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Opinioni e commenti
 

Nencini: tutela dei lavoratori priorità per il Psi
Pubblicato il 25-09-2014


Operai-fabbricaMancano pochi giorni alla direzione del Pd. Si cercherà una intesa con la minoranza sulla riforma del lavoro e sull’articolo 18. Il rischio spaccatura esiste solo teoricamente ma è decisamente più probabile un riallineamento sulle posizioni del premier che oggi in una un’intervista a Bloomberg Tv ha mandato un messaggio chiaro: “Il compromesso non è una brutta parola ma questo non è il momento del compromesso ma del coraggio. Rispetto le idee dei sindacati ma in questo caso dobbiamo assolutamente investire in un nuovo modello di mercato del lavoro che aiuti a stimolare l’occupazione”. E affermando che ora non è il momento delle elezioni Renzi ha concluso con un monito: “Dobbiamo cambiare l’Italia senza riforme in Italia non possiamo cambiare l’Europa”. A sentire Cesare Damiano la volontà è quella giusta: “Dobbiamo con ostinazione – ha detto –  cercare la strada di un accordo”.

Gli risponde l’ex segretario Pierluigi Bersani per il quale “se un segretario del partito vuole trovare una sintesi, come penso dovrebbe, non solo secondo me è possibile ma anche abbastanza agevole: basta volerlo”.
Gianni Cuperlo ha richiamato il partito all’unità. “E’ dovere del Pd – ha detto – discutere per trovare una posizione unitaria per fare della riforma del lavoro una riforma importante per il Paese. Le priorità sono tante: penso allo sfoltimento della giungla dei contratti, alle risorse per estendere tutele e formazione. E poi dobbiamo discutere nel merito del salario minimo per chi non ha un contratto e dei nuovi ammortizzatori. Questi mi sembrano pilastri importanti del Jobs Act. Credo poi che anche sulla questione dell’articolo 18 si possa trovare una soluzione di buon senso”.

Il ministro del Lavoro Gianni Poletti ha ribadito la posizione del governo: “Non possiamo fare pasticci all’italiana. Non ci si può fermare davanti a dei tabù. Noi abbiamo bisogno di dare fiducia e chiarezza perché ci siano investimenti. Queste sono le linee di fondo, vogliamo andare avanti nei tempi dati”. Quanto alla direzione del Pd Poletti ha aggiunto: “Ci sarà una discussione franca e lineare sulla delega lavoro e una discussione sullo sviluppo dell’Italia e credo che sia una discussione importante. Noi ascoltiamo tutti quanti, sentiamo le opinioni di tutti, poi alla fine governo e Parlamento decidono”.

Il segretario del Psi Riccardo Nencini ha ribadito la posizione dei Socialisti: “Nell’agosto 2008, nel nostro congresso di Montecatini, lanciammo l’idea di un art. ’18 Bis’ a tutela di quanti non godevano, e non godono, di nessun ammortizzatore sociale. Lavoratori precari, allora Co.co.pro., con la vita legata ad almeno 46 contratti di lavoro. Questa era, questa è, la priorità. Siamo stati i primi a parlarne, saremo i primi a sostenerla con decisione. Che uno lavori in un call center, da un parrucchiere o in una bottega artigiana. Nessun differenza. Abbiamo infisso questo e altri principi in un disegno di legge presentato a gennaio. Queste proposte – ha ricorda il Segretario del Psi – le abbiamo consegnate a Letta e a Renzi. Quanto al reintegro – ha concluso – nessuna discriminazione di religione, di razza, di pensiero, di appartenenza politica. Costituzione e Norme Europee proteggono. Sempre”.

Una delegazione di parlamentari socialisti ha incontrato i vertici del Ministero del Lavoro, per depositare le proposte del Psi per la riforma del mercato del lavoro. Il portavoce dei parlamentari, Marco Di Lello, ha espresso “piena condivisione del ddl Lavoro del Governo sull’estensione delle tutele ai lavoratori atipici e precari, bene la previsione del contratto a tutele crescenti per i neoassunti e la riforma degli ammortizzatori sociali. Abbiamo consegnato le proposte del Psi per la riforma del lavoro, dove sono contenuti alcuni punti che per noi sono irrinunciabili. Nuovi diritti a precari ed atipici, limiti al demansionamento e finanziamento della riforma degli ammortizzatori sociali – ha detto ma soprattutto, obbligo di reintegro in caso di discriminazione di religione, di razza, di pensiero, di appartenenza politica. Sono punti infissi nei nostri disegni di legge presentati già dallo scorso anno. Le nostre priorità – ha concluso di Lello – cui non rinunceremo”.

Dalla minoranza del Pd arriva la voce di Corradino Mineo per il quale “davanti alle difficoltà, invece di ammetterle, dire la verità e trovare alleanze solide, Renzi trova un nuovo nemico da asfaltare. Ora ha scoperto che bisogna asfaltare Bersani e Camusso – ha continuato Mineo – ma questo meccanismo muscolare genera incertezza”.
Parlando della direzione del Pd, Mineo ha poi aggiunto: “Lunedì avremo un altro sbrego alla Costituzione. Si chiede che i nuovi equilibri del Pd mettano a tacere, senza neanche un dibattito, i gruppi parlamentari”.

Intanto la Cgil si prepara ad una manifestazione dell’intera confederazione in cui confluirà la mobilitazione già annunciata dalla Fiom per il 18 ottobre. La Cgil ha convocato il direttivo sabato 27 settembre a Bologna per decidere data e modalità. Tra le date, la più probabile è il 25 ottobre. La decisione della Fiom verrà invece formalizzata domani a Cervia durante l’assemblea nazionale dei delegati.

Daniele Unfer

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Commenti all'articolo
  1. Sono da condividere le proposte del nostro Partito, che in sostanza non sostiene “la cancellazione dell’art.18”, che rimane una importante conquista Socialista contro i licenziamenti discriminatori e arbitrari. A differenza di ciò che vuole Renzi per colpire e indebolire i Sindacati e i lavoratori in modo da portare “lo scalpo dell’art.18” alle forze di Destra dell’Europa e a Draghi stesso. Diciamo chiaramente NO:

  2. Occorre riflettere sulle modalità di accesso al lavoro o sulla natura del rapporto di lavoro? La riforma deve regolare la, o le modalità di accesso, per coglierne i nodi essenziali e consentire rapidità di accesso. Per quanto riguarda la natura del rapporto occorre modulare i tempi, secondo la complessità e la qualità della prestazione, in particolare per chi si affaccia al mondo del lavoro. Rimane, per un paese che non possiede materie prime, da sciogliere il nodo della formazione, della scuola, essenziale per elevare la qualità del nostro sistema produttivo, senza della quale non avremo che il declino.

  3. La stagione delle riforme, si è comclusa con il 1978; la stagione della governabilità si è conclusa con il 1988; la stagione della confusione e delle lobby è ancora saldamente al comando. Finché non si tornerà alla regola dei partiti, come lo è in Europa, non saremo mai ion grado di rimettere in sesto l’Italia. La querra per bande porta alla gestione mafiosa e confusa, con i grillo ed i salvini.
    Ricordiamoci solo una cosa: il mondo cattolico in Italia si rifà al “padre nostro” fin dall’epoca di Cristo; il mondo della democrazia costituzionale e dei partiti, in Italia è durato “solo” dal 1948 al 1990. Con il limite del fattore K.
    La grande riforma – praticamente l’unica – che si deve fare nel nostro paese e quella dei riferimenti ideali. Il PARTITO DELLA NAZIONE non credo vada in questo senso. Esso rapprersenta la continuità della confusione e del governo delle lobby nazionali e interenazionali ed anche con Renzi sta facendo di tutto per mantenere il potere, arrivando a sottrarre via via dosi di democrazia al cittadino.
    Ma gl’Italiani lo capiranno?

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