giovedì, 20 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Bisogna superare Mare Nostrum
Pubblicato il 12-09-2014


Big emigrazione Marina di Carrara“Rifondare l’accoglienza”, ha esordito Federico Parea presentando il dibattito moderato da Giorgio Santelli, è “un tema sostanzialmente rimosso” perché è “scomodo, difficile, soggetto piuttosto ad essere veicolato attraverso polemiche sterili oppure a professioni di ideologia un po’ fine a se stesse”. Dunque l’invito di Parea ai partecipanti al dibattito, è quello di tentare di passare “dalla confusione alla complessità” e “non è possibile affrontare il tema dell’accoglienza e dell’immigrazione senza avere un’idea del nostro Paese da qui a cinquant’anni”. Insomma dovremmo prima sapere dove vogliamo andare per poter decidere se e come accogliere ‘l’altro’. “Poi parliamo di principi, ma non dimentichiamo l’organizzazione. Passiamo da Mare nostrum, l’eccellenza, allo scandalo di alcuni centri di accoglienza”.

La tragedia di Lampedusa. Interroghiamoci sulla legislazione che abbiamo, disse Napolitano.

Gianfranco Fini

Una considerazione un po’ polemica. In certi momenti mi sento un po’ nostalgico della politica. Condivido una considerazione. Il rapporto tra un Paese e l’emigrazione o viene affrontato con un’ottica che non è quello dell’emergenza del tamponare la situazione, se questo rapporto non viene visto in un’ottica di lungo periodo non v’è dubbio che si finisce per fare degli interventi tampone.

L’Italia è stato per tanti anni un Paese di emigranti. Bisognava far capire anche la destra che rigore e solidarietà dovevano essere una faccia della stessa medaglia. Abbiamo oggi donne e uomini giunti ai vertici di Paesi che hanno ospitato i loro avi,  il sindaco di New York Giuliani o la speaker della Camera, Nancy Pelosi.

La legge che porta il mio nome con quello di Bossi è una legge certamente datata. Una tipologia di emigranti diversa da oggi. Una percentuale – pensiamo al fenomeno dei barconi – che cercavano di venire in Italia per sfuggire alla miseria. Oggi il flusso è capovolto. Per tre quarti hanno pieno diritto di chiedere l’asilo. Una legge pensata come ‘repressiva’ nei confronti del reato di immigrazione clandestina, non può essere chiamata in causa nei confrnti di chi cerca di fuggire dalla Siria o dall’Iraq. Il rapporto con chi entra prima come migrante e poi diventa cittadino, il concetto di ‘cittadinanza’ viene visto con ottiche diverse. Ma qual è il modello che ha in testa l’Italia? Quello francese o quello anglosassone? ‘La Francia è dei francesi’, dice Le Pen, mentre la destra a cui mi sento più vicino, dice ‘la Francia è di chi la ama’.

Che tipo di modello di integrazione vogliamo seguire? Qui devo dire che serve la politica, che è cosa molto diversa dalla propaganda.

Pia Locatelli

Noi dobbiamo guardare alla dimensione europea, ma con la consapevolezza che l’Europa sta nel mondo. Abbiamo una impennata di emigranti, 120 mila circa. Ma oggi nel mondo ci sono 51 milioni di emigranti. Se andiamo in giro nel mondo e parliamo della nostra situazione, ci guardano come fossimo fuori dalla realtà.

L’Europa non è il mondo. L’Europa è una penisola dell’Asia. L’India è due volte l’Europa anche in termini di popolazione.

Emergenza e necessità. Le emigrazioni sono di emergenza per delle guerre che sono in corso. Situazioni di emergenza ci sono in Siria e Iraq. E per il Califatto dell’Isis. Mentre prima avevamo migranti che cercavano lavoro, oggi abbiamo migranti che fuggono per salvarsi la vita e abbiamo il dovere, in base anche alle leggi e alle convenzioni internazionali, di accoglierli. Ma accoglierli dove?

La Convenzione di Dublino che vale per tutti i Paesi europei (compresa la Svizzera e la Norvegia) si occupa dei tanti migranti che arrivano attraverso il mare Mediterraneo, com siriani, eritrei, curdi. E arrivano facilmente perché siamo una penisola molto vicina alle coste dell’Africa. Ma questi migranti che arrivano, a quali regole sono sttoposti? Dublino stabilisce che il Paese in cui arrivano deve occuparsi della domanda di asilo. Deve accoglierli subito con le impronte digitali che poi vanno in un data base europeo. E poi c’è il tema del costo dell’operazione avviato dopo Lampedusa.

Ho ancora negli occhi le immagini, come te Migliore, dei 360 corpi recuperati che giacevano nelle bare in quell’hangar. Per questo abbiamo inventato Mare Nostrum, per dare una soluzione subito a quel dramma. Lo abbiamo pensato per fare quello che in teoria Frontex è chiamata a fare. Vigilare sulle frontiere in mare e in terra. Ma c’è la regola che in mare chi è in difficoltà deve essere salvato. E noi li salviamo e, sulle navi, li curiamo. Ma questa cosa è problematica perché Frontex è europea e Mare Nostrum è italiana. Spendiamo tanti soldi, in parte sono fondi europei, ma il problema non finisce qui. Di queste persone che salviamo e arrivano in Italia, solo alcuni vogliono fermarsi qui, gli altri vogliono andare in altri Paesi e la regola di Dublino lo impedisce. Noi dobbiamo assolutamente cambiare queste regole.

Gennaro Migliore

Sono uscito da Sel su una questione particolare, quello di voler essere e costruire una iniziativa come socialista europeo e qui mi sento a casa. Bisogna dire che l’accesso ai CIE è stato un’acquisizione recente. Prima erano inaccessibili. Anche noi parlamentari prima non potevamo entrarci. La legge Bossi-Fini, del 2002, è una legge manifesto del periodo che io considero più grave per la limitazione dei diritti dei cittadini di questo Paese. Noi dobbiamo vedere innanzitutto l’efficacia di queste leggi. Con Maroni abbiamo avuto addirittura un’aggravante legata a condizioni ‘esistenziali’. L’abbiamo abolita e ho tirato un sospiro di sollievo per il mio Paese. Il Pacchetto sicurezza del 2007 sotto il governo Prodi, non ha aiutato certo a risolvere i problemi che ancora ci ritroviamo. Ho sostenuto l’iniziativa per una commissione d’inchiesta sui CIE e sui CARA e sui centri di prima accoglienza. È un problema dell’Italia quali siano le condizioni di vita in questi centri.

Dobbiamo anche ricordare che proprio quelle bare di Lampedusa sono tra i motivi che hanno portato Alfano a cambiare atteggiamento.

Dovremmo riprendere un’impostazione delle organizzazioni internazionali, come l’UNCHR, che suggeriscono di aprire degli uffici nei Paesi da cui parte l’immigrazione. Dei centri di prima identificazione sulle sponde del Mediterraneo. Ci costerebbe anche molto di meno.

Quanto al reato di clandestinità, era uno sconcio, ma non è stato mai applicato. Manganelli, il Capo della polizia purtroppo scomparso, mi diceva che è un reato sostanzialmente inapplicabile. E questo la dice lunga sulla ideologizzazione della questione.

Gianfranco Fini

Il reato di clandestinità non è un articolo della legge che porta anche il mio nome. Era certamente figlio di una situazione diversa dell’immigrazione. Ha ragione Locatelli: il problema della legislazione di Dublino è centrale. Gli immigranti oggi non vengono identificati perché se vengono identificati devono restare in Italia mentre ci implorano di non identificarli perché vogliono andare in altri Paesi dove hanno parenti e amici. Mi chiedo se davvero sia stato saggio per il nostro Paese – Renzi è stato bravo – ottenere il ruolo di rappresentante della politica estera europea, il ruolo di Fiabilandia, parteciperà a molti convegni e dibattiti, ma anche se avesse la statura di Einaudi o De Gasperi ben poco potrà fare perché l’Europa non ha una politica estera. Il ruolo invece del commissario dell’immigrazione attribuito alla Grecia, sarebbe invece per noi molto più importante.

Il problema della coalizione di governo, è l’assenza di omogeneità nella destra su questioni dirimenti. Dubito che abbia la capacità di affrontare una questione così complessa. Ma la prospettiva deve essere europea. E non si può stare in Europa con l’ottica degli interessi nazionali a cominciare dalla Germania.

Pia Locatelli

O noi entriamo nella logica che i commissari una volta nominati non sono più esponenti politici nazionali oppure non facciamo fare un passo avanti all’Europa. Federica Mogherini è una persona competetente che da vent’anni si occupa di politica internazionale che altri Commissari per i loro portafogli non hanno. Però ci si occupa solo della Mogherini e non mi riferisco a lei (Fini ndr).

Dobbiamo cambiare Dublino, una cosa importantissima da fare. Mare Nostrum è stato una bella cosa. Dobbiamo però anche dire realisticamente che aveva l’obbiettivo di non far morire altre persone in mare. Eppure invece ci sono stati più morti di prima. Questo perché sono aumentati i flussi, ma anche perché forse abbiamo reso più facili i salvataggi e per questo hanno messo in mare tutte le barche che potevano. Così è aumentato il tasso di rischio. Dobbiamo chiderci se questo è lo strumento giusto. Dopo Lampedusa dobbiamo trovare le soluzioni migliori perché il passaggio dall’Africa all’Europa sia più sicuro. Non lo possiamo fare da soli. Non basta neppure l’Europa. Ci vuole l’Onu. Se noi riusciamo a organizzare dei riferimenti locali, dei corridoi umanitari, questo ci costa anche di meno. Certo poi c’è anche il problema della prevenzione della guerra. Affrontare il tema con realismo, ma vedendo anche i limiti di quello che abbiamo fatto come Mare Nostrum, uno strumento di cui resto orgogliosa.

Gli articoli precedenti sulla Festa di Marina di Carrara: 

Rifacciamo l’Europa
L’Avanti! ieri, oggi e domani
Uno Stato ancora sociale
Sud la crisi nella crisi
Ripartire dal PSE

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