mercoledì, 20 giugno 2018
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Opinioni e commenti
 

Uno Stato ancora sociale?
Pubblicato il 12-09-2014


Dibattito stato sociale Marina di CarraraLo stato sociale è uno dei nervi scoperti che tocca questa crisi, per qualcuno resta una zavorra da abolire per altri è da riformare, o meglio da ripensare.
Mario Serpillo
Il primo a prendere la parola nel dibattito moderato dal giornalista dell’Avanti! Carlo Correr, è stato Mario Serpillo, socialista presidente Uci, che ha denunciato la necessità di una riformulazione di un nuovo modello di welfare europeo come condizione per uscire dalla crisi, l’Europa per uscire dalla crisi.

“L’avvio mercato unico per garantire sviluppo economia e
obiettivi di giustizia sociale è la grande opportunità del mercato unico” e aggiungendo che
“il mancato avvio di sviluppo economico e sociale pesa su integrazione
comunitaria”. E ancora “i problemi italiani sono problemi europei e viceversa da qui la necessità di
valutare situazione del nostro paese in un contesto europeo”. Il socialista sardo ha specificato che “l’organizzazione delle politiche sociali locali fino alla costruzione di
carattere europeo devono prevedere un approccio di tipo interdisciplinare, in
altre parole elevati standard”. Per Serpillo quindi servono “convergenza
e collaborazione nel convincimento nel valore etico di operare per la
parte debole della società”. In sostanza per la politica occorre “capacità di armonizzazione la politica europea per far recuperare lo sviluppo
economico” necessario, per la politica un “cambio di passo per trovare direttrice e innescare welfare attivo”. E conclude che occorre “uno sforzo di riconversione culturale per immaginare un’Europa che archivia le
politiche liberiste per il bene comune”.

Bruno Molea
Il presidente dell’AICS, Bruno Molea, ha messo in evidenza il dato di impoverimento emergente che inizia ad avere statistiche
allarmanti, affermando “ridare risorse è tra i maggiori esempi di welfare”.
Marco Andreini
Andreini, responsabile Welfare Psi, ha voluto ricordare che il “Welfare è nato per dare assistenza ai cittadini, tutti i cittadini devono
avere i diritti”. E ha criticato il jobs act, a suo dire, copiato dai tedeschi.
Carmelo Barbagallo
Il segretario confederale della Uil ha denunciato le “distorsioni del Jobs Act e quindi non si può proporre questo modello tedesco”. Sul Welfare occorre rimettere in circolo il “merito contro il clientelismo, in questo Paese disegnato nel secolo scorso, adesso il mondo è
cambiato, si sono arricchiti i ricchi e impoveriti i poveri”. E racconta “un giovane
oggi inizia a lavorare a 40 anni” il rischio è che “i giovani italiani non abbiano futuro, il
Paese sta rischiando di scomparire, qui nemmeno gli immigrati si
fermano perché puntano alla Germania”. Il sindacalista ha ricordato la
Legge Fornero come “atto criminale che ha intascato i soldi dei lavoratori
dipendenti delle imprese. I lavori dei dipendenti come bancomat”.
Bruno Molea
Ha ripreso la parola Molea sottolineando come “la
riforma welfare, il modello che fino adesso ci ha accompagnato non è
attuale perché è cambiata la società, e quindi si rende necessario nuovo
modello di welfare”. E ha aggiunto: “Cambiato il modello e le condizioni di lavoro, il è welfare da ripensare e da
riformulare tenendo presente i cambiamenti” tutto questo “per dare risposte ai nostri problemi,
tenendo conto della nostre mutazioni sociali”. E ha concluso “La gente oggi è meno
disposta a rinunciare a qualcosa di suo per il benessere degli altri, un
problema evidenziato dai numeri dell’immigrazione”.
Lello Di Gioia
Il Deputato del Psi, Lello Di Gioia, ha iniziato sottolineando come sia da “riformare la legge Fornero” perché “chi guadagna sono magistrati e
professori universitari in pensione con percentuale 102%”. Tornando al lavoro nota come
“sul mercato del lavoro è necessario non guardare altri modelli, partendo
da quello tedesco”. E ha voluto precisare: “lo Stato sociale non è solo la pensione e
l’assistenza o l’emergenza abitativa, lo stato sociale è la famiglia”. Guardando al futuro aggiunge:”nel futuro le pensioni si avranno ma con rendimenti bassi, se si entra
nel mondo del lavoro a 40anni è inevitabile che il rendimento sia basso
e quindi in possibili stato di società e ciò porta a una riorganizzazione
delle pensioni”. E conclude evidenziando: “Lo Stato sociale dobbiamo rivederlo nel suo insieme” quindi soprattutto per quel che riguarda “pensioni, sanità, e
sanità integrativa”.
Redazione Avanti!

Gli articoli precedenti sulla Festa di Marina di Carrara: 

Rifacciamo l’Europa
L’Avanti! ieri, oggi e domani
Bisogna superare Mare Nostrum
Sud la crisi nella crisi
Ripartire dal PSE

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