mercoledì, 26 settembre 2018
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Privacy. Web, un colabrodo
che protegge molto poco
Pubblicato il 24-09-2014


Privacy-webLa privacy sul web c’è, ma non si vede. Nonostante le attività ispettive del Garante per fronteggiare al meglio la situazione, le violazioni si ripetono costantemente e il rispetto della privacy dei cittadini è una realtà ancora lontana. In Italia, spesso, agli utenti che desiderano accedere ai vari servizi online è richiesto di compilare un form di contatto, con informazioni di carattere personale, senza però sapere come saranno in realtà utilizzati i propri dati.

Accade così che non sono le immagini più o meno hot dei divi d’oltremanica a finire nel mirino degli hacker, bensì i dati che quotidianamente gli utenti di internet immettono online.

E questo avviene nonostante sia un diritto dell’interessato, ricevere un’idonea informativa sul trattamento dei dati personali per poter essere in grado di scegliere se prestare o meno il proprio consenso, e l’art. 161 del Dlgs 196/2003 punisce le infrazioni a tale prescrizione con sanzioni pesantissime che vanno dai 6.000 ai 36.000 euro, cifre che possono essere anche raddoppiate se tali violazioni coinvolgono più persone.

Se la legislazione in materia è chiara, comprensiva di ammende, è la trasparenza che rimane in una zona grigia col risultato che gli utenti dopo aver immesso i propri dati su internet, si trovano bersagliati da una pioggia di mail pubblicitarie o peggio da telefonate promozionali da parte di soggetti terzi.

Un fenomeno dilagante, come testimonia lo studio condotto da Federprivacy.

Su 2.500 siti web di enti e imprese italiane, in 1.690 casi non è rispettato l’obbligo di informare l’interessato su come saranno trattati i suoi dati personali in violazione dell’art. 13 del Codice della Privacy, e in molti casi non è rispettata neppure la richiesta di consenso al trattamento dei dati di cui all’art.23. Nel 55% dei casi, a non dare idonea informativa all’interessato, sono piccole e medie imprese, mentre il 17% dei siti web che omettono di dare l’informativa svolgono attività in settori legati alla salute, con l’aggravante che questa volta sono disponibili dati sensibili, come ad esempio, indicazioni su ospedali, cliniche, laboratori di analisi, studi medici.

La violazione dei dati è per il 7% dei casi, è commessa da aziende informatiche, come web agency o società di consulenza nel settori online, che spesso sviluppano a catena altri siti web per i loro clienti.

L’ammontare delle violazioni rilevate nell’arco di un solo mese è stimata, codice alla mano, intorno ai 24 milioni di euro, ma la portata del fenomeno è molto più estesa perché i domini registrati presso il Registro.it del CNR sono ad oggi circa 2,5 milioni, e questo significa che il campione analizzato equivale ad appena un millesimo dei siti italiani.

Il dossier della ricerca di Federprivacy è adesso sul tavolo del Garante della privacy, Antonello Soro, e del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Sara Pasquot 

Angela Merkel bce Berlusconi bersani CGIL crisi Donald Trump elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISTAT italia lavoro Lega legge elettorale Luigi di Maio M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Matteo Salvini Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia senato Silvio Berlusconi UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento