venerdì, 19 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

Spagna. La Via catalana all’indipendentismo
Pubblicato il 11-09-2014


Spagna-CatalugnaOggi in Scozia domani in Spagna, entusiasti dalle notizie su una possibile vittoria indipendentista nel referendum scozzese della prossima settimana, quasi due milioni di catalani sono scesi in piazza oggi 11 settembre “Diada Nacional” in una manifestazione oceanica per il diritto a una consultazione popolare per l’indipendenza dalla Spagna, che il governo centrale di Madrid ha annunciato di voler bloccare “con ogni mezzo”.

I catalani in piazza come annunciato da giorni hanno formato attraverso una catena umana una enorme “V” di Voto su Barcellona, capitale culturale e politica di una regione che vuole sempre più sentirsi nazione.

Un simbolo la “V” che allude alla Via Catalana al Voto che ricorda la gigantesca catena umana di un milione e mezzo di persone che l’anno scorso, sempre l’11 settembre, percorse tutta la Catalogna per 400 km, dal confine Sud con la regione di Valencia, a quello Nord con la Francia. Questa manifestazione si era ispirata alla “Via Baltica”, con cui nel 1989 i cittadini di Estonia, Lettonia e Lituania unirono le loro mani in una gigantesca catena umana per rivendicare l’indipendenza dall’Unione Sovietica.

11 settembre festa nazionale della Catalogna, in cui si commemora la fine dell’indipendenza e l’occupazione di Barcellona da parte delle truppe borboniche al termine della Guerra di successione spagnola,oggi gode di ulteriore intensità dato che si tratta del tricentenario, occasione cavalcata dal governo regionale catalano (la “Generalitat”), presieduta dal nazionalista di centrodestra Artur Mas, per rivendicare il diritto all’autodeterminazione e all’indipendentismo, e tirare la volata al referendum sull’indipendenza annunciato per il prossimo 9 novembre. Decisione che si è scontrata con il divieto del governo centrale di Madrid di autorizzare la consultazione presso le supreme giurisdizioni spagnole, in quanto illegale se priva dell’assenso delle istituzioni centrali dello Stato spagnolo.

Oggi Artur Mas ha risposto con forza al governo nazionale “Se la popolazione catalana vuole votare sul suo futuro, è praticamente impossibile impedirlo credo che sia assurdo pretenderlo e credo che il governo spagnolo dovrà rendersene conto”, ha detto il “governatore” catalano. Nelle prossime settimane Mas dovrà sciogliere la riserva: un’ipotesi è quella di sostituire il referendum con un’elezione regionale “plebiscitaria”, incentrata cioè sulla questione dell’indipendenza, rischiando però di perderla a vantaggio del partito che appoggia il suo governo di minoranza dall’esterno, cioè gli indipendentisti di sinistra di Esquerra Republicana de Catalunya (Erc), dati in grande crescita nei sondaggi. Uno scenario del genere potrebbe addirittura portare, secondo alcuni osservatori, alla scissione del partito di Mas (Convergencia i Uniò, CiU), diviso al suo interno fra posizioni più indipendentiste e politicamente di centro e un’ala destra autonomista ma non indipendentista. Le alternative sono però complesse: Esquerra Republicana ha cominciato a invocare la disobbedienza civile pacifica a un divieto di referendum. Intanto, il prossimo 18 settembre, si terrà il referendum sull’indipendenza della Scozia dal Regno unito, che i catalani invocano come esempio di processo democratico liberamente negoziato senza preclusioni da parte di Londra, che non ha mai ipotizzato di vietarlo.

Secondo i sondaggi il referendum è fortemente voluto da più del 75% dei 7,5 milioni di catalani. L’indipendentismo, da sempre molto diffuso in una comunità con una forte identità storica, culturale e linguistica, è aumentato notevolmente negli ultimi anni, sentimento acuito dalla crisi economica che ha aumentato il divario tra l’economia regionale e quella nazionale.

Sara Pasquot

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