venerdì, 24 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Abu Mazen, Israele
ci ha dichiarato guerra
Pubblicato il 30-10-2014


Spianata-delle-moscheeNella città santa si sono innescate delle reazioni a catena che difficilmente riporteranno la situazione alla normalità, anche se le tensioni ci sono sempre state. La scintilla è stata l’attentato alla fermata del tram della “Collina delle Munizioni”, una settimana fa, dove ha perso la vita una bambina ebrea di appena tre mesi. Dopo questo fatto ci sono stati scontri tra palestinesi e israeliani, ma a complicare ancora di più la situazione, la vicenda di Yehuda Glick. La polizia oggi ha sparato, uccidendolo, contro il palestinese sospettato di essere responsabile del tentato assassinio dell’attivista israeliano di estrema destra Yehuda Glick, avvenuto ieri sera a Gerusalemme. Lo riferisce il portavoce della polizia, Micky Rosenfeld. Il giovane palestinese ha sparato a Glick all’uscita da una conferenza in cui si discuteva di promuovere l’accesso degli ebrei alla Spianata delle moschee. L’agenzia di stampa ufficiale palestinese, Wafa, ha identificato il palestinese ucciso, Mu’atez Hijazi, un trentenne che è stato rilasciato nel 2012 dopo aver trascorso unidici anni in una prigione israeliana.

L’attentato ha innescato la dura reazione da parte degli israeliani che hanno chiuso l’accesso al luogo di culto della moschea di Al Aqsa, uno dei tre luoghi più sacri dell’Islam. Gerusalemme torna ai tempi della vecchia tigre, Ariel Sharon, l’uomo che voleva radere al suolo Gaza. Quella di oggi è infatti stata la prima chiusura completa del sito dal 2000 e che allora diede il via al riaccendersi della seconda intifada palestinese, tanto che oggi, in seguito alla chiusura, il presidente dell’Autorità Palestinese, Abu Mazen tuona da Ramallah bollando questa decisione israeliana con parole di fuoco: “Equivale a una dichiarazione di guerra”.

Ma alla mortificazione palestinese ha reagito la Svezia che, dopo averlo annunciato agli inizi del mese, oggi ha riconosciuto ufficialmente lo Stato della Palestina: “Il riconoscimento è un contributo ad un futuro migliore per una regione che per troppo a lungo è stata caratterizzata da negoziati congelati, distruzione frustrazione”, ha scritto Margot Wallstrom, ministro degli Esteri svedese, nel quotidiano Dagens Nyheter, aggiungendo che “secondo alcuni questa decisione è prematura, ma io temo che sia invece tardiva”. La Svezia è il primo Paese membro dell’Ue che riconosce la Palestina: “Noi oggi apriamo la strada” tra i Ventotto “e speriamo che altri seguiranno il nostro esempio”, l’obiettivo dichiarato del riconoscimento è sostenere i palestinesi moderati rendendo il loro status più simile a quello di Israele nei negoziati di pace.

Ma per il momento l’Ue fa fatica a prendere una decisione fino a oggi malvista dagli Stati Uniti che difatti hanno condannato il riconoscimento svedese.

Quanto all’Italia oggi la Farnesina ha condannato la costruzione di nuovi insediamenti a Gerusalemme Est. La decisione delle Autorità israeliane di avviare la pianificazione della costruzione di oltre 1000 nuove abitazioni a Gerusalemme Est, per il ministro degli Esteri Mogherini, oltre a essere “illegale ai sensi del diritto internazionale”, solleverebbe “nuovi dubbi” sull’effettiva intenzione del governo israeliano di arrivare a una soluzione del conflitto israelo-palestinese secondo la formula dei due Stati.

Un passo per il riconoscimento della Palestina è stato compiuto alcuni giorni fa dal PSI con una mozione  presentata alla Camera. “Le recenti vicende – si legge nella mozione – hanno dimostrato, ad avviso di molti autorevoli analisti, la necessità di rafforzare la leadership legittima del presidente palestinese Abbas e delle istituzioni palestinesi con capitale Ramallah, scongiurando il rischio di un rafforzamento di altre entità politiche che pretendano di rappresentare i palestinesi”. E ancora “la richiesta palestinese di un riconoscimento statuale non appare compromettere in alcun modo i legittimi interessi israeliani, mentre una sua dilazione si configura come un mancato riconoscimento di una legittima aspirazione”.

Infatti, “il dialogo israelo-palestinese – si legge sempre nella mozione – deve certo trovare una sua dimensione bilaterale e questa dimensione bilaterale non potrebbe che avere un impulso positivo dal porre entrambi gli interlocutori su un piano di parità formale”.

La contesa sulla Spianata delle Moschee appare come un affronto ai musulmani, ma anche agli accordi internazionali: bisogna ricordare infatti che dopo la Guerra dei Sei Giorni del 1967 Israele e Giordania siglarono un’intesa sullo status della Spianata che, tra l’altro, vieta agli ebrei di recitarvi preghiere, esattamente quello che si proponeva di fare il rabbino Yehuda Glick.

Maria Teresa Olivieri

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