mercoledì, 23 maggio 2018
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Opinioni e commenti
 

Renzi si gioca tutto
Pubblicato il 25-09-2014


Dopo le coccole in Usa, e i messaggi solidali di Clinton, Renzi dispone di poche settimane per approvare provvedimenti di assoluto rilievo: la riforma della giustizia, che dovrebbe essere un po’ più incisiva e risolutiva (ai nostri parlamentari il compito di emendamenti su separazione delle carriere e doppio Csm), il Jobs act su cui è esplosa la polemica nel suo partito, la legge elettorale, sospesa per mancanza di condivisione, la legge di stabilità attorno alla quale deve pur muoversi qualcosa sul ve rsante del fisco e della spesa. Poche settimane per giocarsi il futuro, con tutto l’appoggio possibile del presidente della Repubblica e di tutti gli italiani che all’Italia guardano con preoccupazione e con speranza.

Non chiamerei gufi e rosiconi gli oppositori, a partire dall’ex direttore e padrone di Repubblica Scalfari e del Corriere, almeno dopo l’editoriale di Ferruccio De Bortoli. Sostengono tesi tutt’altro che peregrine, soprattutto relative ai limiti di esperienza ed alla qualità della compagine di governo che anche noi, da subito, avevamo sottolineato e soprattutto sulla differenza tra propositi e realizzazioni, che é ancora cospicua, anche per il farraginoso processo legislativo italiano. Adesso però, ha ragione Antonio Polito quest’oggi: “Hic rodus hic salta”. Non si può più ritardare, temporeggiare, diversificare l’impegno. L’impegno è sul versante economico-sociale. L’imperativo è intervenire subito.

Anche la giustizia e la riforma della pubblica amministrazione giocano un ruolo rilevante sul versante economico, ma indubbiamente la riforma del mercato del lavoro è quella che ha suscitato più attenzione e tensione e dunque merita la massima urgenza. Spero che Renzi abbia bene in testa le proposte che ancora non si definiscono nel dettaglio e che la direzione del suo partito gli affidi un mandato chiaro. Troppo volte abbiamo assistito in passato ad annunci, vedasi quello del governo D’Alema, e a clamorose retromarce. Ma anche se la direzione del suo partito gli darà carta bianca, sia pure a maggioranza, restano i tempi, contemplati da una delega che deve essergli affidata da entrambi i rami del Parlamento. Decida per decreto, come Craxi fece nel febbraio del 1984 a proposito della scala mobile, se i tempi sono troppo lunghi.

L’importante sarebbe capire su cosa. Sergio Chiamparino propone, a proposito della vexata quaestio dell’articolo 18, e riprendendo una proposta di Cuperlo, di lasciare il reintegro solo per i licenziamenti discriminatori (perché sei gay, di altra religione, iscritto a un partito o a un sindacato). A me sembra una posizione equilibrata. Naturalmente se corredata dagli amortizzatori anche per i dipendenti delle aziende sotto i 15 dipendenti e mettendo mano alla giungla dei contratti a termine. Renzi dovrebbe accettare questa posizione in cambio del pieno sostegno al contratto unico a tutele crescenti, che a me pare ottimo perché unisce il mondo del lavoro. Quello che non capisco allora è tutta questa guerra, queste minacce di sciopero generale, questi insulti. Questi veti preventivi solo per aver parlato di un articolo con un numero sono simili ai veti di quando si parla (senza neppure chiarire perché) della Costituzione. Saltano fuori grida manzoniane e chiesastici dinieghi. È veramente strana l’Italia, sosteneva uno scienziato italiano che lavora al Columbia University. Siamo i migliori nell’accapigliarci sul nulla.

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Commenti all'articolo
  1. Da uno come Renzi, che ci ripropone il Porcellum al quadrato, distrugge la scuola pubblica e continua a tartassare le classi sociali meno abbienti, ci si può aspettare di tutto. Quindi si fa benissimo a diffidare di lui e del suo governo e a tenere gli occhi aperti sull’articolo 18. Sono in gioco i diritti basilari dei lavoratori, altro che riforma per decreto!

  2. Io non ha mai visto nessun reintegro di nessuno in una azienda in cui i collaboratori sono in simbiosi ,in empatia ,nonché in sinergia con l’impresa in termini di efficienza,efficacia e merito.In pratica tirano tutti nella stessa direzione.Un imprenditore a fronte ad uno stato di fatto ideale non si sognerebbe mai è poi mai di licenziare nessuno.Un prestatore di manodopera capace di svolgere il suo mestiere e di migliorarsi professionalmente alla luce della firma del lavoro non deve temere nessuna rottura del rapporto di lavoro come spesso succede per i furbi ,fannulloni e rovina aziende .I sindacato con questa gentaglia non va da nessuna parte.Con i falliti nella vita professionale le aziende non sanno cosa farsene. Il sindacato questo tipo di tessere meglio perderle che trovarle

  3. Una domanda che vorrei rivolgere a chi sostiene la riforma del diritto del lavoro proposta da Renzi. Davvero pensate che sia corretto riformare, ancora una volta, lo Statuto dei lavoratori, senza una politica industriale che stabilisca i settori prioritari su cui il Governo nei prossimi anni investirà le poche o molte risorse di cui dispone? Senza un intervento straordinario a favore della ricerca che favorisca la produzione di beni ad alto contenuto tecnologico? Se si agisce prevalentemente sul versante delle normative del lavoro rendendole sempre più flessibili immaginando in tal modo di incoraggiare le imprese ad assumere, cosa peraltro già fatta (l’indice ELP-Enployment Protection Legislation dell’OCSE riconosce già dal 2008 che l’Italia è tra le economie europee con l’indice minore ovvero con una bassa rigidità del mercato del lavoro) con scarsi risultati, si rischia di favorire la scelta della compressione dei costi precarizzando il lavoro per competere in termini di prezzo anziché con la scelta di produzioni a più elevato contenuto tecnologico. Infine gli IDE sono scarsi in Italia per altri motivi. E sono prevalentemente le così dette diseconomie esterne ovvero: l’eccessiva ed onerosa burocrazia; le insufficienti infrastrutture ferroviarie, stradali portuali etc; la gravissima condizione della giustizia civile; la inadeguata condizione del servizi; l’eccessiva pressione fiscale; i costi dell’energia e la irrisolta questione, in alcune aree in particolare, della presenza malavitosa.

  4. La butto là: ma se gli ex comunisti lasciassero Renzi e se per far passare le sue riforme Renzi avesse bisogno di Forza Italia, si andrebbe poi ad un’alleanza Renzi-Berlusconi anche formale in Parlamento? E Berlusconi continuerebbe a dare la suo prezioso appoggio a Renzi o lo metterebbe ai margini, potendo egli recuperare la sua agibilità politica?

  5. Occhio, direttore, rischiamo di tenerci il precariato e di perdere le tutele previste dall’art.18. per le aziende sopra i 15 dipendenti. Chi ci assicura che il contratto a tutele crescenti se non prevede delle penali sostanziose ed obblighi ben definiti non venga utilizzato dalle aziende per un ricambio continuo di manodopera ? Cerchiamo di non fare un lavoro a somma negativa, per intenderci, se per uniformare tutto il mondo del lavoro dobbiamo togliere qualcosa ad una sua parte che alla fine ci sia un reale
    passo in avanti avanti nella media generale dei lavoratori. Per questo ritengo che occorre trovare la soluzione più ponderata e mediata possibile, senza fretta, l’Europa può aspettare, e niente decreti.

  6. Riguardo alle “clamorose retromarce” di cui parla il Direttore riferendosi al passato, ho letto qualche giorno fa su un quotidiano, al momento non ricordo quale, che i dissidenti del PD avrebbero affermato di dover bere l’amaro calice, per il bene più generale. Questo sarebbe grossomodo il senso delle loro parole, da quanto rammento, anche se non so se sia la posizione di tutta la “minoranza” interna o di una parte soltanto..

    Posso naturalmente sbagliarmi, ma a me pare che anche qui tiri aria di retromarcia, e in questo modo, ossia “vorrei dissociarmi ma non posso”, verrebbe anche tranquillizzata quella parte dell’elettorato PD che non condivide il passo del Primo Ministro sull’art. 18 e altro, e pertanto, se la mia impressione non è del tutto infondata, andrà a finire o a ridursi “tutta questa guerra” che il Direttore comprensibilmente non capisce.

    Sempre in merito all’art. 18 non posso poi condividere la proposta di lasciare il reintegro solo per i licenziamenti discriminatori, vedi il caso di chi appartiene ad altra religione. Se non ho inteso male, questo significherebbe che chi si dichiara cattolico e cristiano non può usufruire del reintegro, mentre chi professa un’altra Religione invece sì. Mi sembrerebbe un gran controsenso, sempreché abbia interpretato bene il concetto, e una inaccettabile abdicazione alla nostra storia, e alla nostra identità .

    Paolo B. 26.09.2014

  7. E’ un po di tempo che sostengo, che nei due futuri mesi, Renzi si giocherà tutto.
    Per invertire rotta, non bastano le riforme in cantiere, la loro approvazione è aldilà da venire.
    Il nodo da sciogliere è la situazione economica e se l’Europa non acconsente allo sfioramento del tre per cento per avviare un piano di investimenti in opere infrastrutturali e creare subito posti di lavoro , ci sarà il tracollo .
    Spero che Renzi abbia il coraggio e la forza di sfidare l’Europa, nel caso contrario sarà la sua fine.

  8. Mi pare che i suo editoriale sveli maggior equilibrio, condivido ma con precisazioni: a) il reintegro va certamente mantenuto in casi di discriminazione e insussistenza del fatto addotto in quanto fatto giuridico, come stabilito dall ‘ordinanza del tribunale di Bolgna della fine 2012; b) l’indennità va maggiorata ed integrata con penali collettive ; c) bisogna affidare alla contartatzione collettiva la determinazione delle causali tipiche e la durata massima del c. a t. determinato, prevedendo un anno massimo di tempo per vaglaire, con apposito contratto di primo inserimento si al prova e farla seguire , oltre i sei mesi, da una formazione colleagta a controlli bilaterali o sattali, sulla base criteri MIUR, di concerto con MLPS; eliminare la certificazione; potenziare le Camere di Conciliazione attraverso un T.U. dell’arbitrato del lavoro, valorizzando l’irrituale; in definitiva , garantire una piena attuazione pattizia e collettiva della previsione ex. art. 39 Cost. Non mi sembra che si possa mercanteggiare, come sostiene Chiamparino, le cui valutazioni sono comprensibili, ma contrarie allo spirito della ns Costituzione , per far sopravvivere atutti i costi gli equilibri interni del PD. Grazie della sua analisi.

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