martedì, 11 dicembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Stefano Cucchi. Il PG:
condannare anche
infermieri e agenti
Pubblicato il 23-09-2014


Cucchi-processo-appello“Una pietra tombale” così Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, arrestato il 15 ottobre 2009 per spaccio di sostanze stupefacenti e morto una settimana dopo all’Ospedale romano Sandro Pertini, dove era stato ricoverato in condizioni pietose per le botte ricevute durante la detenzione, aveva commentato la sentenza di primo grado. Un anno e tre mesi dopo la sentenza della III Corte d’Assise di Roma, riparte il processo d’Appello per la morte del giovane e il pg, Mario Remus, punta a rivedere profondamente il primo grado con la richiesta di condannare tutti gli imputati, dunque non solo i medici, ma anche agenti e infermieri.

La richiesta è arrivata a conclusione della requisitoria del Pg. In primo grado erano stati condannati per omicidio colposo a pene varianti tra 2 anni e 1 anno e 4 mesi, il primario dell’ospedale Aldo Fierro, i medici Stefania Corbi, Flaminia Bruno, Luigi De Marchis Preite e Silvia Di Carlo, e Rosita Caponetti per falso ideologico. Erano stati invece assolti gli infermieri Giuseppe Flauto, Elvira Martelli, Domenico Pepe e gli agenti di polizia penitenziaria, Nicola Minichini, Corrado Santantonio e Antonio Domenici.

Per l’accusa Cucchi fu pestato nelle celle del palazzo di Giustizia poco prima dell’udienza di convalida del suo arresto, abbandonato da medici e infermieri che lo ebbero in cura nel reparto detenuti dell’ospedale Pertini. La morte sopravvenne per mancanza di cure. Pestato e abbandonato, Stefano Cucchi morì per “sindrome di inanizione”, ovvero per malnutrizione, per la condotta di chi doveva curarlo e non lo fece, cioè per una condotta ”contrassegnata da imperizia, imprudenza e negligenza”. Ma la sentenza non aveva convinto tutti. Difficile infatti addossare la responsabilità solo ai medici e non anche a infermieri e guardie.

Nell’imputazione originaria, Stefano sarebbe stato pestato nelle celle del Palazzo di Giustizia di piazzale Clodio poco prima dell’udienza di convalida del suo arresto e poi lasciato morire dai medici e dagli infermieri che lo avevano in carico nel reparto detenuti dell’ospedale Pertini.

Nella sentenza di primo grado la Corte aveva stabilito che in base alle perizie, solo la mancanza di assistenza sanitaria era “in grado di fornire una spiegazione dell’elemento più appariscente e singolare del caso in esame e cioè l’impressionante dimagrimento cui è andato incontro Cucchi nel corso del suo ricovero”. Inutili le insistenze dei familiari secondo cui il decesso era stato causato prima di tutto dalle botte, dalle lesioni vertebrali, e poi dall’assenza di cure.

Tocca ai giudici della Corte d’Assise d’Appello riprendere il mano la terribile vicenda e tentare di fare giustizia.

Red. Av.

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