mercoledì, 22 agosto 2018
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Renzilandia
Pubblicato il 30-09-2014


Ho ascoltato il dibattito alla direzione del Pd. Poi qualche salotto televisivo. Mi sono fatto un’idea. E cioè che ciò che unisce i dem sia l’impossibilità di vivere divisi. L’argomento di fondo non era l’articolo 18, ma la questione Renzi. Il linguaggio, i toni, le espressioni di Bersani e D’Alema non sono da scissione. Ma da guerra civile. Da “mors tua vita mea”. Eppure non si divideranno perché divisi sono nulla. Bersani, D’Alema e qualche residuo compagno, una doppia squadra di calcio, ventidue soli, rappresentano poco più di un’inezia a Renzilandia. Per di più divisa in due. Perché lo scouting sul campo avverso ha prodotto più frutti di quelli berlusconiani al Senato. Sul merito della riforma del lavoro Bersani e D’Alema non hanno ragione. Alzare steccati e gridare allo scandalo rispetto all’annuncio di una legge che prevede la riconferma dell’articolo 18 per le discriminazioni e i provvedimenti disciplinari, un contratto unico a tutele crescenti, due miliardi per gli ammortizzatori sociali per tutti, anche per i dipendenti delle aziende con meno di 15 addetti, addirittura un reddito minimo, mi pare assurdo. Però…

Però restano due obiezioni giustificate. La prima è una perplessità rispetto alle risorse. Certo personalmente ho sempre pensato che il modello Ichino, di stampo danese, sia il più equo e opportuno anche per l’Italia. La difesa cioè del lavoratore, non tanto di un posto di lavoro, è il migliore statuto dei lavoratori del Duemila. Ma quanto costa? È l’Italia in condizione di garantire la copertura del novanta per cento del salario di un lavoratore licenziato per un anno, poi dell’ottanta e infine del settanta, ha una formazione adeguata per reinserirlo nel mercato del lavoro, in una situazione in cui le aziende non assumono perché non lavorano? E sul piano Renzi, ci sono davvero i due miliardi per gli ammortizzatori e bastano per il risultato? Queste domande non sono affatto peregrine. Ma come dice Angeletti rivolgendosi alla Camusso, prima di esprimere un diniego aspettiamo di sapere cosa si propone concretamente.

La seconda obiezione è sul modo di intendere la politica. Renzilandia ha rotto tutti gli schemi. Ha una visione calcistica dei rapporti di forza. Questi commenti del capo più volte ricorrenti: due a zero e palla al centro, voglio far gol sotto la curva ospite, li abbiamo battuti, anzi sgominati. Le sue frasi sono sempre un inno alla vittoria, con disprezzo per gli sconfitti. Per lui avere contro D’Alema e Bersani è il suo migliore spot. “Li abbiamo spianati”, ha confidato ieri sera. Come se fosse un bombardamento. Neppure il pluridecisionista Craxi ha mai parlato così. Caro Bersani, inutile ricordare il metodo Boffo, questo è il metodo Renzi. Quello che ha portato il Pd dal 25 al 40 per cento, risucchiando voti al centro e a destra. Cosa che non era riuscita né a D’Alema né a Bersani, troppo ex comunisti entrambi. Non c’è niente da fare. Rassegnatevi e consegnatevi a Pina Picierno, cari vecchi leader, siete prigionieri. Non siete nel Pd, ma a Renzilandia, un parco speranze per un’Italia disperata.

Angela Merkel bce Berlusconi bersani CGIL crisi Donald Trump elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISTAT italia lavoro Lega legge elettorale Luigi di Maio M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Matteo Salvini Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia senato Silvio Berlusconi UE UIL Unione europea USA



Commenti all'articolo
  1. Lucida visione della realtà. Ma in politica si possono anche dare giudizi, non si può stare soltanto ad osservare.
    Ero ancora alle elementari quando mi fu insegnato che il “Vae victis” del 390 a. C. era una “barbarie”. Può essere oggi un comportamento politicamente condivisibile?

  2. Giusto, direttore: è il metodo Renzi. E a parte l’innata antipatia che ha il pres. del consiglio, se il tutto serve per il bene dell’Italia, bene così; ma io ci credo poco, al momento, anche sulla base delle cose da lei elencate e la mancanza di rispetto del nostro verso gli altri, comunque, non è di buon auspicio. Saluti socialisti!

  3. Direttore tutto vero, vae victis tocca a tutti, a noi tocco nel 93. Come ha giustamente ricordato tempo fa il consiglio è di non muoversi, si rischia di fare il gioco dell’avversario:-)

    Modello Scandinavo ma anche tedesco svizzero lussemburghese è ottimo, pero’ ci vogliono due cose:

    soldi ed organizzazione. E l’Italia scarseggia in entrambre le cose. Chiacchere si, quelle ne abbiamo tante.

  4. Ho seguito tutto il dibattito in casa P.d.
    Il ragazzo, avrà certamente un po esagerato per come si è confrontato con i vecchi padroni del partito. Li ha in un certo qual modo umiliati. D’ Alema con il suo sarcasmo oltre che apparire debole nella sua difensiva si è scavato la fossa da solo.
    Povero Bersani, sembrava volesse implorare Renzi, finche non gli facesse troppo male. OK? che misera fine lo aspetta!
    Detto questo di chiacchiere ne abbiamo sentite a sufficienza, molte condivisibili, I fatti dove stanno?
    Se l’Europa non allenterà i cordoni, gli investimenti non inizieranno, la Spending review non prenderà corpo, i soldi non ci saranno per la flexsecurity, non ci sarà sviluppo e non diminuirà la pressione fiscale. Si parla già di aumenti autunnali sull’energia; qualcosa esploderà da qui alla fine dell’anno.
    Io in questo momento, sono dalla parte del ragazzo. Se riuscirà a far pulizia, senza andare in braccio a poteri contrari a quelli forti, che comunque saranno altrettanto forti, ben venga, una nuova era inizierà, i risultati si vedranno nel prossimo futuro.

  5. La sinistra in questo paese non c’è più. Cosa speravano i comunisti-berlingueriani che una volta distrutto il PSI loro avrebbero governato per i successivi cinquant’anni. Perché questo non è avvenuto? Perché i comunisti hanno evidenziato tutta la loro incultura, tutta la loro incompetenza, tutta la loro presunzione. Il nostro piccolo partito che fa? Semplice il nostro partito manca di coraggio e allora si rifuggia sotto l’ombrello del “capo-padrone” Renzi dimenticando tutto: la sua storia, tutto quello fatto in favore dei più deboli nella speranza che Renzi, dal momento che è passato con il PSE, faccia quelle riforme che servono al paese e ai cittadini italiani. Non dobbiamo preoccuparci le riforme le farà, ma saranno quelle dettate dalla confindustria anzi da quella parte di confindustria seguace di Berlusconi e di fi. Questo è il “riformismo” tanto decantato a Massa Carrara tanto che il vocabolo Socialista era scomparso. Attenzione che l’idea Socialista risorgerà sotto forme economiche e sociali!

  6. Ho assistito anch’io al dibattito alla Direzione PD ed era già scontato che a Renzi non interessava trovare una mediazione, perchè puntava a dimostrare che “non accettava compromessi”. I problemi sono i lavoratori, che non possono accettare l’assunto di Renzi: “l’imprenditore deve essere libero di licenziarti, ma ci pensa lo Stato a sostenerti e ritrovare un lavoro” (?), unitamente allo spot che l’art.18 ha 44 anni, mentre è stato modificato 2 anni fa per renderlo simile alla Germania. Le sue parole non erano rivolte alla Direzione, ma ai cittadini come fanno tutti i populisti, che si credono unti dal Signore. La Politica è discussone e capacità di sintesi, che lui fa solo con l’avallo di Berlusconi e Verdini. I poveri e i disoccupati non li vede, perchè cerca altri consensi provenienti da Destra. Sono d’accordo con De Bortoli non mi convince perchè solo 4 mesi fa ha previsto una crescita del 2014 dell’0,8% e avremo un meno 0,4%. Ha detto che entro il 31/7 e poi ha scommesso con Vespa entro il 21/9 che avrebbe “pagato tutti i debiti pregressi” ed oggi, siccome erano stato stanziati vuole accreditarsi come “impegno rispettato”. A parte che i soldi li avevano stanziati parte Monti e parte Letta, ma veramente crede di poter prendere ingiro la gente. Io non ci sto prima di tutto da Socialista.

  7. Caro Mauro,
    domenica sono andato a votare alle primarie del PD per la designazione del candidato Governatore dell’Emilia Romagna. Ho votato per il laico Balzani, lo storico mazziniano, ben sapendo che non avrebbe prevalso. L’ho fatto per marcare la presenza di un’area culturale distante da Benigno Zaccagnini e da Tina Anselmi alla cui scuola ha studiato Matteo Renzi. Quel Renzi che ammiro, per merito del quale ho ritrovato la mia casa socialista, contagiato dal suo coraggio e dalla sua determinazione contro la disperazione a cui ci hanno consegnato gli alunni di Enrico Berlinguer. Al gazebo c’erano i dirigenti comunisti che, conoscendo il mio passato craxiano e le mie simpatie berlusconiane, hanno intonato il vecchio ritornello su Berlusconi causa di tutti i mali. Dicevano Berlusconi per dire Bettino Craxi. Qualcuno ha anche detto che, se avesse vinto Balzani, sarebbe stata una tragedia per il Partito Democratico. Il gazebo era deserto. La folla di elettori delle primarie nazionali questa volta era rimasta a casa forse per rimarcare l’inutilità delle regioni, anzi per sottolineare il danno e gli sprechi assieme alle laute prebende intascate dai mediocri deputati regionali. Così nella Romagna rossa plebiscitaria, che prima era stata fascista plebiscitaria, che nel primo dopoguerra aveva dato alcuni grattacapi a Palmiro Togliatti per le teste calde e non pochi delinquenti reduci delle formazioni partigiane. Togliatti, il pragmatico compagno Ercoli che, mentre ubbidiva a Stalin, lavorava per far uscire l’Italia dalla guerra civile! E ci riusciva alla faccia dei comunisti italiani e dell’Emilia Romagna. Togliatti, che cedette all’amore della bella Nilde, per i comunisti nostrani scandalosa concubina, che mugugnavano scandalizzati ma non avevano il coraggio, per conformismo e per vigliaccheria, di contestare il capo apertamente. Renzi, quando dice di ispirarsi a Berlinguer e non a Craxi, mi ricorda Togliatti che diceva di ispirarsi a Gramsci e non Turati. Mi ricorda i popolari di De Gasperi, di Mattei, di La Pira che dicevano di ispirarsi a Luigi Sturzo salvo poi emarginarlo per il suo fondamentalismo. Erano pragmatici i nostri padri della Patria! Così alimentarono la macchina meravigliosa del boom italiano. Rinato dalle macerie della guerra il nostro bel Paese sconcertò il mondo per l’energia dei suoi ragazzi, per il genio degli studiosi, l’acume degli ingegneri, il coraggio degli imprenditori. I tassi di crescita a due cifre erano il più alti nel mondo.
    Perdoniamo Matteo Renzi per qualche corbelleria detta per gettare acqua sul fuoco e per portarsi dietro questo frastornato PD, per dare ai circoli il tempo di orientarsi.
    Io sono decisamente ateo però rispetto la chiesa cattolica e osservo con interesse e ammirazione la sua evoluzione. Osservo il graduale passaggio dalla mitologia millenaria, spesso sanguinaria crudele e bellicosa, alla prospettiva del più grande movimento per la pace, la tolleranza e progresso dell’umanità.
    E’ troppo difficile, per la base del PD, collocare subito Bettino Craxi sul piedistallo che merita? Diamo tempo al tempo. L’importante è incominciare. Allora lo si faccia con Adriano Olivetti e con Enrico Mattei, entrambi grandi amici e alleati di quel Giorgio La Pira che Matteo Renzi ha studiato all’università. E agli ex comunisti si insegni Togliatti, i compromessi che ha dovuto fare, le bugie che ha dovuto dire e gli scontri con chi voleva trascinare l’Italia verso un destino balcanico. Piano piano capiranno che la condanna togliattiana dei socialisti era come la verginità della Madonna, tanto assurda quanto inutile per l’affermazione del messaggio cristiano.

    • Spero che Renzi assomigli a La Pira, ma gli indizi non sono buoni.
      Il radicalismo morale di La Pira e il rispetto che portava verso le persone non mi sembra appartengano al nostro.
      Tuttavia confido che Renzi continui in questa azione, a mio avviso insufficiente, ma nel senso positivo.

      Quanto alla lotta che Renzi conduce nel PD credo che sia adatta allo scopo. Cioè a cambiare radicalmente il modello di governo e di rappresentanza del partito.

  8. La sinistra in questo paese non c’è più. Cosa speravano i comunisti-berlingueriani che una volta distrutto il PSI loro avrebbero governato per i successivi cinquant’anni. Perché questo non è avvenuto? Perché i comunisti hanno evidenziato tutta la loro incultura, tutta la loro incompetenza, tutta la loro presunzione. Il nostro piccolo partito che fa? Semplice il nostro partito manca di coraggio e allora si rifugia sotto l’ombrello del “capo-padrone” Renzi dimenticando tutto: la sua storia, tutto quello fatto in favore dei più deboli nella speranza che Renzi, dal momento che è passato con il PSE, faccia quelle riforme che servono al paese e ai cittadini italiani. Non dobbiamo preoccuparci le riforme le farà, ma saranno quelle dettate dalla confindustria anzi da quella parte di confindustria seguace di Berlusconi e di fi. Questo è il “riformismo” tanto decantato a Massa Carrara tanto che il vocabolo Socialista era scomparso. Attenzione che l’idea Socialista risorgerà sotto forme economiche e sociali!

    Rispondi ↓

  9. Tutto chiaro. Una sola osservazione: il 40,8% non dovrebbe essere considerato a tempo indeterminatoì, come se fosse garantito da un art.18. In mancanza di alternative e con lo spauracchio Grillo, gli elettori votarono “pe mancanza e uomini dabbene”. Adesso, sparare sui sindacati è come se si diventasse Pavarotti. Gli spari divenatano musica per gli italiani.
    Intanto,mi domando:-Noi socialisti, cosa dobbiamo fare? Il ruolo di spettatori è utile?

  10. Caro Mauro, io a Renzilandia e ai suoi portabandiera, vedi il Segretario Nencini, non mi rassegno e continuerò a battermi per un PSI fuori da questo Governo di destra-centro e alternativo a a renzi e berluconi; da lombardiano chiedo al Segretario di fare una scelta: o stare a fare l’utile Vice ministro del renzuschino oppure per una volta fare il Segretario e chiedere al bischero le scuse per ciò che ha dichiarato da Fazio offendendo non solo il Segretario del PSI dal 1976 al 1992 ma tutti noi comunità Socialista. Grazie e sempre Avanti!

  11. Chi di spada ferisce di spade perisce. Cosa pensavano di abbattere il controllo cattolico di questo. Paese. Hanno sbagliato tutto quando hanno pensadi di contribuire a distruggere l’unica realtà che poteva cambiare l’Italia da stato confessionale a stato laico. Ma a loro interessava il potere, mica governare. Quindi erano andastyi per “governare” e sono invece “governati.
    Povera Italia in che mani sei caduta!

  12. Buoni propositi di Renzi e meno buone le cose concrete o realizzabili perchè restano due obiezioni giustificate dettate dal Direttore. Mondo ideale con mancanza di risorse. Giuste le perplessità di Mauro che dice -“La difesa del lavoratore, non tanto di un posto di lavoro, è il migliore statuto dei lavoratori del Duemila. Ma quanto costa? È l’Italia in condizione di garantire la copertura del novanta per cento del salario di un lavoratore licenziato per un anno, poi dell’ottanta e infine del settanta, ha una formazione adeguata per reinserirlo nel mercato del lavoro, in una situazione in cui le aziende non assumono perché non lavorano? E sul piano Renzi, ci sono davvero i due miliardi per gli ammortizzatori e bastano per il risultato? Queste domande non sono affatto peregrine.”- Ho ripetuto quanto detto dal Direttore per mettere in risalto tutti i problemi messi sul tappeto da Renzi con soluzioni reali poco soddisfacenti. Abbiamo visto la soluzione a mio avviso pasticciata della pseudo eliminazione del Senato che non commento oltre. Il pateracchio della finta eliminazione delle Province che restano con tutto il loro badget di spesa e con i loro amministratori eletti in secondo grado senza gettoni. Tutti hanno sotto gli occhi la situazione economiìca in deflazione con previsioni fosche anche per il futuro. La tanto decantata erogazione degli ottanta euro, ora se li stanno riprendendo anche con gli interessi, basti pensare agli ultimi aumenti di luce e gas, Tasi ,Tares, Imu e chi più ne ha più ne metta, mentre quelli che non li hanno ricevuti, pensionati, piccole partite iva, artigiani, purgano ancora di più con un drenaggio ulteriore per questi aumenti e dove troveranno i soldi? Quali prospettive per i disoccupati in un crescendo preoccupante?. Si è parlato tanto di Gufi, di bellezza, di speranza per il futuro, di sogni da realizzare, di un’ Italia che ce la farà, ebbene non per essere detrattori, ma la realtà ci sta mostrando un altro mondo.

  13. LA DIREZIONE DEL PD ha sancito il passaggio ad una fase post-costituzionale proponendosi d’intaccare la tangibilità di valori che costituiscono il fondamento della prima parte della Costituzione. Per il Partito Democratico di conio renziano il nuovo paradigma costituzionale è rappresentato dall’idea che il lavoro diventa un dovere e il profitto un diritto. Si spazzano via principi e valori che vanno ben al di la del significato che può o non può assumere la modifica o il sup…eramento dell’art. 18 e che stanno a significare il distacco che si è operato dalle fondamenta culturali che hanno sprigionato e dalle quali si è sviluppato non solo il pensiero socialista italiano, bensi il pensiero socialista universale fondato sul riconoscimento dei diritti e delle libertà che hanno rappresentato nelle società libere la più alta conquista di civiltà del secolo scorso e di questi anni di nuovo millennio.
    E’ apparso paradossale che D’Alema e Bersani, piuttosto che attardarsi in ragionamenti rancorosi e autoreferenziali, non abbiano colto nella relazione del loro segretario, l’aspetto politico nuovo e il cambio di paradigma che si andava prospettando rispetto al quale bisognava innalzare la difesa dei valori del riformismo socialista che in Europa hanno visto la sinistra andare alla ricerca di nuovi orizzonti per la ricerca del superamento del conflitto capitale/lavoro con forme di cogestione, cooperazione, coodecisione per il governo delle imprese. Sappiamo bene tuttavia, come in questi anni, abbiano sempre preferito “l’oltrismo” piuttosto che dare avvio ad un salutare processo revisionistico; non ci meraviglia pertanto, che dal matrimonio fra due culture, quella di matrice democristiana e quella di matrice comunista alla fine, sia stata quella democristiana a prevalere e vincere definitivamente la partita. A pensarci bene, non poteva che finire così e oseremmo dire che nemmeno ce ne dispiace. D’altra parte “chi è causa del suo male pianga se stesso”, verrebbe voglia di dire ad entrambi o ancor più, parafrasando Nudles nel film “C’era una volta in America” – “E’ andata male a me, ma è andata male anche a te”. Forse peggio!

  14. Secondo Pieraldo “non ci meraviglia pertanto, che dal matrimonio fra due culture, quella di matrice democristiana e quella di matrice comunista alla fine, sia stata quella democristiana a prevalere e vincere definitivamente la partita”, e non è il solo a pensarla così.

    D’altronde nei rapporti di coppia non è scontato che si riesca ia trovare il giusto punto di equilibrio, se le due personalità non arrivano ad equivalersi o bilanciarsi, pur nelle loro fisiologiche differenze, e va così a finire che uno dei due prevalga sull’altro.

    In questo “matrimonio politico” l’epilogo era probabilmente già scritto, visto che, tra i due contraenti, le “attitudini a governare” sembravano abbastanza dispari, stando almeno a quanto si è potuto vedere nel corso degli anni.

    Solo i socialisti riuscirono allora a reggere il confronto con la cultura politica democristiana, pur avendola sempre rispettata, perché sapevano esprimere a loro volta una forte cultura di governo, che avrebbero potuto esercitare anche in completa autonomia (vedasi le decisioni prese su delicate questioni di rilievo internazionale) alla stregua di come sapevano muoversi le socialdemocrazie dell’ambito europeo.

    Ma l’aspetto di certo più preoccupante è il trovarci oggi con “ un’Italia disperata”, come ci ricorda il Direttore nel terminare li suo articolo, la quale sembra non riuscire ancora ad imboccare la strada per uscire dal labirinto della crisi, o quantomeno intravvedere il modo per farlo.

    Paolo B. 02.10.2014

  15. La domanda è se, davanti ai nodi strutturali del nostro paese, il battutismo quotidiano, che varia di giorno in giorno, sia portatore di un disegno politico che indica gli strumenti e i mezzi per indicare la via di uscita dalla crisi. I progetti di riforma cozzano con il vicolo europeo del 3% e, come è già cronaca. Si dice, si dice, poi alla fine mancano le “LIRE”. Il psi dovrebbe sostenere la linea francese, nel parlamento e nel paese, per superare le debolezze del nostro sistema economico.

Lascia un commento