mercoledì, 26 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Passo dopo passo, con un po’ di velocità
Pubblicato il 17-09-2014


Qui non c’è da scalare monte Senario, e nemmeno da far gol sotto la curva Fiesole. Qui non c’è “l’Arbia colorata in rosso” di dantesca memoria. Non c’è però da perdere un minuto, signor presidente del Consiglio. Vanno bene gli slogan che sono sempre efficaci, anche se un po’ contraddittori. Tanto che le quattro riforme in quattro settimane son diventati mille giorni, un cammino lungo da compiere “passo dopo passo”. Meglio così. I sogni restano solo sogni, come quello della sua Fiorentina di vincere lo scudetto. Un bagno di realismo e di modestia le ha fatto bene. Anche perché lei non si è esaltato dopo il successo, anzi, sarebbe meglio dire, il trionfo del suo partito personale alle europee. E lo ha giustamente considerato solo un premio in attesa di realizzazioni, un premio che può anche essere ritirato.

Adesso viene il bello o, se si preferisce, il complicato. È finito il tempo degli scherzi, dei gelati, dei salotti densi di piacevoli battute. È finito il tempo dei limoni. Inizia il tempo delle scalate, quelle dure, quelle per alpinisti professionisti. È vero, il suo governo ha fatto cose che sempre i suoi ripetono a cominciare dagli ottanta euro, dal taglio del 10 per cento dell’Irap, dal decreto Poletti, al taglio degli alti stipendi e all’inizio della riforma del Senato. Ma la situazione economica del Paese non li ha minimamente avvertiti. Anzi ha continuato a peggiorare. Il Pil è sotto zero, la disoccupazione è ferma al 12,6, quella giovanile è oltre il 42, la produzione industriale e all’1 per cento in meno e la deflazione è in atto in venti città. Per non parlare del debito che è salito al 137 per cento. Evidentemente quello che ha fatto è come se non lo avesse fatto. Così l’Italia è l’unico paese europeo che continua a peggiorare i suoi conti.

Bisogna partire col piede sull’acceleratore. Lei ha parlato del suo Jobs act e ne parla da tempo, si è fatto dare una delega dal Parlamento per fare una legge. Personalmente ritengo giusto il modello tedesco e quel che si vuole fare dunque merita il nostro appoggio. Avrà contro il sindacato a partire dal suo amico Landini, che si mobiliterà sull’articolo 18, avrà contro anche una parte del suo partito. Riuscirà a reggere? Io me lo auguro. L’idea di sanare la divisione del mercato del lavoro e di assicurare per tutti gli assunti, e non solo per quelli nelle aziende superiori ai 15 dipendenti, tutele crescenti, è sacrosanto. Noi, come Psi, avevamo già appoggiato il piano Ichino. Ma ce la farà? Poi la giustizia. Finalmente, dopo vent’anni, riusciamo a riconoscerci in una sinistra di stampo garantista, non subalterna ai magistrati che sono l’unica categoria che protesta perché viene mandata in pensione in anticipo.

Abbia il coraggio di completare l’opera con la separazione delle carriere e il doppio Csm e siamo a posto. Rischierà anche su questo. Riuscirà a reggere alla corporazione dei magistrati e al partito dei magistrati che è presente anche nel Pd? Non possiamo che augurarcelo. Poi le tasse e il taglio delle spese. Senza una diminuzione netta del peso fiscale sulle aziende e del cuneo fiscale non se ne esce. Riuscirà a far capire alla signora Merkel e al suo Katainen che si può anche sforare il 3 per cento per rimettere in moto gli investimenti e per creare un rapporto tra debito e Pil in prospettiva più favorevole, dovuto all’aumento del Pil? Non è difficile da comprendere, è quasi elementare. Il rigore, deprimendo la ripresa, finisce per aumentare il debito, lo sviluppo per diminuirlo. Dicono che ci manderanno qualche miliardo dei trecento stanziati da Junker ma solo se faremo le riforme. Facciamole dunque, ma in fretta, anche a costo di decreti e di fiducie, perché il tempo non c’è. E poi battiamo i pugni in Europa. Ci sarà pur qualcuno che ragiona lassù tra Strasburgo e Bruxelles…

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Commenti all'articolo
  1. Siamo chiamati a correre come fanno alcuni atleti, in carenza d’ossigeno, come in alta quota. Questo è quello che ci chiedono da Strasburgo e Bruxelles, ma alla nostra età “media” ci si chede reggeremo allo sforzo?

  2. Sui diritti dei lavoratori: bene se le tutele attuali sono estese ai lavoratori di aziende con meno di 15 dipendenti. Male il contrario. Tutele crescenti? Bene se valgono per i neo-assunti giovani e se a fine percorso valgono le tutele attuali. Male negli altri casi.

  3. Un socialista non può che concordare con l’estensione delle tutele sul lavoro a chi non ce l’ha, un po’ meno sul toglierle a chi ce l’ha. Che poi questo art. 18, che impedisce licenziamenti discriminatori e senza motivo (ma non tutti gli altri: mancanza di lavoro, comportamenti negligenti ecc.) che cosa ha di tanto brutto? Non è che viene tirato in ballo per dividere le parti (sociali e politiche) e non per vera necessità? Saluti socialisti!

  4. Però dovremmo metterci d’accordo su una linea. Alla Costituente del partito socialista abbiamo esaltato Marco Biagi e invitato Pietro Ichino. Al vertice di Lisbona i socialisti europei hanno sposato la flex security. Il socialista Schroeder ha approvato Agenda 2010, il cosiddetto modello tedesco. L’Italia è l’unico paese che non cresce. E voi proponete una posizione di conservazione dell’attuale situazione che ingessa le imprese superiori ai 15 dipendenti? In un’Italia in cui quelle inferiori sono la stragrande parte? Perfino la UIL e la CISL hanno definito la battaglia sull’articolo 18 una battaglia ideologica. E dentro il Pd Bersani non ricorda che per decreto Craxi tagliò la scala mobile per combattere l’inflazione. Su questa materia io sono con l’Europa. L’Italia deve darsi leggi europee sulla laicità e sulla giustizia, ma anche sul lavoro. Questa è la mia posizione da sempre e questa è la posizione dell’Avanti e credo anche del PSI.

  5. Ah guardate che l’Avanti non censura proprio niente e nessuno. Provo irritazione ogni volta che un compagno ritiene di esser stato censurato solo perché per motivi tecnici non viene pubblicato un commento. Non c’è nessuno così importante da meritare un tribunale dell’Inquisizione.

  6. Gentile direttore, per la mia non conoscenza delle politiche sul lavoro (sono operaio, per altro al momento in disoccupazione e aperto volentieri a qualsiasi tipo di contratto con tutela o senza, vista la situazione) vorrei chiederle perché è così importante che l’art. 18 venga modificato, visto che, se non sbaglio, riguarda solo i licenziamenti illegittimi; cioè puoi mandare via una persona solo perché magari ti sta antipatica e via dicendo. Grazie per il giornale e per la possibilità dei commenti. Come al solito: saluti socialisti!

  7. Vedi, direttore, se fossimo sicuri che togliere le guarentigie a quei lavoratori che ancora ne sono titolari, servisse davvero a far aumentare il lavoro, potrebbe darsi che anche noi, che ancora amiamo il compagno Brodolini, potremmo dire che ne vale la pena. Ma questo non serve; forse servirà a quello che è rimasto della Fiat e a Marchionne a farsi applaudire dai dipendenti, com’è accaduto a Detroit. Non facciamoci infinocchiare: ogni volta che sento parlare di Stati Uniti penso sempre che in quel paese i lavoratori vengono mandati via con un cenno delle palpebre. Non è la nostra tradizione.

  8. Che c’entra Brodolini? Siamo cinquant’anni dopo. Se vogliamo continuare così va bene. Siamo l’unico paese europeo che conta su questa legislazione del lavoro e l’unico che non cresce. L’una cosa non sara causa dell’altra. Ma se gli altri paesi hanno fatto riforme di quel tipo e sono ripartiti una ragione ci sarà. Se vi va bene stare fermi…

  9. Gentile Alessandro, il problema non è cancellare l’articolo 18 ma riscrivere tutta la legislazione sul lavoro, che appare inadeguata e iniqua. Ce lo chiede l’Europa? È vero, ma qualche volta l’Europa può anche chiederci qualcosa di giusto..l

  10. Mauro, l’ennesimo incontro Berlusconi-Renzi non può più essere visto cosa normale. Ormai si tratta di una vera alleanza. Mi chiedo come avrebbe detto e fatto Bettino in una situazione simile. Certamente non sarebbe rimasto con le mani in mano e avrebbe rovesciato il tavolo delle convenienze che stampa e politica nascondono così bene.

  11. Caro Mauro sono d’ accordo con te su tutto basta con le cazzate qui e’ 20 anni che non si muove foglia…sono tutelati dolo le categorie di lavoratori forti Statali chimici e metalmeccanici i disoccupati non interessano a nrssuno!!! Neanche ai sindacati perche’ non pagano la tessera…
    Basta con i falsi moralismi questo paese deve cambiare deve riformarsi dappertutto …e’ vecvhio e puzza di stantio….
    Allora perche’ i GUFI e i burocrati non si roorganizzino per non cambiare niente e’ necessario a mio parere un grande gioco di squadra NAZIONALE per riformare la nostra ITALIA…altrimenti sara’ la fine…
    Muro AVANTI tutta!!!!!!!!!

  12. Anche una seria ed incisiva riforma della normativa sul lavoro non sarà sufficiente per rilanciare l’occupazione. E’ necessario incidere sulla spese parassitaria che alimenta le doppie e triple pensioni di di tutta l’alta burocrazia. Mi raccomando: non chiediamo due CSM, chiediamo l’abolizione dell’attuale, sostituito da tra saggi. Vi immaginate che risparmio economico e che vantaggi di efficienza?

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