sabato, 22 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Scozia, vince il No. Cameron: maggiore autonomia
Pubblicato il 19-09-2014


Scozia risultatiLa differenza l’hanno fatta 400 mila voti e il No al referendum sull’indipendenza della Scozia dal Regno Unito, ha prevalso col 55% (2.001.926)  sul Sì che si è fermato al 45% (1.617.989). Dunque il Regno di Elisabetta II resta unito. Gli inglesi hanno dato comunque una straordinaria prova di democrazia, una lezione per il mondo intero e in particolare per quella parte dell’Europa dove i localismi, la domanda di autonomia o indipendenza, sovente si accompagna alla violenza se non addirittura sfocia nel terrorismo o nella lotta armata e nella guerra.

Questa mattina poco dopo le 8, il premier britannico David Cameron, lo stesso che aveva voluto la prova referendaria come risposta alle richieste degli scozzesi, è apparso sulla porta del n.10 di Downing Street, per annunciare assieme alla vittoria del No anche la volontà di mantenere le promesse fatte negli ultimi giorni della campagna elettorale congiuntamente ai leader degli altri due partiti, il laburista Ed Miliband e il liberale Nick Clegg: verrà discusso in Parlamento un ampliamento dell’autonomia scozzese e a gennaio – in Italia ci vorrebbero anni – una nuova legge darà concretezza a quelle promesse. Nell’occasione Cameron ha voluto accennare anche ad altre situazioni, in particolare al Galles, dove si registrano crescenti richieste di autonomia locale, ma lo stesso premier ha alla fine sottolineato la straordinaria prova di democrazia che è stata data col voto e che ha permesso di risolvere in assoluta tranquillità una questione di così grande importanza e che ha sollevato passioni intense.

Questo voto ha profondamente mutato il rapporto tra Inghilterra e Scozia sia perché il premier Cameron d’accordo con il leader dei liberali e quello laburista all’opposizione, ha ribadito le importanti concessioni materiali all’autonomismo scozzese, sia perché la prova elettorale ha dato la conferma di una fortissima consapevolezza di un’identità nazionale, culturale ed economica, che fino a ieri veniva volutamente sottovalutata dagli inglesi.

Sono tre gli impegni presi che devono essere tradotti in provvedimenti legislativi: più poteri per il parlamento scozzese, diversa condivisione delle risorse energetiche – leggi petrolio del Mar del Nord – e impegno ”categorico” a riconoscere al governo scozzese la decisione sul finanziamento del servizio sanitario nazionale, la cui sostenibilità si è fatta più difficile negli ultimi anni.
La disponibilità di Cameron e Clegg, assieme al governo, è spiegabile con le difficoltà politiche crescenti della maggioranza mentre per i laburisti – che hanno schierato nella campagna per il No anche l’ex Cancelliere dello Scacchiere Gordon Brown – ha pesato il fatto che il partito laburista trae preziosissima linfa vitale dall’elettorato scozzese tradizionalmente orientato a sinistra, che alle ultime elezioni locali ha dato la maggioranza  assoluta al SNP (Partito Nazionale Scozzese) e al campione dell’autonomismo, oggi premier a Edinburgo, Alex Salmond.

Per tornare ai numeri, l’84.5% dei 4,3 milioni di elettori, anche sedicenni, che si erano registrati per votare – il 97% lo aveva fatto – si sono recati alle urne. Un dato che a memoria d’uomo non ha eguali  nelle democrazie occidentali.

Armando Marchio

Per saperne di più: The Scotsman

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