lunedì, 21 maggio 2018
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Opinioni e commenti
 

Ucraina. La tregua e il dietrofront
Pubblicato il 03-09-2014


Ucraina-treguaUna tregua e un mezzo passo indietro per trovare una soluzione. L’Ucraina sembrava intenzionata a porre fine ai combattimenti, ma dopo la conversazione telefonica tra il Presidente Poroshenko e Putin l’ufficio stampa del Presidente dell’Ucraina ha chiarito oggi il suo messaggio sulla decisione di cessare il fuoco nel Donbass, sostituendo la parola “l’accordo sul cessate il fuoco permanente” a “l’accordo sul regime del cessate il fuoco”. Nel comunicato stampa aggiornato si riferisce che “il risultato della conversazione è stato l’accordo sul regime del cessate il fuoco nel Donbass. È stata raggiunta la comprensione reciproca su ciò che riguarda i passi che contribuiranno al ristabilimento della pace”.
Dal canto suo la Russia ha sempre negato la sua partecipazione diretta al conflitto, anche oggi quando il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha detto che i leader hanno raggiunto un’intesa sui passi da compiere per raggiungere la pace, ma non una tregua perché la Russia non è uno dei protagonisti del conflitto.

Nonostante le rassicurazioni dopo l’annunciata tregua, la situazione resta comunque tesa soprattutto per via dell’accerchiamento di cui si sente vittima la Russia di Putin: non solo la Nato si riunirà domani per discutere dell’Ucraina, ma si pensa anche all’eventualità di far entrare Kiev nell’alleanza atlantica. A far irritare ancora di più la Russia ci ha pensato Obama che alle spalle di Mosca, in Estonia, ha annunciato la necessità di rafforzare “la NATO per aiutare l’Ucraina, aggiungendo inoltre “Dobbiamo fare di più per aiutare altri partner della NATO, tra cui la Georgia e la Moldova, rafforzando le loro difese”.

Le dichiarazioni del presidente Usa potrebbero essere considerate solo degli annunci di avvertimento se la Nato non avesse già provveduto a cominciare esercitazioni militari alle porte della Russia (si concluderanno a ottobre): Più di un migliaio di soldati provenienti da vari Paesi membri della NATO parteciperanno alle esercitazioni vicino al confine con la Polonia, gli USA invieranno in Polonia e nei Paesi baltici carri armati e circa 600 soldati per le esercitazioni congiunte ad ottobre. Sostituiranno le truppe d’assalto già presenti. Da parte europea poi, la Russia si trova a dover fronteggiare un aumento delle ostilità anche dagli Stati inizialmente neutrali e si annunciano nuove sanzioni economiche UE già da questo venerdì, sanzioni che hanno danneggiato entrambe le parti, ma che vedono la Russia rischiare di ridursi a dipendere da un solo partner, anche se ‘privilegiato’, come la Cina, in campo economico (peraltro c’è anche Cuba …).

La bilancia sembra pendere a favore dell’Ucraina che nonostante, continui a perdere terreno nelle battaglie ha ottenuto in questi giorni la sua rivalsa sulla Crimea: l’azienda elettrica statale ucraina Ukrinterenergo ha annunciato infatti oggi di aver imposto limiti alle forniture di energia elettrica per i consumatori della penisola sul Mar Nero. Il territorio annesso di fatto alla Russia dipende dall’Ucraina per circa l’80 per cento delle sue forniture di energia elettrica. Al momento le forniture non sono state tagliate, ma l’Ucraina sembra decisa a passare all’offensiva: il Primo ministro di Kiev, Arseniy Yatsenyuk, in una riunione del Consiglio dei ministri, ha lanciato anche il progetto “Stena” (Il muro), la costruzione di un “confine reale” con la Russia.

In molti vedono il ritorno di un clima da guerra fredda, ma Renzi al riguardo ha precisato: “Non siamo alla guerra fredda, non siamo allo scontro di civiltà come sento dire da alcuni. Ma siamo in un momento di grande difficoltà e l’Italia deve fare la sua parte”. Dal colle invece si esprime “grande apprezzamento” per i positivi sviluppi tra Ucraina e Russia dopo il colloquio telefonico tra Putin e Poroshenko.

Il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, si legge in una nota diffusa dal Quirinale, esprime “vivissima speranza che il cessate il fuoco possa effettivamente realizzarsi e consolidarsi lasciando spazio al dialogo politico fra le parti”.

Liberato Ricciardi

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