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Opinioni e commenti
 

OCSE. Troppi alunni o insegnanti sottopagati
Pubblicato il 05-09-2014


Scuola-PAUna Repubblica Italiana con un bel cappello da asino, altro che stellone. Gli ultimi dati diffusi dall’OCSE piazzano l’Italia al 23.mo posto su 30 per risultati ottenuti in rapporto alla spesa. Insomma quanto ad efficienza scolastica stiamo messi davvero male soprattutto se ci paragoniamo alla Finlandia con il suo 87,1% di efficienza. Per consolarci dobbiamo guardare in fondo alla classifica dove dopo l’Italia (69,81%), si piazzano Portogallo, Spagna, Grecia, Indonesia, Brasile, ma – magra consolazione – anche Germania (25/mo) e Svizzera (28/mo).

Il rapporto analizza “l’efficienza con cui vengono allocati i budget per l’istruzione in ciascun Paese” per misurare “qual è il sistema che produce un ritorno più elevato dal punto di vista educativo per ogni dollaro investito”. Secondo il modello econometrico applicato “che calcola il legame statistico provato tra stipendi degli insegnanti o dimensione delle classi (le due varianti che più incidono sul bilancio) e i punteggi Pisa, l’Italia potrebbe ottenere risultati Pisa ai livelli della Finlandia, se riducesse il rapporto insegnante-allievo da 10,8 a 8,2 alunni per ogni insegnante (-24,4%) o se in alternativa aumentasse lo stipendio degli insegnanti dalla media attuale di 31.460 dollari a 34.760 dollari, cioè un aumento del 10,5%.

Un suggerimento che farà sorridere più di qualcuno alla luce della proroga del blocco dei contratti per i dipendenti statali appena annunciato dal Governo Renzi che pure, a parole, ha indicato proprio nella scuola una priorità,

Il ‘Rapporto internazionale sull’Efficienza della spesa per l’educazione’, il primo, è stato condotto da Peter Dolton, un esperto dell’educazione della London School of Economics, insieme a Oscar Marcenaro Gutiérrez dell’Università di Malaga e ad Adam Still di Gems Education Solutions. Obiettivo della ricerca – hanno avvertito – è stato però solo l’analisi dei dati, e non c’era l’intenzione di “fornire raccomandazioni sulle scelte politiche degli Stati”.

Quanto al rapporto complessivo dei differenti indicatori relativi al settore dell’Istruzione, nel 2013 l’OCSE ci mettevano al 18.mo posto.

Per tornare però al rapporto Dolton, complessivamente i 30 Paesi Ocse dello studio hanno speso ogni anno 2.200 miliardi di dollari per la scuola e la quota del Pil riservata all’istruzione è in aumento da decenni. In generale, secondo il rapporto, i Paesi che mostrano un’elevata efficienza riescono anche a raggiungere risultati educativi elevati. L’Italia rientra nel gruppo dei Paesi che raggiunge risultati migliori in termini di qualità piuttosto che di efficienza. “Ciò potrebbe dipendere anche dal fatto che i suoi sistemi generano altri risultati che non vengono acquisiti dalle statistiche Pisa”.

“Mentre la spesa per ogni studente del mondo industrializzato è aumentata di oltre il 30% nell’ultimo decennio – osserva Andreas Schleicher dell’Ocse – il livello di apprendimento nella maggior parte dei Paesi è rimasto piatto”.

A questo punto viene da chiedersi se i nostri ragazzi non stiano davvero trascurando i buoni, vecchi e cari (in tutti i sensi) libri per perdere tempo prezioso con Facebook e Twitter.
Redazione Avanti!

Scarica il rapporto Dolton
Ocse – I dati Ocse sull’istruzione
Ocse – Uno sguardo sull’istruzione 2014

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Commenti all'articolo
  1. Conosco molto bene la situazione della scuola pubblica italiana avendo insegnato materie scientifiche per trentasei anni e so bene chi sono i responsabili di questo sfascio: in primis l'(on.) Luigi Berlinguer che ha trasformato gli “alunni” in “clienti” e siccome il cliente ha sempre ragione e’ finito il rispetto nei confronti dell’insegnante perche’ viene considerato alla stregua della cameriera di famiglia; subito dopo viene il vaticano che si e’ appropriato dell’insegnamento della religione cattolica facendola diventare materia principale e oggi i risultati sono che un insegnante di religione passa subito in ruolo e dopo qualche anno, se laureato, con un passaggio di cattedra avra’ il lavoro garantito per tutta la vita a differenza degli altri che dovranno frequentare corsi su corsi prima di poter accedere ad una cattedra perche’ la laurea secondo il MIUR non vale niente, invece il corso di teologia, fatto al vicariato apre le porte per il paradiso. Per finire vorrei ricordarvi di risparmiarci tutti questi articoli sciocchi quando lo sapete bene chi sono i responsabili di questo sfascio: Alcuni politici che erroneamente si dichiarano di sinistra (sic)!

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