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Opinioni e commenti
 

Qualcosa su noi Socialisti
Pubblicato il 29-09-2014


Quando ascolto qualcuno porre la classica domanda ‘ha ancora senso definirsi socialisti?’, scimmiottando goffamente John Lloyd che in realtà chiedeva semplicemente cosa significasse essere socialisti, intuisco sempre l’approdo, la deriva intrapresa. Per fortuna la storia insegna e il tempo è galantuomo. Ristabilisce le verità e ripara i torti. Almeno così dicono.

Nei momenti di difficoltà le lusinghe non sono sempre in agguato. Soprattutto al nostro interno. La quotidianità ne è testimonianza. Ma c’è di più. Scarseggia la percezione di ciò che ancora oggi rappresentiamo, la consapevolezza della storia, della nostra storia, del fatto che la stessa storia spesso non è guidata da regole scientifiche, ma è mossa da azioni e interazioni.

Nel 2008 nessun socialista sedeva più nelle Camere per la prima volta dal 1882. Conosciamo le ragioni. La disastrosa scelta di assecondare gli istinti giustizialisti di un novello partito piuttosto che i valori di una solida base riformista. E’ qui che è cominciato il bello o meglio il complicato. Salvare una storia, un partito, combattere quella damnatio memoriae, definirci orgogliosamente socialisti, recuperare una tradizione centenaria era una strada impervia, faticosa anche perché, possiamo dircelo, della rissosità interna ne abbiamo spesso fatto virtù. Ci voleva imprudenza. Ci siamo riusciti. Il presente è il futuro c’eravamo detti a Montecatini, ma molti sono poi inciampati nel vortice ossessivo del passato.

Sono trascorsi sei anni, anni che hanno profondamente scavato l’Italia. Una transizione spesso infinita. Anni di incertezze e difficoltà. Una crisi finanziaria, un continente piegato, la fine di un ciclo, una nazione in perenne emergenza. Anni in cui alle categorie dei nostalgici e dei dogmatici, per riprendere l’ultimo editoriale del direttore Del Bue, si è aggiunta quella del ‘sono socialista, ma non iscritto al Psi’. Certo, solo un modo per ricordare le proprie radici dopo averle però tagliate. Memoria minuitur nisi eam exerceas. Nulla di nobile insomma. D’altronde non è semplice anteporre la banalità dellacoerenza alla semplicità del trasformismo.

La scorsa legislatura passerà probabilmente alla storia come una tra le più infruttuose sul terreno delle riforme. Del resto il 1983 è lontano. Questa è la stagione dell’ognuno per sé, della continua destrutturazione della rappresentanza politica e sociale. C’era da aspettarselo. Dopo un ventennio di epopea berlusconiana, di leaderismi, opportunismi e tentativi di riforma falliti sull’altare della frontale contrapposizione tra i pro e i contro il Cavaliere.

Nei giorni di sole e in quelli di tempesta noi non abbiamo però mai perso la meta. A Venezia siamo stati chiari. C’è una tradizione politica che ancora oggi non viene ereditata da nessuno. E’ la storia di Turati, di Matteotti, di Rosselli, di Saragat, di Nenni, di Brodolini e Giugni, di Codignola, di Fortuna. E’ la nostra storia, la radice del nostro presente di libertà e democrazia.

Ecco, per capirci: se la politica non è solo una sfida, ma è anche e soprattutto una storia, noi portiamo sulle nostre spalle un peso enorme, una storia non di sorrisi e pacche sulle spalle, ma di idee, di vicende noiose forse solo per chi la storia non ama studiarla. Che poi, diciamocela tutta, l’ironia era riformista, non massimalista.

Maria Cristina Pisani

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Commenti all'articolo
  1. Noto una dimenticanza, nel penultimo paragrafo: Per capirsi il nome di Bettino Craxi è stato volutamente lasciato nella tastiera, oppure è soltanto una dimenticanza?
    Avrei il piacere di avere una risposta.
    Per commentare l’articolo credo che ci sia due colpi al cuore al popolo socialista, e certamente io da craxiano gli rispondo: Prima cosa può essere anche vero che qualcuno è inciampato nel passato, ma qualcuno è stato travolto da un ciclone matematico che ha ridotto il partito elettoralmente ad una percentuale da prefisso telefonico.
    Inoltre ricorda la polemica che ha aperta il Direttore Del Bue fra nostalgici e dogmatici, lei aggiunge anche “sono socialista ma non iscritto al Psi” ma ci sarà un motivo se c’è un emorragia di iscritti, oppure crede davvero di avere ragione.
    Tuttavia non credo che l’attuale dirigenza sia molto coerente, per le scelte che ha fatto negli anni: Passando da alleanze che comprendono, il partito dei Verdi, alla rosa del Pugno, e anche recentemente siete passati con il famoso patto da Bersani allo scout Renzi in termini di due mesi e questa la chiama coerenza, oppure meglio chiamarlo trasformismo socialista riformista dell’anno 2014.. Le ricordo che passò un periodo che nel partito viaggiava sulla bocca di molti dirigenti la parola discontinuità, che fine ha fatto tale definizione?
    Io non sono iscritto perché sono schedato nella lista dei nostalgici, però debba sapere io da Craxiano ho la mia autonomia, la mia identità, la mia dignità politica e il mio orgoglio, credo che siamo in molti ad avere queste nobili banalità come le chiama lei, per la cronaca nel 1991 eravamo iscritti 674.057, alle elezioni politiche del 1992 avevamo 5.343.930 voti pari ad una percentuale 13,6% uguale a 92 Deputati e 49 Senatori, ha capito perché sono nostalgico.
    Per concludere ai personaggi che oggi sono nell’attuale dirigenza del partito, e hanno condiviso gli anni del Psi Craxiano gli debbo dire che essi non solo hanno vissuto sulla luna, come extraterrestri, ma avevano scambiato il Psi con il gioco dei monopoli. Sempre con affetto e gratitudine per rifare un forte Psi Giovanni Caciolli.

  2. Tra tutti i socialisti nominati dall’autrice dell’articolo si è dimenticata di nominare Sandro Pertini forse perché anche Lui era un “dogmatico” o un “nostalgico”.
    In un partito per prima cosa si deve rispettare lo statuto, che ci fa convivere tutti insieme, invece oggi secondo la prassi conta l’opinione chi non ripete “pedestremente” quello che pensa il segretario va deriso e non considerato. Bersani nell’ultima riunione del pd ha detto che nei suoi confronti si è usato il metodo Boffo: ha fatto confusione si è semplicemente applicato il metodo politico moderno chi non è d’accordo con il “capo padrone” va licenziato, ma non è l’azienda che ci insegna la democrazia da venti anni a questa parte. La scuola delle tre “i” ha fatto scuola o no?

  3. Non sono iscritto al PSI che ha avuto il coraggio di eleggere e mantenere quale Segretario un Nencini. Ma dal 1994 ad oggi nel mio Comune non è mai mancata la lista del PSI, chiunque fosse il suo segretario pro – tempore. Tornerò a tesserarmi quando il Partito Socialista Italiano tornerà ad esercitare un minimo di autonomia politica. Ma in Puglia non è escluso che si debba costruire un movimento dei socialisti pugliesi alternativo al PSI regionale, ormai inesistente, o asservito ad un altro soggetto di politica malata come Michele Emiliano.

  4. Tutti ex nessuno iscritto, tutti con motivazioni di onnipotenza numerica nostalgica, come eravamo belli potenti contavamo ma oggi a che serve se non siamo come eravamo, meglio sproloquiare sul giornale on line, cavillando sulle omissioni, per evidenziare la conoscenza dell’organigramma del partito quando loro contavano. Tutti senza pudore novelli ponzio pilato, per chi è socialista veramente le battaglie pro o contro si fanno dentro il partito, e non usando la vetrina offerta dal partito, lavandosi le mani dalle responsabilità delle decisioni.

  5. Anch’io come altri compagni ho colto chiaramente le omissioni del portavoce del Segretario del Partito. Che è’ libera di scegliersi i padri nobili che desidera, e noialtri che siamo legati a Pertini, Lombardi, Mancini e Ovviamente Craxi obbligati a sottolineare queste omissioni volute.

  6. Sinceramente lo trovo spocchioso, lacunoso, ingeneroso, di parte. Condotto con stile cattedratico.
    Comunque perfettamente consono allo stile “one man show” dell’ultimo periodo.
    Niente cuore, niente passione. Solo le 4 cose giuste da spiegare a noi mortali e le 4 cose sbagliate di cui dobbiamo pentirci o purificarci.

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