lunedì, 21 maggio 2018
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Opinioni e commenti
 

Renzi e il modello tedesco
Pubblicato il 02-09-2014


Dunque per Renzi il modello del cosiddetto mercato del lavoro è quello tedesco. Ha ragione il nostro. Se prendiamo i risultati del piano 2010 del socialdemocratico Schroeder, con la disoccupazione che in Germania è passata dal 10,5 del 2003 a all’attuale 4,9 per cento, non si può che convenire. Anche noi dell’Avanti abbiamo a più riprese rilanciato quel piano, conoscendo bene in partenza non solo i buoni risultati ottenuti, certamente non solo grazie a quel piano, ma anche le immancabili resistenze che avrebbe suscitato. Renzi ne parla come una cosa logica e anche ovvia. Non vorrei che peccasse di facile ottimismo, come gli è capitato altre volte.

Il progetto che prese il nome di piano Hartz, perché fu proprio il direttore del personale della Volkswageen a scriverlo su mandato del governo federale (pensate se in Italia Renzi desse il compito al capo del personale della Fiat…), parte dal presupposto di incentivare il lavoro con nuove e più flessibili categorie, assegna un ruolo attivo all’Agenzia federale del lavoro con una formazione al lavoro continua ed efficace, predispone un assegno di sussistenza per i disoccupati, unifica il lavoro interinale a quello a tempo indeterminato con identico orario, retribuzione e ferie. In un secondo momento introdusse la figura del dipendente marginale con bassi guadagni ma anche basso orario di lavoro, elevò il contributo all’assicurazione sanitaria dal 10 all’11 per cento della retribuzione lorda e l’obbligo del datore di lavoro di pagare il 2 per cento di tassa forfettaria sulla retribuzione lorda. Poi vi fu un ulteriore intervento con un’unificazione dei contributi assistenziali verso il basso ai disoccupati di lungo periodo ai quali si mantenne il contributo per l’abitazione e l’assistenza sanitaria, si introdusse l’obbligo dei disoccupati di accettare la prima proposta di lavoro pena la perdita di ogni sussidio, si completò il passaggio di competenze sull’intermediazione dei disoccupati dalle diverse autorità locali all’Agenzia federale.

Vedo tre enormi difficoltà. La prima riguarda l’ulteriore segmentazione dei contratti di lavoro. Già il sindacato, soprattutto la Cgil, ha contestato il decreto Poletti, figuriamoci l’introduzione della figura del lavoratore marginale. La seconda riguarda, e qui vedo lo scoglio più duro per i conservatori del sindacato, la nazionalizzazione e pubblicizzazione della formazione lavoro. Immagino le reazioni e le grida manzoniane. La terza sull’articolo 18 che in Germania non esiste e che qualora si unificassero i lavoratori attraverso una sorta di contratto unico sparirebbe nella forma odierna. Noi che siamo coi socialisti e socialdemocratici europei, e non coi conservatori dell’ideologia del lavoro che non c’è, spezziamo una lancia in favore di Renzi. Se un moderno mercato del lavoro deve esistere in Europa che lo si introduca anche in Italia, ma all’orizzonte molte nubi si addensano e all’opposizione del salotti romani della quale abbiamo parlato ieri si abbinerà quella dei professionisti del sindacato stile anni settanta. Sensibile alla difesa di tutti i diritti tranne quello essenziale e garantito dall’articolo uno della Costituzione, cioè il diritto al lavoro. Basterà l’amico Landini a fugare i dubbi suoi e dei suoi amici?

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Commenti all'articolo
  1. Direttore, bisognava fare una campagna piu’ forte su questo tema, eppure era stato sollevato da tempo.
    In piu’ Blair e Schroeder sono figli di Craxi, insomma, chi piu’ di noi?
    Inoltre alle riforme “liberalizzatrici” necessarie bisogna accompagnare l’introduzione della Mitbestimmung, cosi i sindacati non possono contestare. La Mitbestimmunge è parte integrante del modello tedesco.

    http://www.mondoperaio.net/archivio-pdf/2010/007%20luglio%20e%20agosto/005saggi_dibattiti.pdf

  2. Quando Craxi tagliò i punti di Scala mobile ne uscì un finimondo. Poi addirittura un referendum voluto dal Pci e dalla maggioranza della CGIL. Eppure allora non c’erano i vincoli, l’Europa e il debito in rapporto al Pil era all’80 per cento (oggi è al 133). Non c’era soprattutto l’emergenza occupazione. Io non so se il progetto Schroeder sia giusto importarlo da noi, so che ha prodotto risultati e che Schroeder era un socialista, non un conservatore.

  3. Perché non fare che il collocamento sia europeo non vedo perché non mi possano dare informazioni sui lavori da fisico in Germania in Francia standomene comodamente in Italia è chiedere troppo?

  4. Attenzione compagne/gni a copiare i modelli altrui.
    Se in Germania non c’è l’art. 18 è perchè probabilmente non vi è stata la necessità, ma non è che i sindacati tedeschi non siano meno pronti nel tutelare i lavoratori di noi.
    La Germania stà segnando anche lei il passo , rischiamo di copiare un modello quando ormai ha perso la sua forza propulsiva, come quando in Italia si inneggiava all Thatcher, quando ormai oa sua politica aveva fatto il suo tempo, iden quando si invoca Blair., invece che Gordon Brown
    Rendere il lavoro più precario peggio pagato non aiuta la lotta alla disoccupazione, se qualcosa di questo genere può, per un breve tempo , essere accettato è se contemporaneamente si aprono nuove prospettive di sviluppo , se si attua un programma di sviluppo dell’industria nanifatturiera, si conquistano spazi nelle nuove tecnologie, se si riconquista quote di turismo specialmente culturale.
    L’incidere ancora una volta sul fattore lavoro, si chiedono sacrifici ai soliti noti , senza risolvere nulla..
    Il costo del lavoro su un qualunque prodotto incide la massimo per un 28% sul costo totale, incire tutto o solo su questo fattore di costo non si vince la concorrenza, la produttività non si migliora agendo sul lavoro o sull’accorciare la pausa caffè come Marchionne pretendeva ,ma facendo investimenti.
    La struttura del nostro costo del lavoro è caratterizzata dalla grande differenza tra il netto percepito dallo stipendiato e il costo totale per il datore di lavoro , questa situazione faceva si che il costo del lavoro in Italia era più caro che nei paesi nostri concorrenti e il lavoratore percepiva di meno, ora il nostro lavoratore prende sempre molto meno come netto rispetto al costo totale, ma il costo tale di un dipendente in Italia è diventato inferiore a quello dei nostri più vicini concorrenti ,la grande riforma da fare è la struttura del salario, non possono più gravare sul lavoro l’assistenza e altri costi collaterali che devono passare alla fiscalità generale, il risparmio nelle tasche , come netto del lavoratore , perchè ,il nostro lavoro ora costa meno che in Francia , Germania , Olanda , Inghilterra , non è più il costo del lavoro il nostro ostacolo ,ma l’arretratezza del sistema Italia nel suo complesso rispetto ai nostri concorrenti.
    Dobbiamo agire sul sistema Italia nel suo complesso, solo così si potra chiedere la fattore lavoro di fare ancora una volta un ulteriore sacrificio in termini di garanzie e di salario.
    Senza un disegno generale non si sono ne 100 ne 1.000 ne 10.000 giorni che tengono.
    Per fare questo e bene probabilmente non servono i giovin figliuole/li non un parlamento che è stato eletto con una legge incostituzionale e in particolare un governo di annunci e che è ieri arrivato all’annuncio degli annunci, che pretende di governare con una maggioranza e riformare la struttura stessa dello stato con un’altra maggioranza.
    In un altro commento, dicevgo che sospendevo il giudizio fino alla sera , ora la sera è passata e il mio giudizio è che forse si mangerà il panettone ma non credo che si mangerà la colomba.
    Il partito è meglio che si sfili da questo governo , prenda le distanze come lo fanno quelli stessi del PD, prepariamici , invece seriamente e con scrupolo di fare un nostro progetto di governo alternativo per trasformare il sistema Italia , rendendolo all’altezza dei tempi come facemmo quando avviammo , aimè molti anni fà il centro sinistra .
    Apriamo un nuovo percorso politico compagne/gni e dobbiano esserne certi l’Italia migliore , qualle che non si arrende all’arretratezza, al rancia o Spagna purchè se magna, sarà con noi.
    Maurizio Molinari
    consigliere nazionale off.molinari@libero.it

  5. Vedi dove non la pesiamo alla stesso modo? Non sulla riforma elettorale dove ho sparato fuoco e fiamme. O su quella del Senato dove avrei insistito per l’eleggibilità. Ma su questi punti. Io la penso come Biagi, Ichino e prima ancora Martelli e De Michelis e dopo Blair e Schroeder, tu come Bertinotti. Ciao amico mio…

    • No, come Bertinotti NO. Sono di scuola autonomista . Prima della fallita unificazione con il Psdi (196671970 ) anche se giovincello io era PSDI .non dello Psiup.
      Comunque , per non voglio rifare un’altra filippica , ne discuteremo ancora .
      Salutoni M.M.
      P.S parlo del 1966 ma non sono una cariatide, sono un 27/enne con 40 anni di esperienza.

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