domenica, 23 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Renzi e i Sindacati.
Attenti a strappare la corda
Pubblicato il 25-09-2014


Chiaramente coloro che all’interno del PD sono ormai schierati per lo scontro totale con il sindacato hanno in animo di creare un clima che impedisca alla gente di capirci qualcosa. Molti di loro, rinnovatori senza rinnovamento stanno realizzando il loro obiettivo. La prima tappa prevedeva infatti di mettere il sindacato sempre e comunque sul banco degli imputati.

Chi vuole una dimostrazione di tutto questo prenda le dichiarazioni di Renzi, della Madia o della onnipresente Debora Serracchiani. Dichiarazioni che non ammettono dubbi sulla linea scelta dal governo che prima ha tentato la carta dei sindacalisti buoni e moderni indicando in Maurizio Landini il prototipo di chi si oppone al vecchiume sindacale.

Manovra durata l’arco di un mattino di fronte ad attacchi che hanno comunque costretto il sindacato a ricompattarsi. In quei giorni, gli strali di Renzi si sono rivolti contro le forze dell’ordine che pur “non avendo titolo” a proclamare eventuali scioperi hanno annunciato che sarebbero scesi in piazza. Quello che è successo dopo è davvero singolare. La Madia che gridava che non c’era un euro a disposizione per i poliziotti, Renzi che contestava di fatto il diritto di sciopero degli stessi e annunciava ”li incontrerò, ma sia chiaro che non mollo di un centimetro.” I componenti della segreteria che ci hanno spiegato in tutte le salse che possiamo solo prendere atto e stare zitti visto che Renzi è stato eletto con le primarie e che alle elezioni europee ha ottenuto una investitura che non ammette dubbi di sorta …
Il problema al quale non hanno risposto coloro che avevano fatto muro per dimostrare che ormai le decisioni erano prese e guai a chi le metteva in discussione è come sia stato invece possibile che nel corso di una nottata, i poliziotti cattivi siano diventati seri e ragionevoli e che si siano improvvisamente trovate le risorse necessarie per concludere un buon accordo.

Sarà bene chiedere al governo se il “sì” ai poliziotti apra la strada anche ai lavoratori degli altri settori della sicurezza come dovrebbe apparire normale o se invece si è trattato di una scelta del tutto estemporanea e non estendibile ad altri, e quindi frutto di un evidente “vivere alla giornata”. Personalmente considero l’accordo fatto con i sindacati di polizia un risultato positivo che rende merito a Renzi e a coloro che in modo così improvviso e quasi silenzioso hanno cambiato parere rispetto agli annunci tracotanti di cinque giorni prima.

Non vorrei che si cercasse ora di nascondere che quello sottoscritto con i poliziotti rimane comunque un accordo realizzato con i sindacati dei lavoratori. Sindacati aderenti in buona parte a CIGL, CISL, UIL, quelli che, come è noto, il governo rifiuta di fatto di incontrare assumendo nei loro confronti un atteggiamento chiaramente discriminatorio.

Quella del governo è una logica che sta producendo risultati catastrofici, se è vero che non esiste male italico del quale si possa ormai discutere senza che subito non venga chiamata in causa la responsabilità del sindacato. È scontato che il sindacato abbia le sue colpe, spesso anche gravi, ma dovrebbe essere altrettanto scontato che non è possibile falsificare la storia del nostro Paese a tal punto da indicare il sindacato come responsabile di ogni male.

Già il presidente Squinzi è riuscito nell’impresa di depistare l’attenzione dalle proprie responsabilità e scaricare tutto sul sindacato e sul maledetto articolo 18. Gli industriali, poverini, sono del tutto esenti dalle colpe per il fatto che l’Italia è in crisi, che gli investimenti ristagnano e sarebbe un peccato veniale da rimproverare forse anche esso alla Camusso, a Bonanni Angeletti, la scelta di trasferire produzioni all’estero solo per fini speculativi o valanghe di soldi nei paradisi fiscali sottraendoli agli investimenti. Al pari di Squinzi, si stanno chiamando fuori economisti, burocrati, imprenditori e politici che hanno portato, loro sì, l’Italia sull’orlo del disastro.

Il sindacato c’era e ha denunciato ripetutamente il deterioramento di una situazione economica e sociale che ci stava portando appunto sulla strada del disastro. Sicuramente può anche essere criticato per non avere dato maggiore forza e incisività alla propria azione. È però ingeneroso, come rimproverato da Matteo Orfini, affermare che i sindacalisti erano girati dall’altra parte proprio quando guarda caso, lui e tanti altri erano in prima fila nel sostenere la mobilitazione sindacale.

Sono convinto che a CIGL, CISL e UIL sia lecito chiedere conto anche dei propri errori e anche delle colpe. Quello che Renzi non può fare è invece di assumere il sindacato come responsabile di ogni male. Girare il mondo a dipingere i sindacalisti come gufi maledetti che non hanno niente da mettere in campo se non la loro vecchiezza e la loro pretesa di impedire qualsiasi cambiamento è fuori da ogni logica.

La fune dei rapporti tra governo e sindacati è ormai tesa fino all’inverosimile. Insistere ancora con le provocazioni di ogni giorno può portare solo nuovi guai. Credo che all’interno del PD, indipendentemente dalle posizioni assunte in passato, occorra tapparsi le orecchie per non dare peso alle affermazioni provocatorie che anche componenti non secondarie del gruppo dirigente ripetono ampliando spesso non solo le posizioni di Pietro Ichino, ma anche quelle di Sacconi, Alfano e altri che pensano allo scalpo dell’articolo 18 da esibire nella prossima campagna elettorale.

Sarà bene capire che è venuto il momento di riscoprire il valore della correttezza nei rapporti tra le parti sociali che dovrebbe preludere poi ad una rivalutazione del rapporto stesso nell’affrontare temi cruciali come lo è quello del lavoro.

Essere rottamatori senza disporre di una visibile strategia di come rottamare per rinnovare è certamente pericoloso.

Passare al gradino successivo cioè quello degli sfasciacarrozze è assolutamente inaccettabile anche per chi ritiene che aver vinto le primarie e aver conquistato un successo elettorale superiore a ogni più rosea previsione, gli dia il diritto di insultare, appena apre bocca, chi non la pensa come lui. Nessuno ha però il diritto definirmi gufo sia quando denuncio la mancanza di soldi per i poliziotti sia quando, valutando positivamente la marcia indietro clamorosa del governo, domando com’è stato possibile trovare le risorse necessarie.

Silvano Miniati
Network sinistra riformista

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Commenti all'articolo
  1. Condivido l’intervento equilibrato di Miniati. Credo però che il disegno renziano sia ormai abbastanza evidente. Costruire un rapporto diretto con l’opinione pubblica, destrutturare e, se possibile, eliminare i corpi intermedi, sindacati compresi. E’ una idea di democrazia populista autoritaria che viene condotta secondo un metodo esplorativo. Si prova a sbeffeggiare chi non è d’accordo, si valutano le risposte e la capacità di contrasto, poi si cede con disinvoltura se si capisce che non conviene andare fino in fondo nella prova di forza e si fa affidamento sulla scarsa memoria degli italiani che ricorderanno la fermezza iniziale.

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