domenica, 20 maggio 2018
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Opinioni e commenti
 

Scrive Marco Andreini:
non si tocchino le tutele
dei lavoratori
Pubblicato il 22-09-2014


Come sempre ogni giorno ho letto attentamente l’editoriale del direttore, spesso ho fatto i complimenti a Mauro per la sua capacità di porre questioni note, ma in modo brillante e originale, e ad esempio sulla legge elettorale ho particolarmente apprezzata le sue competenze,ma sono totalmente in disaccordo sul suo stare con Renzi, sullo Job act.
Il direttore sostiene, così come ha spesso sostenuto Nencini, che essendo passati 44 anni dalla legge 300, ed essendo il mercato del lavoro totalmente cambiato si debba quindi riscrivere un vero e proprio statuto dei lavori che dia garanzie e tutele a tutti i lavoratori.
E su questo, credo siamo tutti d’accordo, ciò che è assolutamente inaccettabile è che per arrivare a questo risultato si debba buttare a mare diritti e tutele che i lavoratori si sono conquistati e che sono diventati diritti acquisiti scritti nei Ccnl.
E se il direttore me lo consente oltre che come responsabile nazionale welfare lo dico da ex dirigente sindacale nazionale che conosce bene la materia, non mi interessa neanche discutere qui del famoso art 18, lo ritengo da sempre un falso problema e una vera fissa di Sacconi e di quella parte del padronato che ritiene che le aziende siano loro proprietà personale e non il luogo dove, insieme ai lavoratori si produce il reddito del paese, ciò che trovo inammissibile è che un governo di sinistra, possa persino ipotizzare di intervenire sugli art della legge 300 riguardanti i controlli audio video a distanza e le mansioni dei lavoratori.
Un conto è intervenire sull’articolo 18, e ideare il contratto a tutele crescenti, come dice Landini, se va a sostituire le altre forme di assunzione precarie, cancellando anche i Co.Co.Co., un conto è mettere in campo una vera e propria opera di smantellamento della legge 300.
È sbagliata e di destra la filosofia che sta alla base di questa operazione, e cioè che in tempo di crisi, per salvaguardare i posti tutto è lecito e tutto è necessario, persino demansionare i lavoratori che vengono assunti per svolgere le mansioni previsti dai Ccnl. La proposta contenuta nell’emendamento del governo è veramente incredibile, si sostiene che nelle aziende in crisi si possa demansionare i lavoratori, al fine di salvaguardare i posti di lavoro, norma già contenuta nella legge 223, ma che prevede l’accettazione del lavoratore e la contrattazione con il sindacato.
Ciò che è persino impensabile da credere è che si sia intervenuti sull’articolo della legge 300 relativo al divieto sui controlli audio video del lavoratore. Chi conosce l’iter della legge 300, sa che mettere il veto ai padroni sui controlli audio video fu un risultato straordinario e di civiltà, con i dispositivi tecnologici che ci sono oggi il lavoratore verrebbe messo sotto controllo in ogni suo movimento nei luoghi di lavoro.
E sono le tre cose che da sempre chiedevano i padroni e che persino Monti con la Fornero non ha avuto il coraggio di fare.
Non mi si venga a spacciare questo per modernità, togliere i diritti acquisiti alla gente, equivale a introdurre nella società un germe pericolosissimo e cioè che nell’epoca della globalizzazione e della competizione non si debbano portare i lavoratori degli altri paesi ad avere diritti uguali ai nostri, ma che i paesi industrializzati devono adeguarsi a modi e regole tipiche di quei paesi.
Direttore, una filosofia che cozza con tutta la nostra storia politica che non mi vedrà mai d’accordo e che impone al Partito di aprire immediatamente una discussione in direzione nazionale in concomitanza con quella del Pd per decidere come comportarsi su queste questione. Come immagino si possa facilmente capire si possono anche spaccare i partiti, come sta avvenendo nel Pd tanto più nel nostro che ha fatto nascere la legge 300.

Marco Andreini
Responsabile nazionale Welfare

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