domenica, 21 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

Scrive Luigi Mainolfi:
L’Italia soffre
per un’economia mal guidata
Pubblicato il 01-09-2014


Quando ascolto confronti televisivi o leggo dichiarazioni giornalistiche, spesso mi capita di pensare a quello che diceva mia madre:- Fatt’ ‘o nome e và arrubbenn.

Un elettore può non conoscere le dinamiche sociali ed economiche. Un eletto o un professore universitario di discipline economiche non devono parlare a vanvera o strumentalmente come i “luigini d’oro”, di cui parlava Rocco Scotellaro. Quali sono le espressioni e i concetti, che mi fanno innervosire? Sono diversi:

1) Il guaio dell’Italia è il debito pubblico fatto crescere dai partiti della prima Repubblica; 2) per rilanciare il Paese, si deve procedere alle privatizzazioni e alla vendita dei beni dello Stato; 3)per far crescere i consumi, dobbiamo dare più soldi ai cittadini; 4) per la crescita, fare più investimenti e incoraggiare l’afflusso di capitali esteri (Guido Tabellini), che farebbero aumentare la produzione; 5) bisogna premiare il merito (la più fuorviante e cretina delle affermazioni); 6) è necessario sconfiggere la burocrazia; 7) ci vuole la lotta all’evasione.

Queste espressioni, sono maggiormente insopportabili, in mancanza di concetti normali e utili, come: 1) Aiutare i giovani, dando loro una scuola, che prepari all’inserimento nella società e un orientamento scolastico intelligente; 2) investire in Ricerca e Università; 3) creare un Welfare come quello dei Paese del Nord Europa; 4) rilanciare l’istruzione Professionale e Tecnica; 5) sgonfiare gli stipendi anomali; 6) vietare incarichi o consulenze a chi va in pensione (professori, giudici, medici, militari, burocrati, ecc; 7) incompatibilità tra libera professione e insegnamento; 8) eliminare tutti gli obblighi in vigore per creare un’impresa (come in Gran Bretagna); 9) decidere che tutti, ad una certa età, abbiano diritto alla pensione e che i giovani, in attesa di un posto di lavoro, abbiamo un salario; 10) incominciare a concepire la cultura come settore produttivo di PIL e di occupazione, oltre che come strumento per il miglioramento sociale e civile della società; 11) evitare che le imprese italiane si trasferiscano all’estero.

Rinvio ad altra occasione l’illustrazione della bontà dei concetti normali e utili. Cerco di dimostrare la negatività degli altri. Il debito pubblico è neutro, specie oggi che costa quasi zero. La sua consistenza dipende da altre variabili: minore entrate a causa dei minori consumi e crescita automatica di stipendi e di impegni non produttivi. Se negli ultimi sei mesi è continuato a crescere, vuol dire che non è stata aggredita nessuna causa. Se, a seguito della crisi del 1929, il Governo italiano aumentò, giustamente, la presenza dello Stato in economia, in un’economia globalizzata la presenza dello Stato è vitale. La Cina è 21 volte l’Italia, come popolazione, e le sue aziende, diventate concorrenziali con quelle dell’occidente, fanno un boccone dei privati italiani.

Non bestemmio, se affermo che i consiglieri economici di Mussolini era più preparati dei bocconiani , che consigliano o assecondano l’attuale Premier. I consumi non crescono se ai cittadini si danno più soldi. La sciocchezza degli 80 euro l’ha dimostrato. Solo se si dà un salario ai giovani, i consumi aumentano. Chi suggerisce di aumentare la produzione, deve essere ricoverato.  È come si dicesse a un ristoratore di preparare una maggiore quantità di cibo, pur sapendo che i clienti non arriveranno. Il quarto punto rappresenta l’ipocrisia o un’ovvietà. Nella seconda Repubblica, ci hanno rotto i timpani con la parola meritocrazia, ma il risultato è stato: la stupidità al potere e i non eletti diventano eletti. Dal che sorge spontanea la domanda: – In quale parte del corpo risiede il merito dei nuovi promossi ? Il quinto punto manifesta la debolezza della politica e la sua sudditanza ai burocrati. Se si vuole eliminare la negatività, prima si fa e poi si dice. Infine, la lotta all’evasione si fa in 30 secondi (si dovrebbero ripristinare la Commissioni comunali dei tributi). Basterebbe consentire al contribuente di “scaricare” tutte le spese, senza l’obbligo di accludere la fattura. Non si sbaglierebbe, se si controllassero i controllori. Capisco che il dover essere sintetico, mi sta giocando un brutto scherzo. Confido nella bontà e nell’intelligenza di chi legge per non essere considerato banale. Spero che la politica crei occasioni di approfondimento, prendendo, come bussola, il Compromesso fordista del 1930 e i 15 punti del Comitato costituito da Hollande e presieduto dall’ex ministro Rocard, dei quali ho parlato in precedenti articoli.

Luigi Mainolfi

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