono e la barbarie dilaga. Anche se qualcuno –come Michele Cercone, portavoce della Malmstrom, ha il coraggio di dire che “questi non sono incidenti, sono omicidi”.

Come ricorda l’UNHCR, nel solo 2014, anzi nei soli primi 3 trimestri, sono morte nel Mediterraneo 2.200 persone, ma come dimostrano le ultime tragedie di Malta e dintorni, gli afflussi stanno aumentando ed assistiamo ad un esercizio continuo di proiezioni contabili che fanno rabbrividire. Tutte le istituzioni internazionali, oltre alle principali associazioni umanitarie, ci spingono ad agire in fretta, evidenziando l’orrore di un’onda mortifera che va ingrossandosi sempre di più ed è totalmente fuori controllo. In Europa si studia, ci si incontra, si annunciano iniziative, accordi, fioccano le parole esecrazione, condanna, orrore, barbarie, e via dicendo; ma nessuno a livello ufficiale dice che questi non sono incidenti, sono omicidi, come afferma il buon Cercone.

Eppure, sia pure come primo ma essenziale passo, la soluzione c’è ed è stata caldeggiata da più parti; si tratta della proposta Manconi/Nicolini, che prevede la predisposizione di presidi internazionali dislocati nei Paesi di transito o partenza (dalla Turchia a scendere fino a tutto il Nord Africa) per la creazione di corridoi umanitari che evitino i pericolosi viaggi della speranza e li sottraggano ai trafficanti. Ogni migrante si presenta ad uno di questi uffici, presenta la sua domanda di protezione che viene approssimativamente esaminata con il relativo rilascio di un lasciapassare per il viaggio verso la destinazione prescelta (con modalità di trasporto ordinarie), dove la domanda sarà completata. Basta volerlo. Basta applicare la copiosa normativa internazionale sui diritti umani e sulla loro priorità su qualsiasi altro interesse. Basta togliersi la benda dagli occhi per riconoscere che la difesa della frontiera non è un diritto, meno che meno un diritto fondamentale, è solo una linea di confine, frutto di scelte politiche, e per giunta virtuale, impalpabile, non ha vita propria e un corpo che pulsa, non merita crociate o morte agli infedeli: e soprattutto la sua intangibilità non giustifica migliaia di omicidi camuffati da incidenti.

Claudio Pipitone

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