martedì, 16 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

Ucraina. L’Orso sovietico
condiziona la politica UE
Pubblicato il 19-09-2014


UE-Russia-UcrainaLa politica estera Ue è sempre stata indecisa, ma riguardo al gigante russo appare intimorita, le ragioni non sono solo economiche (l’incontro tra Russia, Ucraina e Commissione Europea sulla questione del gas si terrà a Berlino il 26 settembre), ma anche geopolitiche (nella federazione russa le esercitazioni strategiche del comando e del personale “Vostok-2014” sono iniziate. Esse coinvolgono circa 100 mila soldati, 1500 carri armati, 120 aerei, compresi i bombardieri strategici e 70 navi).

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La Polonia e la Ostpolitik
Ricorreva giorni fa – il 17 settembre – l’anniversario della invasione della Polonia da parte delle truppe sovietiche. Era il 1939.
Pare che questo episodio venne quasi rimosso durante gli anni della Repubblica Popolare di Polonia, cioè della dominazione sovietica derivata dalla spartizione di Yalta dopo la fine della seconda guerra mondiale, quale argomento “tabù”.
Ricordiamo questo evento di più di settanta anni fa solo per inquadrare in un contesto storico i molteplici e difficili rapporti tra Polonia – il più attivo e grande degli stati dell’Est Europa – e la Russia, rinvigorita da ambizioni espansionistiche tipiche di ben altra epoca.

Ed infatti nella recente crisi ucraina determinata dalla invasione della Crimea operata dalla Russia – invasione condannata da quasi tutti gli stati dell’ONU – e dal successivo referendum di adesione alla Federazione Russa da parte della Crimea – referendum non riconosciuto da alcuno – la Polonia ha tentato di giocare un ruolo diplomatico importante, sostenendo le ragioni dell’Ucraina, per vicinanza storico culturale e per la consapevolezza che quello che accade in Crimea oggi potrebbe accadere altrove domani.

Ovviamente le condizioni sono diverse, la Polonia é membro dell’Unione Europea e della NATO, ma le dichiarazioni di Putin degli ultimi giorni – “in due giorni posso essere a Varsavia” -, sebbene dettate forse da puro carattere propagandistico interno o da una politica muscolare degna dei migliori film di 007, non fanno dormire sonni tranquilli a chi ha provato sulla propria pelle le sofferenze dell’occupazione sovietica, come i polacchi.

Ed anche per questo la Polonia ha certamente alzato la posta nella ripartizione delle cariche europee della Commissione e del Consiglio, ottenendo che il Premier Tusk fosse il Presidente del Consiglio Europeo, carica di recente formulazione (Trattato di Lisbona) dai poteri vaghi ma pur sempre di prestigio e soggetto ad assumere più o meno importanza in base alla persona che la ricopre. Come a dire: la politica europea  passa anche e soprattutto dalla Polonia e dai Paesi baltici e, pertanto, cedimenti all’espansionismo russo non saranno tollerati.
Ed anche la NATO, al vertice di Newport, ha adottato una chiara politica di difesa dei paesi membri – specie Polonia Paesi Baltici e Romania –  contro la politica estera russa.

Resta sul tappeto il difficile dossier ucraino, e le tante vittime della guerra, quasi offuscato da tanti giochi diplomatici (che giungono perfino in Medio Oriente);  tutti sembrano difendere e comprendere le ragioni di Kiev, dagli USA all’Europa, dalla Cina al Giappone, ma di fatto più di una voce, o di un comportamento, sembrano tentennare nella protezione dell’integrità territoriale ucraina, del rispetto dei trattati e del diritto internazionale da parte della Russia e, soprattutto, nella tutela dei diritti umani minacciati dalla guerra in atto ai confini dell’Europa.
La Polonia teme che i paesi leader dell’Europa – Germania in testa – si pieghino di fatto alle richieste unilaterali e violente di Mosca, per ragioni di interesse economico, energetico, per il ritardo accumulato nel contenimento della rinascita russa o per mero quieto vivere nel continente euroasiatico.

Putin probabilmente aveva previsto la divisione e remissione dell’Unione Europea e degli USA – sperando in una reazione divisa e confusa sui “fatti” di Crimea che archiviasse il dossier senza grossi danni collaterali.

Vedremo se la Presidenza polacca di Tusk – carica di energia e visione “centro-orientale”  – cercherà di imprimere una nuova direzione alla politica europea – pur considerando che il ruolo di Alto Rappresentante della Politica Estera spetta all’italiana Mogherini – o se prevarranno ancora le classiche diplomazie nazionali nella ricerca di una soluzione al problema russo-ucraino.

Leonardo Scimmi

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