lunedì, 28 maggio 2018
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Opinioni e commenti
 

Rinnovare il Patto fondativo dell’Europa
Pubblicato il 19-09-2014


Europa-NenciniLa storia non fa sconti. E nel nostro tempo galoppa veloce. Più veloce di certe opinioni e di alcune scelte infisse nelle leggi degli Stati e nei trattati dell’Unione Europea. Quando si applicano i deliberati di Maastricht, l’Europa è già immersa nella sua seconda imponente evoluzione postbellica. La caduta dell’impero sovietico e la rinascita delle democrazie orientali avvengono proprio nei giorni, e nelle settimane, in cui il Trattato si discute e si ratifica nei parlamenti nazionali. Di questo cambiamento rivoluzionario non vi è traccia.

Il passaggio dalla globalizzazione alla complessità è quasi coevo. I G7 si trasformano presto in G20, la lingua inglese diventa una delle tante, il dollaro una delle tante monete, le democrazie occidentali contendono il tavolo a regimi di natura oligarchica se non a dure dittature. E questa è la seconda stravolgente novità.

La debolezza strategica dell’Europa si nota sia nei particolari che nelle grandi dimensioni. Troppo attenta a regolamentare la percentuale di zucchero nel cioccolato, lenta nel prevedere l’evoluzione planetaria. Esempio: la rete Ten-T (infrastrutture) redatta nel 2004 va riscritta interamente. I corridoi europei si allungano ormai fino ai porti africani. Guardando a Est, è impossibile escludere la Russia da efficaci sinergie trasportistiche. Tralascio commenti sulla debolezza – assenza?- di una politica estera corale.

Terzo. La banca con i forzieri più ricchi del mondo è la Banca Popolare cinese. In Africa la Cina investe da anni. Da anni la Cina detiene parte consistente del debito pubblico americano. Da anni la Cina si avvale di una crescita vertiginosa. La Cina potrebbe essere ciò che furono gli Stati Uniti all’inizio del Novecento.
Quarto. Gli stati nazionali sorgono nel nostro continente spesso riducendo a unità contesti regionali dotati di radicata identità. In Spagna, in Italia, in Germania, nel Regno Unito, in Belgio. E cito solo i casi più eclatanti. Le radici non si tagliano. Mai. Sopravvivono.

Accade talvolta che la storia, accumulate fascine su fascine di segni innovativi, spinga i decisori a procedere con un salto. L’Europa è seduta di fronte a una faglia. Da un pezzo. Vi è si bisogno di una lettura ‘aperta’ dei parametri per fronteggiare una fase lunga di fragilità ma soprattutto siamo di fronte ad una urgenza strategica della quale solo in pochi si preoccupano. Senza un nuovo ‘patto fondativo’, sulla scacchiera mondiale sarà difficile identificarci. Il patto fondativo europeo deve tener conto intanto delle mutate condizioni in cui si muove l’universo mondo. Complessità e finanza corrono senza freni e divorano chi dorme. Se, con l’arrivo delle artiglierie, gli ingegneri del tempo non avessero costruito fortezze adeguate a difendersi dalle palle di cannone, oggi l’Europa avrebbe caratteristiche diverse. E domani?

Riccardo Nencini

Riccardo Nencini

Riccardo Nencini

Segretario Psi - viceministro dei Trasporti

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Commenti all'articolo
  1. Caro Segretario, più che rinnovare occorre un nuovo Patto Fondativo, che preveda punti vitali e eguali per tutti i paesi membro dell’Unione.
    L’unità monetaria, al di là delle critiche che si possono sollevare per lo svantaggioso cambio fra Lira e Euro al momento della sua entrata in vigore, è fondamentale per l’Europa unita.
    Devono seguire altre funzioni vitali:
    Un unico Esercito per una comune difesa.
    Una comune politica energetica.
    Una comune politica ambientale.
    Una identica modalità di tassazione sulle imprese, sugli immobili, sui singoli cittadini.
    Un unico Welfare per i lavoratori e pensionati.
    Agli Stati confederati rimarrebbero tutte le competenze statali da definire.
    E’ un’utopia? A me sembra l’unica soluzione auspicabile per mantenere in vita l’Europa.
    Non escluderei l’allargamento ad altri paesi, compresa la Russia, per ovvie ragioni.

    Un caro saluto e buon lavoro.

  2. Siamo sempre europeisti, ci mancherebbe, ma tra i parametri (ormai di molti anni fa) e il fiscal compact, non ci si sta più. Craxi (grande europeista) lo aveva detto che imboccando certe strade e certi parametri l’Europa può diventare una catastrofe per noi e non la salvezza che dovrebbe rappresentare. Buon lavoro e cari saluti socialisti!

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