lunedì, 21 maggio 2018
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Opinioni e commenti
 

Rifacciamo l’Europa
Pubblicato il 13-09-2014


Riformisti-CraxiRiformare ripartendo dall’Europa, da dove sembrava si potessero trovare soluzioni ma che negli ultimi tempi per molti sembra la fonte di molti problemi. L’Europa e l’Unione Europea sono ancora la lellade da cui ripartire, dove può esserci la soluzione per le crisi non solo economiche ma anche sociali.Il dibattito viene introdotto dal giornalista del Quotidiano Nazionale Ettore Maria Colombo e a discutere di Europa sono: Luca Cefisi, membro della segreteria nazionale del Partito Socialista e della presidenza del Partito del Socialismo Europeo, Claudio Fava, vicepresidente commissione Antimafia e membro di Led, Bobo Craxi, responsabile Esteri del Partito Socialista e Juan Fernando Lopez Aguilar, Pse e ministro della Giustizia durante il governo socialista di Zapatero.

Luca Cefisi
“In democrazia – ricorda Cefisi – la politica deve essere compresa anche dalla cuoca” e spiega che esiste una parte europea tenuta ai margini, alla periferia: “Nell’urbanistica europea vi era una grande banana blu che andava da Milano a Rotterdam, quello è considerato il centro dell’Europa”, il resto è tagliato fuori.
“È tagliata fuori il resto dell’Europa peninsulare e Iberica”.
“La ragione della crisi strutturale del mercato è dovuto al tagliare fuori dagli assi europei questi Paesi”. E conclude: “il tema centrale dell’Unione europea è lo sviluppo. Per uscire dalla crisi non funziona l’austerità perché ammazza lo sviluppo e il mercato, come abbiamo già visto”. Bisogna rimediare al “problema dell’armonia economica con l’Europa”.

Juan Fernando Lopez Aguilar
“Oggi affrontiamo la crisi, la più profonda dalla costruzione dell’Europa, una crisi che è conseguenza del prevalere della finanziaria nell’economia ”. Ma non è la sola crisi, anche la sinistra ne affronta una. “La crisi della sinistra e del socialismo sono dovuti alla mancanza di lavoro, e a un lavoro che sembra non avere più dignità” senza dimenticare “la banalizzazione della politica. L’austerità è stata vista dalla popolazione come una responsabilità del socialismo e per questo per la prima volta dopo 20 anni la sinistra in Europa non governa più”. Ma non è il solo errore: “Rinunciare alla governance dell’euro è stato l’errore del socialismo”. I compiti del Pse sono adesso “riformare la Banca centrale, ridare impulso alle reti commerciali, un nuovo piano marshall, il rafforzamento del Parlamento Europeo, il rilancio del PSE e la riforma della politica europea”.
E ancora “un approccio costituente alla questione europea, prepararsi quindi per una battaglia ideologica che va rilanciata dai socialisti”. Dobbiamo rimettere in discussione una questione, cioè “il fallimento dei Paesi periferici (Spagna, Italia e Grecia) non è dovuto a loro, non è dovuto ai debiti pubblici”. L’ esempio è “la Spagna dove è stata la deregulation delle banche che ha portato al disastro. Prepariamoci a una battaglia europea per i nostri socialisti”.

Claudio Fava
“L’austerità è un ossimoro, una necessità non permanente”.
“Le istituzioni europee vivono un disagio di delegittimazione, ma mai come in questo momento è il momento di rilanciare una ricostruzione. La precarietà genera una grande sfida”.
E ancora “l’Ue conta poco perché è stata scarnificata dall’idea che l’ha generata, noi non abbiamo voluto cedere la sovranità”. E porta ad esempio gli Usa dove la politica estera è unica, non fratturata come in Europa “dove per agire bisogna chiedere conto a 28 Paesi diversi dell’Unione”.
“Abbiamo interrotto la costruzione comunitaria” e aggiunge che “il diritto di veto ha dato solo la possibilità di paralizzare ogni processo politico”. Una scelta di comodo perché in questo modo “la destra ha scelto di umiliare così il Parlamento Europeo” mentre “va rilanciata una battaglia riformista socialista dove l’Ue è il luogo dove può consolidarsi”.
Quanto alla leadership europea, il capogruppo socialista “Shulz è stato demonizzato perché per molti rappresenta la politica tedesca”. E conclude: “L’Ue è il perimetro politico dove troviamo soluzioni da adottare a casa nostra”, citando il Manifesto di Ventotene, che immaginava proprio la realizzzione dell’Unione europea per ricostruire l’Italia distrutta dalla guerra e dal fascismo.

Bobo Craxi
Craxi ha ricordato che “Carrara è stato l’avamposto dei socialisti, oggi noi siamo l’ultima frazione dei socialisti”, poi passa a spiegare la crisi, una crisi inclusiva: “Dentro la crisi continentale c’è quella europea e dentro quella europea si trova quella della sinistra, del socialismo”. Una sorta di crisi a matrioska.
La crisi in Europa oggi è governata dalla Merkel e ora “i socialisti hanno il compito di ordinare le proprie idee” anche perché “alla crisi che investe Paesi importanti si affiancano oggi rigurgiti nazionalisti e movimenti preoccupanti per la qualità della loro offerta politica”. Il PSE divide le sue responsabilità in un’Europa amministrata a metà con la destra con una guida tedesca “ciò significa che abbiamo deciso di abdicare la nostra responsabilità verso la crisi”.
Bobo Craxi ha ricordato poi quanto sta avvenendo nei Paesi dell’Africa che si affacciano sul Mediterrano e sul ruolo che i socialisti hanno avuto nei cambiamenti in atto fin quando non sono stati emarginati.
“Tutto questo è oggetto di discussione per rigenerare nella sinistra socialista un nuovo modo di pensare e di agire”. Ora è il momento di riordinare “le idee dietro questa grande confusione”.
“Ci troviamo di fronte alla lacerazione di nuovi popoli, come la possibilità della secessione della Scozia, a est con la crisi dei Balcani e con quella dell’Ucraina”. Tutta questa incertezza “desta grande preoccupazione”.
E infine “Il semestre italiano sta finendo ma non stiamo riuscendo a portare avanti gli obiettivi che volevamo. I socialisti oggi sostengono i conservatori e ciò non aiuta il Parlamento Europeo, l’Unione europea, e porta solo a delle ambiguità”.

Luca Cefisi
“Politica estera vuol dire Europa nel mondo, ci vuole consapevolezza”. “La miopia della sinistra di non guardare oltre Bruxelles, di assistere alle sciagure senza far nulla, per questo è importante avere una Mogherini, che non rappresenti solo una classe dirigente giovane, ma una classe attiva”
“La soluzione di “cambiare narrativa”, ovvero egemonia culturale”, smetterla di guardare le frontiere come qualcosa di esclusivo . “Come negli anni 70 ci fu un Ostpolitik adesso abbiamo bisogno di una Sudpolitik, e non di un conflitto di civiltà”. Bisogna cambiare modo di pensare e “c’è una narrativa sbagliata anche su Israele e sullo stato islamico”.

Claudio Fava
“Il concetto di frontiera deve essere messo in discussione, la fine di esterno e interno, l’Islamic state ci parla della prospettiva, del modo vedere di cittadini occidentali che hanno scelto di militare per una nuova ideologia, quella islamica”.
“Abbiamo salutato le primavere arabe, ma appena queste si trasformano in un inverno, noi ci tiriamo fuori”, senza trovare una soluzione. “Non abbiamo una politica estera europea e all’insipienza della gestione estera di Lady Pesc, della Ashton, dobbiamo contrapporre la sfida della Mogherini” che non è solo una questione di contrapposizione di giovani e vecchi.
“L’Ue esiste e si fa sentire, se ce n’è occupiamo”. I nostri modi di vedere sono concezioni errate come “la risposta con la Nato alle frontiere russe eludendo i principi di reciproco rispetto”. “Bisogna rimettere tutto in discussione anche il ruolo della politica estera, senza liturgie e slogan”.
Lo Stato Islamico insegna che occorre una “mediazione politica e un protagonismo, senza armi” e di “farci carico di una nuova politica Ue, recuperando una legittimazione”.

Bobo Craxi
“L’Italia avrebbe dovuto lanciare il processo di Barcellona nel suo semestre europeo, un processo euromediterraneo, in difficoltà anche per la crisi africana”. “Il problema della Difesa europea è reale, ma il riarmo come ha chiesto Renzi, se deve essere fatto, deve essere escluso dal rapporto deficit-PIL. Se questo è giusto, deve valere anche per il welfare state. Le condizioni sono cambiate intorno a noi, le crisi del Mediterraneo non sono solo democratiche. Noi dobbiamo rivendicare la nostra posizione politica come Paese”. La linea politica che stiamo seguendo, quella americana è completamente sbagliata. “Guardiamo all’esempio della Libia e dell’ Iraq, l’abbandono di Tripoli, l’Egitto in subbuglio. Una politica estera confusa …”. “L’Italia ha ancora le sue sfere di influenza dovuti ai rapporti di buon vicinato, è naturale che l’Italia cerchi di essere protagonista in Africa e nel Mediterraneo, ma anche verso est. Non abbiamo però sviluppato una politica estera di rilievo in Ue” va fatta “senza farci dettare l’agenda da un Occidente troppo lontano da noi”.
“Nell’Islam c’è il radicalismo, ma la responsabilità della crisi è anche dell’Occidente che non ha portato un’idea diversa ma ha mostrato solo un volto di disuguaglianza sociale”, recuperiamo quindi l’idea di un Occidente diverso, portatore di valori.

Juan Fernando Lopez Aguilar
“La politica estera europea è ancora da inventare, non esiste, e va ricordato che dopo il trattato di Lisbona, siamo senza una politica estera economica e finanziaria”.
La nostra risposta politica alla crisi è stata “Sbagliata e tardiva”. “Abbiamo ancora una speranza, ma è stato un grande fallimento”. “Siamo stati capaci solo di portare pregiudizio e disastri a Est e nel Mediterraneo”.
“Soprattutto è andato in crisi lo Stato Democratico, e in molti Paesi è proprio lo Stato ad essere scomparso e l’Europa non riesce a capire e fa fatica”.
L’Ue decresce rispetto ai valori proclamati, contraddizioni che la sinistra deve colmare. Libertà e cittadinanza sono in retrocessione così come la Democrazia in crisi, con il pretesto della sicurezza. Il populismo cresce perché offre delle risposte semplicistiche a risposte più complesse: recupero della sovranità. In termini pratici essa non esiste più. Senza soluzioni per catalizzare il malessere. C’è stata un’egemonia tedesca, ci sono nella Ue ancora oggi dei socialisti che vogliono governare con le proprie forze, non con i conservatori. Le alleanze di governo dominate da altri partiti, rinunciando a fare una apolitica socialista, possono determinare la fine del socialismo.
Come ad esempio è avvenuto in Grecia. Non bisogna rassegnarsi, la battaglia è lì nel cercare di costruire un governo composto da socialisti.

Redazione Avanti!

Gli articoli precedenti sulla Festa di Marina di Carrara: 

Rifacciamo l’Europa
L’Avanti! ieri, oggi e domani
Uno Stato ancora sociale
Bisogna superare Mare Nostrum
Sud la crisi nella crisi
Ripartire dal PSE

 

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