mercoledì, 24 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

Scrive Vincenzo Destino:
Art.18 tra passato e futuro
Pubblicato il 22-09-2014


A volte ritorna. O meglio, ritorna sempre più spesso. La discussione sull’art.18 sembra diventare una sorta di sport nazionale. Divide. un po’ come tifoserie contrapposte all’interno di uno stadio di calcio.

Nato con lo Statuto dei lavoratori del 1970, il marchio di fabbrica è targato PSI, con Giacomo Brodolini e Gino Giugni protagonisti di un pezzo di storia giuslavoristica nazionale. Sempre da una parte sola: dalla parte dei lavoratori. Non tutti votarono a favore dello Statuto in quel maggio del 1970. Si astenne il Pci con i massimalisti del Psiup. A “sporcarsi le mani” per la sinistra, ci pensano socialisti e socialdemocratici. Negli anni successivi, quell’estrema sinistra astenuta, avrebbe rivendicato il suo ruolo a difesa di una legge fatta da altri e non votata da loro. Arriva tardi ma arriva. L’Italia ha già alle spalle il boom economico. E’ l’Italia delle nazionalizzate e di un lavoro per la vita. L’illegittimità del licenziamento senza una giusta causa diventa legge. Sicuramente per tanti, non per tutti. Non per i lavoratori delle unità produttive minori, quelle fino a 15 dipendenti, quelle dove il conflitto eventuale tra datore e dipendente potrebbe pregiudicare l’attività produttiva.

Intanto il mondo cambia. Cambia il lavoro. Nascono nuove professioni, la vecchia fabbrica a catena perde la sua centralità. Il numero di lavoratori tutelati da quell’articolo 18 diminuisce sempre di più ed oggi riguarda il 57% dei lavoratori italiani. Mentre si alzano le urla delle due tifoserie di cui sopra, uomini e donne, spesso giovani e preparati, si scoprono meno tutelati e più poveri di diritti. Alcuni tra gli astenuti del settanta, pensano di estendere l’antico vessillo a tutti con un referendum che volge lo sguardo più al mondo dei sogni che alla cruda realtà in continua trasformazione. Non ci riescono e forse è meglio così. Anzi, senza forse. Emerge forte il bisogno di una azione riformista che sappia andare oltre. Oltre il precariato, oltre la tutela di un posto di lavoro che non c’è, oltre le discriminazioni tra lavoratori garantiti e non. Per non cadere in una guerra tra poveri, c’è bisogno di una politica che decida di sporcarsi le mani, ancora una volta.

L’introduzione di un sistema a tutele crescenti per le nuove assunzioni non va demonizzato dal mondo sindacale e da quello politico. Non possiamo permetterci di piegarci all’immobilismo conservatore. Ma questo non basta. Ripartire dai diritti. Serve una riforma complessiva, universalistica, degli ammortizzatori sociali che dia vita ad un nuovo articolo 18 al passo con i tempi e che recepisca le istanze di disoccupati e lavoratori atipici. Un nuovo Statuto in cui credere, anche oggi come ieri. Questa volta con l’impegno di tutti, senza astensioni. Si spera. 

Vincenzo Destino
Segretario PSI Melfi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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