lunedì, 24 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Rouhani all’ONU: altri hanno armato l’Isis
Pubblicato il 26-09-2014


Isis-califfatoNew York, 25 settembre – Lasciate fare a noi dice Rouhani nel suo discorso di oggi alle Nazioni Unite. Lasciate fare a noi contro i combattenti dell’ISIS e questa volta, finalmente, risolveremo una volta per tutte l’instabilità del Medio Oriente. Con una critica neppure troppo velata al vizio della CIA di essere sempre pronta a giocare ad  influenzare i Paesi dell’area, il presidente iraniano afferma che “è ora che i servizi segreti stranieri riconoscano che i loro comportamenti hanno portato allo sviluppo di estremismi e che sono stati un errore”.

La storica apertura fra Stati Uniti e Iran, verso la quale Obama si era speso personalmente un anno fa, sembra attraversare un momento di crisi profonda. L’Iran, infatti, deciso a imporsi come potenza regionale, non è disposto ad aspettare le indecisioni degli americani, che da parte loro devono fare i conti con l’alleato saudita e il suo comportamento ambivalente. Molte cose sono cambiate da un anno a questa parte e l’Arabia Saudita, che decisamente non ha apprezzato l’apertura americana verso il proprio nemico storico, dopo aver rifiutato per protesta il seggio in consiglio di sicurezza, è ora sospettata di essere fra i primi finanziatori occulti dell’ISIS. Gli Stati Uniti, stretti nel complicato compito di bilanciarsi fra un necessario accordo con Assad, l’alleanza con il governo iracheno e il delicato rapporto con iraniani e sauditi, hanno dichiarato, per il momento che interverranno solo appoggiando le forze locali e senza l’invio di truppe. Un annuncio, tuttavia, già autosmentito dai raid di questi giorni. Senza dimenticare gli alleati europei, che Washington teme si stiano mostrando troppo morbidi nei confronti dell’allarme terrorismo.

La strategia di cercare di allontanare la comunità musulmana dal pericolo di fascinazione dai gruppi armati è condivisa un po’ da tutti; la sposa anche Rouhani, che si dice attonito dal fatto che questi terroristi si definiscano come musulmani perché, facendo eco alle parole di Obama, è chiaro per l’Islam come per le altre grandi religioni che spezzare una sola vita è lo stesso che distruggere l’umanità. Del diffondersi di questa interpretazione perversa dell’Islam sono però responsabili anche e soprattutto i media occidentali, che alimentando questa interpretazione, attirano verso l’occidente l’odio di tutta la comunità musulmana che non si riconosce in questa ideologia pericolosa ed estremista e che vede nella diffusione di queste idee e nell’assimilazione dell’ideologia terrorista all’Islam, il preciso obiettivo di creare e diffondere l’islamofobia nel mondo. Avere lo stesso nemico, insomma, è il messaggio sotteso di Rouhani, non vuol dire automaticamente essere alleati.

Ci sono governi moderati, liberali e pronti a prendere il comando in Medio Oriente, governi come quello Iraniano che, questa volta, non intende accettare passivamente un intervento americano. “C’è una nuova generazione di leader nei paesi del Medio Oriente, che pur essendo consapevoli del ruolo che l’Occidente ha avuto nelle guerre e nel colonialismo che hanno fiaccato l’area negli ultimi decenni, è decisa a guardare al futuro” ed è a questi leader che l’Iran chiede di dare fiducia perché la minaccia del terrorismo sia finalmente sconfitta, non agli interventi esterni.

La democrazia non può essere esportata, ma nasce dalla crescita e lo sviluppo delle popolazioni che decidono di adottarla, dice Rouhani. L’imposizione violenta della democrazia esportata con le stesse tecniche che si sarebbero usate per un “prodotto Commerciale” che gli Stati Uniti hanno voluto portare avanti, non ha fatto che portare al risultato contrario e il risultato è una violenza che si va diffondendo in tutto il mondo come una malattia contagiosa.

Quello che ci aspettiamo adesso dall’Occidente, continua Rohuani, è che supporti una volta per tutte chi genuinamente sta tentando di introdurre ordinamenti democratici nei governi della regione e la smetta per sempre di supportare (economicamente e politicamente) i tiranni che hanno portato all’instabilità della situazione attuale.

L’ISIS è una minaccia per il Medio Oriente stesso, prima che per tutto il resto del mondo, e il Presidente Iraniano vede questa come l’occasione di imporre la propria autorità sulla regione. Se, infatti, i terroristi verrano sconfitti dai paesi mediorientali da soli e senza supporto occidentale, questa sarà un’occasione irripetibile di ridefinire gli equilibri di potere mondiali e incrementare la reputazione internazionale dell’Iran, nonostante le affermazioni di Rouhani stesso, che chiama la teoria di un Iran in cerca di leadership nella regione “un mito costruito in questi anni sulla base del progetto islamofobico che ha bisogno di nemici immaginari” allo scopo di dirigere i fondi delle proprie nazioni verso obiettivi di guerra piuttosto che di sviluppo.

Davvero difficile, tuttavia, che gli Stati Uniti accettino questa lettura e l’accordo storico con L’Iran sembra per il momento decisamente rimandato, se non addirittura da cancellarsi.

Costanza Sciubba Caniglia

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