martedì, 16 ottobre 2018
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

RIECCO LA NATO
Pubblicato il 05-09-2014


Putin-NATO

La Nato rimette in chiaro l’obiettivo per cui era stata fondata nel lontano 1949, contrastare l’espansionismo russo e proteggere i suoi Stati membri. Dopo il crollo del Muro di berlino, sembrava un’organizzazione obsoleta, inutile. La Russia non sembrava più l’orso che metteva paura. Ma la crisi dell’Ucraina e l’attivismo neoimperialista di Putin, sembrano aver rimesso tutto in discussione.

Il nuovo piano approvato dalla Nato in queste ore a Newport, nel Galles, “manda un chiaro messaggio: la Nato protegge tutti gli alleati, in ogni momento”. Lo dice il segretario generale, Anders Fogh Rasmussen, secondo cui la decisione “manda anche un messaggio ai potenziali aggressori: se anche dovessero solo pensare di attaccare un alleato, sappiano che dovranno affrontare l’intera Alleanza”.
Il vertice della Nato ha approvato il nuovo piano di risposta dell’Alleanza (Rap) che include le spearhead, una forza di intervento immediato che avrà cinque basi-deposito nei Paesi baltici, Polonia e Romania e che sarà “molto reattiva” e “avrà una presenza continua” nell’est europeo. Sono previste iniziative volte a garantire la presenza della NATO in Europa orientale a rotazione e lo svolgimento regolare di “esercitazioni a sorpresa”.

In queste ore quindi il clima che si respira riporta le lancette indietro di sessant’anni: il contenimento delle mire di Putin si riflette anche nella nuova strategia adottata dall’Occidente che dalle parole (e sanzioni) intende passare ai fatti dislocando quattromila soldati sul confine baltico. Per il momento resta da tirare un grosso sospiro di sollievo per aver lasciato in vigore l’Atto costitutivo del Consiglio NATO-Russia, che esclude la presenza militare aggiuntiva, su basi permanenti, negli Stati dell’Europa Orientale. Ma l’irritazione del Cremlino è più che palese, il Ministro degli esteri russo ha dichiarato ufficialmente che valuterà le decisioni prese a margine del vertice della NATO, compreso l’Atto del Consiglio Russia-NATO. Non poco ha indispettito la possibilità di un ingresso dell’Ucraina nel Patto Atlantico, a cui si sono opposte due Lady di ferro: la Cancelliera Angela Merkel e la premier della Norvegia Erna Solberg.

Di rimando però la schiarita sulla guerra civile in Ucraina: a Minsk è stato firmato il protocollo per il cessate il fuoco dai rappresentanti di Kiev e delle due autoproclamate repubbliche di Donetsk e Lugansk. Il presidente ucraino Poroshenko ha ordinato all’esercito di cessare le ostilità e ha chiesto che l’autorità dell’Osce controlli il rispetto del cessate il fuoco.

Se l’Ucraina resta comunque il punto delicato in agenda, sull’Iraq e sull’Isis sembrano tutti concordi e compatti. Dieci Paesi, tra cui l’Italia, formeranno una coalizione contro il Califfato islamico dell’Isis: l’iniziativa, guidata da Usa e Gran Bretagna, comprende Italia, Francia, Germania, Danimarca, Polonia, Turchia e Canada, più l’Australia (che non fa parte della Nato). La “core coalition”, una task force multinazionale per bloccare il flusso di combattenti stranieri che arrivano in Siria e da lì approdano in Iraq e per aiutare Iraq e Kurdistan contro l’avanzata del terrorismo islamico facente capo all’Isis.

La coalizione presentata con entusiasmo dal capo del Pentagono, Chuck Hagel, va a toccare la nota stonata del capitolo spese militari che con la crisi sono scese al di sotto dell’1% del nostro Pil. Il premier Matteo Renzi, con il suo savoir faire, ha accettato l’idea di aumentare le spese, come suggerito da Obama, ma ha fatto notare che, se più soldi vanno spesi, questo deve avvenire fuori dai rigidi vincoli del patto di stabilità.

Infine la Nato si autoproclama l’organizzazione in cui vige da sempre il do ut des, se armare i curdi contro l’avanzata islamica potrebbe contrariare la Turchia, il premier Erdogan, secondo la Reuters, sarebbe intenzionato a chiedere ad Obama l’estradizione del suo nemico giurato Fethullah Gulen che vive in esilio in Pennsylvania.

Maria Teresa Olivieri

Angela Merkel bce Berlusconi bersani CGIL crisi Donald Trump elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Inps ISTAT italia lavoro Lega legge elettorale Luigi di Maio M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Matteo Salvini Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia senato Sergio Mattarella Silvio Berlusconi UE UIL Unione europea USA



Commenti all'articolo
  1. Mai come in questo caso si sente l’influenza dell’economia globalizzata su vicende che, in altri tempi, avrebbero provocato la guerra aperta. Al aldilà delle esibizioni muscolari, il dato di fatto è il cessate il fuoco in Ucraina e il congelamento delle sanzioni alla Russia, con un enorme sospiro di sollievo degli operatori economici tedeschi, italiani … e anche russi. La stessa cosa avviene con l’Iran, dove i rapporti commerciali sono consistenti. Iran, Siria e Russia potrebbero, per inciso, far fronte comune, assieme all’occidente (Israele compreso), contro la minaccia del Califfato islamico dell’Isis. In più Matteo Renzi ha incassato l’interesse di Obama per il ruolo che potrebbe esercitare l’Italia in Libia per normalizzare la situazione dopo il crollo del regime di Geddafi. Anche in qui si sente il peso del mercato e degli interessi economici delle imprese tuttora impegnate il Libia. Il nostro Renzi, assieme a Federica Mogherini, ha capito bene come gira il mondo e un un uccellino mi dice che i guerrafondai avranno partita persa. E’ un’ulteriore dimostrazione della correttezza delle tesi di Steven Pincker sul declino della violenza e sugli effetti pacificatori dell’economia.

Lascia un commento