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Opinioni e commenti
 

NAZARENO 2° TEMPO
Pubblicato il 17-09-2014


Renzi-Berlusconi-Consulta

Nel giorno in cui Renzi incontra Berlusconi a Palazzo Chigi, il Governo ha depositato in commissione al Senato un emendamento alla legge delega sul lavoro. Un incontro che avviene il giorno dopo le parole di Renzi in cui in molti hanno letto la frase non detta “elezioni anticipate” nel caso in cui il governo trovasse ostacoli insuperabili sulla sua strada.

Un Berlusconi evidentemente allarmato ha chiesto (e ottenuto?) rassicurazioni per continuare ad appoggiare il percorso delle riforme concordato con Renzi, che costituisce il naturale sviluppo del Patto del Nazareno. Un incontro chiarificatore dunque, almeno nelle intenzioni quello che si è  svolto nel pomeriggio a Palazzo Chigi, per poter superare gli ostacoli più evidenti. A cominciare dalla legge elettorale su misura per PD e Forza Italia, con tanto di calendarizzazione in tempi brevi. A provocare il vertice anche lo stallo su Consulta e Csm su cui è intervenuto pesantemente lo stesso Napolitano che è stato particolarmente duro denunciando la “paralisi creata da pretese settarie”. Uno stallo, ha detto Napolitano, che “logora” le Istituzioni stesse.

Il Presidente della Repubblica non ricorda evidentemente quando da presidente dei deputati comunisti bloccò, assieme alla DC, l’elezione del socialista Federico Mancini, mandando a vuoto una dopo l’altra sei votazioni. L’allora segretario del PSI, Bettino Craxi, fu costretto a ritirarlo e Mancini venne designato più tardi avvocato generale alla Corte di giustizia europea. La su colpa era stata probabilmente quella di aver proposto la separazione delle carriere dei magistrati, un tabù gravissimo per PCI e DC.

Il rischio sottolineato da Renzi di una fine anticipata e traumatica della legislatura ha messo in allarme Berlusconi che a questo punto non avrebbe più nessun motivo di mantenere in piedi il patto del Nazareno. Anzi. E per questo che diventa necessario per Renzi e Berlusconi un nuovo incontro per blindare il patto e magari per rafforzarlo. Insomma, un secondo tempo, un tagliando, una messa a punto, una registrata complessiva – chiamatela come volete – come garanzia per evitare le elezioni anticipate. Garanzia resa più forte dalla presenza di Napolitano alla Presidenza, ma che, è destinata a concludersi prima della sua naturale scadenza per volontà esplicita dello stesso inquilino del Quirinale.

Tornando alla cronaca quello presentato oggi dal governo è un emendamento con cui si apre la strada al superamento dello Statuto dei lavoratori. Ma il nodo su cui da sempre è catalizzato il dibattito politico, quello dellarticolo 18, non è ancora sciolto. Il Governo ha depositato questa mattina in commissione al Senato un emendamento alla legge delega sul lavoro che prevede, “per le nuove assunzioni, il contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti in relazione allanzianità di servizio”, insomma nasce la figura del lavoratore di serie B. Un punto a favore dei detrattori dellarticolo 18, poiché in questo modo si elimina il reintegro in caso di licenziamento senza giusta causa per tutti i nuovi assunti, almeno allinizio del rapporto di lavoro, e si sostituisce con un indennizzo crescente con il crescere dellanzianità aziendale. Non è escluso però che il decreto attuativo del Governo, che dovrà arrivare entro 60 giorni dallapprovazione della delega, possa prevedere, tra le tutele, il ripristino del reintegro ex-articolo 18 per il lavoratore che abbia maturato un certo numero di anni di anzianità. Unipotesi, forse solo teorica, che per il momento consente alla maggioranza di mantenere una posizione unitaria e scongiurare lipotesi decreto legge minacciata ieri da Renzi.

Unaltra novità introdotta dallemendamento è la possibilità per lazienda di demansionare un dipendente. Il testo, che modifica di fatto larticolo 18 dello Statuto dei lavoratori, delega il Governo ad adottare “una revisione della disciplina delle mansioni, contemperando linteresse dellimpresa allutile impiego del personale in caso di processi di riorganizzazione, ristrutturazione o conversione aziendale con linteresse del lavoratore alla tutela del posto di lavoro, della professionalità e delle condizioni di vita, prevedendo limiti alla modifica dellinquadramento”. Prevista anche una revisione dei controlli a distanza, al momento vietati dallarticolo 4 dello Statuto, che dovrà tener conto “dellevoluzione tecnologica” e contemperare “le esigenze produttive ed organizzative dellimpresa con la tutela della dignità e della riservatezza del lavoratore”. Il testo depositato al Senato introduce poi, “eventualmente anche in via sperimentale”, il compenso orario minimo anche per i co.co.co e per i lavoratori subordinati che appartengono a settori non regolati da contratti collettivi. La mediazione che governo e relatore hanno individuato riguarda lapplicazione del nuovo contratto a tempo indeterminato – nel quale le tutele diventano progressive in relazione allanzianità di servizio – alle nuove assunzioni.

Soddisfatto il presidente della commissione Lavoro Maurizio Sacconi: ”È evidente che nel contratto tipico che ha oggi oltre l80 per cento degli italiani la progressività della tutela non potrà che essere un indennizzo proporzionato, o più che proporzionato, al tempo trascorso nellimpresa”. Plaude anche il ministro dellInterno Angelino Alfano, esprimendo “grande soddisfazione per il nuovo testo del Job Act che riforma lo Statuto dei lavoratori nelle sue parti più rigide, incentivando la propensione ad assumere”.

Soddisfatto anche il ministro del lavoro, Giuliano Poletti: “Ce un legame  – ha detto – tra lintroduzione del contratto a tutele crescenti e larticolo 18. Un legame dal punto di vista tecnico. Quando faremo i decreti attuativi – ha continuato – prenderemo una decisione”. Il ministro ha spiegato che lemendamento al Job act “punta a rendere possibile una rapida approvazione del disegno di legge delega. Ha poi ribadito lintenzione di apportare una “profonda revisione delle norme che regolano il mercato del lavoro ed i rapporti di lavoro, attraverso una scelta più netta di procedere all’introduzione del contratto a tempo indeterminato a tutele progressive”. Il ministro ha poi spiegato che il Governo “ha presentato l’emendamento per favorire il lavoro della Commissione al Senato e fare in modo che la discussione si concluda il più presto possibile: la parte del Governo è stata fatta pienamente. “In questo momento – ha detto Poletti – dovevamo rendere chiara e definita la materia, eliminando dal testo gli elementi di incertezza, e siamo intervenuti dicendo che lavoriamo su testo semplificato e che c’è il contratto a tutele crescenti”.

Ma se da  un lato dal nuovo centro destra arriva la soddisfazione di Sacconi, in altri settori della maggioranza serpeggia qualche mal di pancia. Come quelli interni al Pd che hanno già programmato per domani una riunione dei senatori mentre i sindacati si preparano alla mobilitazione. Il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso,  che ha detto di non escludere “alcuna delle iniziative possibili”, ha chiesto al Direttivo di dare mandato alla segreteria per valutare iniziative di protesta e per aprire una discussione con Cisl e Uil per possibili forme di mobilitazione unitaria, con al centro il tema del lavoro.

Daniele Unfer

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Commenti all'articolo
  1. NB: Per chi non l’avesse ancora capito, siamo davanti ad una maggioranza reale formata da Renzi&Berlusconi!! Il loro esclusivo compito è: 1) la modifica delle istituzioni e la legge elettorale per proprio uso e consumo 2) la definitiva distruzione di ogni tutela, diritto, dignità della persona! la domanda è: noi che ci definiamo socialisti, con costoro che ci stiamo a fare?

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