giovedì, 16 agosto 2018
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Opinioni e commenti
 

Teatro di Roma: non solo
tutti Muti e Sordi,
ma anche ciechi
Pubblicato il 30-09-2014


Muti-Opera-culturaL’attuale panorama nazionale in materia di cultura continua a versare sempre di più in una situazione drammatica, tanto che i maggiori talenti italiani emigrano all’estero in vista di migliori produzioni e cachet. Tra gli ultimi a lasciare il bel paese proprio il Maestro Riccardo Muti, di cui sembra ormai certo l’addio al Teatro dell’Opera di Roma. In sé e per sé risulta un fatto non tanto inusuale quanto inaspettato, fatto sta che l’Italia perde uno dei suoi più grandi direttori d’orchestra nel panorama globale. A motivare la sua scelta certamente la situazione economica del teatro della Capitale che non versa in buone condizioni, anzi.Una passata amministrazione ha impostato una politica di gestione folle che, con la complicità di alcune sigle sindacali, ha portato al disfacimento di uno dei migliori teatri italiani. Naturalmente tutto il peso si è riversato sul personale più o meno consenziente e sulle produzioni divenute via via sempre più risicate. A nulla sono serviti i piani di pseudo riassestamento propinati dal Sovraintendente Fuertes e ancora meno le bambinesche messe in scena del sindaco di Roma, Ignazio Marino.

Risulta indubbio che i problemi sindacali e una certa incapacità di ‘’cambiare direzione’’ abbiano portato Muti a lasciare il teatro. Va anche detto che forse il Maestro non si fosse proprio liberato dal suo tipico ‘’giogo’’ toscaniniano. Difatti è chiaro che nessuno ha fatto scappare via il Maestro Muti. Infatti, a fronte di alcune straordinarie esecuzioni presso il Teatro della Capitale, Riccardo Muti è stato per questo sempre debitamente considerato, profumatamente remunerato ed inoltre nominato Direttore Onorario a Vita.

Nonostante questo fa sapere, su carta intestata Chicago Symphony, che ‘’ non vi sono condizioni serie per proseguire il suo lavoro ‘’. Questa serie di eventi può essere uno spunto per ragionare sull’italica capacità di trattamento verso i nomi più noti dello spettacolo e della cultura. Prendasi il chiaro esempio dell’attore Alberto Sordi, icona ed ambasciatore della romanità più verace, il quale dopo un lunga e fulgente carriera si ritrova ora esaltato con un’omonima galleria sita in via del Corso, al centro di Roma.

Molto diversa la sorte toccata a Muti che, nonostante lo straordinario curriculum e l’enorme considerazione nel panorama internazionale, si trova prima estromesso dalla Scala, dopo costretto a varie peregrinazioni ed infine messo nelle condizioni di dover ‘’emigrare’’ verso migliori lidi. Ad onor del vero andrebbe considerato il differente peso caratteriale di questi due grandi nomi. A far pesare ancor di più la decisione del Maestro, la grave incapacità dell’attuale amministrazione comunale e regionale di far fronte a qualsivoglia problematica e il completo disinteresse nel trattenere e promuovere la presenza sul territorio della Capitale di esponenti di spicco in campo culturale.

Non a caso le premature dimissioni dell’Assessore alla Cultura, Flavia Barca, sono state un chiaro sintomo della fragilità della Giunta Marino. Sicuramente non meno colpevole la precedente amministrazione Alemanno che, secondo le dichiarazioni di Federico Mollicone, ex presidente della Commissione Cultura, Muti a Roma non lo volevano neanche. Meglio sorvolare sulla completa immobilità della Giunta Regionale firmata Zingaretti. Se mai qualcuno volesse intestardirsi per cercare un’eventuale soluzione, questa andrebbe trovata presumibilmente del sistema di gestione dei teatri italiani, considerati alla stregua di carrozzoni dove posizionare amici o far lavorare protégé di dubbia capacità. In fin dei conti se fossimo meno ‘’ciechi’’ e ci impegnassimo almeno a valorizzare maggiormente i nostri tanti talenti piuttosto che invogliarli a cambiare paese, allora forse potremmo aver guadagnato qualcosa invece di aver perso quasi tutto.

Alessandro Munelli

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