mercoledì, 15 agosto 2018
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Opinioni e commenti
 

Riforma del lavoro. Tutti pazzi per il modello tedesco
Pubblicato il 03-09-2014


lavoro-germaniaIl Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, alle prese con una situazione economica disastrosa (proprio oggi l’OCSE ha certificato le cifre spaventose della disoccupazione italiana e in particolare di quella giovanile), al di là dei progetti e delle promesse, ha indicato nel modello tedesco, l’esempio da seguire. In particolare si è riferito a quella conosciuto come Piano Hartz (ex consigliere d’amministrazione di Volkswagen), un riforma a tappe (2003 – 2005) del mercato del lavoro andata in porto durante il governo del cancelliere socialdemocratico Gerhard Schroeder. Nel valutare gli effetti della riforma del mercato del lavoro, c’è tuttavia da tener conto di altri due elementi cruciali, ovvero la riunificazione delle due Germanie dopo il crollo del Muro di Berlino e le novità positive per l’economia tedesca, seguite alla nascita dell’euro. Inoltre non va dimenticato che tra mondo del lavoro e imprese, in Germania prevale il modello della concertazione Mitbestimmungche ha sempre avuto un influsso molto positivo sullo sviluppo economico e la tenuta sociale del Paese.

In Italia – come riassume l’agenzia di stampa ANSA – il tasso di disoccupazione è aumentato tra il 2007 e il 2013 dal 6,1% al 12,2% (dati Eurostat) mentre in Germania nello stesso periodo è calato dall’8,7% al 5,3% (ma era al 10,5% nel 2004). A luglio 2014 il tasso dei senza lavoro in Germania era al 4,9%, il più basso in Europa.

Nella Germania post-unificazione, il problema dei senza-lavoro riguardava circa cinque milioni di cittadini.

Il welfare è stato rinnovato con una serie di provvedimenti che tra l’altro hanno introdotto sussidi di disoccupazione universali, estesi cioè a tutti, purché si dimostri di essere in ricerca attiva di lavoro (i disoccupati vengono sollecitati con proposte di lavoro che, se non accettate, decurtano progressivamente l’indennità).

Il Piano Hartz, oltre a buoni per la formazione, job center e agenzie interinali, ha introdotto i famosi, nel bene e nel male, ‘Minijob’, contratti di lavoro precari, poco tassati, senza diritto a pensione né assicurazione sanitaria; i Midjob, contratti atipici con un limite massimo di 400 euro; i finanziamenti a microimprese autonome e un maggior sostegno per i disoccupati over-50 e infine col reddito di cittadinanza anche a chi non trova lavoro dopo aver completato gli studi, con contributi per la casa, la famiglia e i figli, un’assicurazione sanitaria.

Un mix insomma di alta flessibilità sul modello americano e un welfare nord-europeo corretto da regole molto severe (come i lavori socialmente utili pagati un euro o un euro e mezzo l’ora per non perdere il sussidio di disoccupazione).Costo del lavoro Germania-Italia

Questo insieme di misure ha reso molto più competitivo il costo del lavoro favorendo massicciamente le esportazioni (grazie anche alla moneta unica che ha bloccato le svalutazioni competitive dei Paesi concorrenti nell’export come l’Italia), ma ha anche indebolito i consumi interni, al punto da spingere i partner Ue e persino gli Usa, con l’amministrazione Obama, a chiedere a Berlino di sostenere la domanda interna pagando di più il lavoro: una richiesta che ha trovato risposta nell’introduzione del salario minimo quest’anno, anche se c’è chi dubita sia una misura sufficiente.

Carlo Correr

Per saperne di più:
Limes – “In Germania i lavoratori non sono mai entrati in crisi” – di Werner Eichhorst
Limes – “La Germania non è un Paese per poveri” – di Ubaldo Villani-Lubelli
La Repubblica – “Flessibilità, minijob, formazione, sussidi a tutti. Ecco il modello tedesco che piace a Renzi
Lettera 43 –Lavoro, il modello Germania: disoccupati dimezzati in 10 anni
La Voce.Info Il segreto della ripresa tedesca” di Christian Dustmann, Bernd Fitzenberger, Uta Schonberg e Alexandra Spitz-Oener
Tempesta perfetta – “La Germania non è mai stata la locomotiva dell’Europa, ma il rimorchio
ProgettoTrenta – “Riflessioni sulla liberalizzazione del commercio internazionale Italia vs. Germania
Mondoperaio – “Socialismo e Mitbestimmung” di Leonardo Scimmi
Per un’economia solidale – “Ecco com’è il modello tedesco delle politiche del lavoro a cui ieri Renzi ha dichiarato di ispirarsi” –

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Commenti all'articolo
  1. Bene, finalmente e molto timidamente anche “Indietro!” inizia a trattare come si deve i problemi strutturali che ci stanno portando all’involuzione oligarchica.
    Magari sarebbe carino mettere anche la fonte primaria del grafico (non pensiate di poter durare su internet senza la dovuta trasparenza).

    Avanti! … che è tardi, terribilmente tardi.

    • Mi spiace, ironie a parte sulla testata, non capisco l’appunto sul grafico. La fonte è nel grafico stesso, è un’immagine e contiene l’indirizzo completo. Comunque è una tabella dell’Ocse.

  2. L’ironia vuole essere una spinta a continuare con l’informazione corretta per reimpostare la narrazione della “crisi”.

    ps
    Piccolo appunto che salta subito all’occhio:
    “(grazie anche alla moneta unica che ha bloccato le svalutazioni competitive dei Paesi concorrenti nell’export come l’Italia)”

    La distorsione creata dalla moneta unica non è che impedisce le svalutazioni brutte dei PIGS, ma invece più correttamente impedisce al marco di rivalutarsi quando noi compriamo le loro merci.
    Non è una banale precisazione visto che tutto è stato presentato per anni come una questione di virtuosità morale.

    Il

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