venerdì, 24 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Bellanova: bonus
a neomamme si aggiunge
a sostegni già in essere
Pubblicato il 30-10-2014


“Ogni provvedimento che vada a sostegno delle donne, quelle che scelgono di diventare madri e quelle che affrontano la scelta ancor più difficile, nel nostro Paese, di diventare madri e continuare a lavorare, ogni provvedimento a loro favore non può che incontrare il mio plauso e il mio impegno, per tutto quello che mi compete, affinché sia al più presto realizzato”. Così si è recentemente espresso il sottosegretario al Lavoro, Teresa Bellanova, commentando con Labitalia quanto annunciato dal premier Renzi in merito al bonus di 80 euro specificamente dedicato alle neo mamme a partire dall’1 gennaio 2015.

“Una misura che va ad aggiungersi ad altre già in essere, penso ad esempio al voucher asili nido e baby sitter, già in vigore dallo scorso anno, con una dotazione di 20 milioni di euro all’anno per il triennio 2013-2015 già stanziati, e sul quale siamo intervenuti per semplificare i criteri di accesso per le neo mamme che vogliono rientrare al lavoro subito”, ha detto la sottosegretaria.
“Penso inoltre al capitolo del Jobs Act – ha aggiunto Bellanova – che si occupa in maniera articolata della tutela della maternità e della genitorialità, prefigurando misure per la conciliazione, per l’estensione di alcune tutele alle lavoratrici che ne sono a tutt’oggi prive, per la realizzazione di servizi alla famiglia e all’infanzia”.

Per il sottosegretario al Lavoro, si tratta di “un quadro dunque che va componendosi nella direzione di maggiori diritti, sostegno, tutela delle donne di questo Paese”. “Anche questa del bonus bebè, come le altre misure in fase di predisposizione, va riempita di dettagli e certamente è una sfida complessa, reperire le risorse necessarie e far quadrare il cerchio delle diverse esigenze delle categorie e delle fasce sociali di questo Paese. Ma sappiamo che la sfida si perde solo se non la si affronta, e che in questo caso si tratta di ampliare i diritti e le opportunità”, ha concluso Bellanova.

Il Tfr va in busta paga, ma con possibile batosta fiscale 

Alla fine il Tfr direttamente nella busta paga dei lavoratori ha trovato spazio nella bozza di legge di Stabilità presentata mercoledì scorso dal governo. A differenza di quanto ventilato nelle settimane precedenti, però, il “bonus” non sarebbe (il condizionale è d’obbligo fino all’approvazione definitiva) soggetto a tassazione agevolata, bensì a tassazione ordinaria secondo le aliquote progressive, aggiungendosi dunque all’imponibile. Dal punto di vista dei costi/benefici, l’opzione Tfr direttamente in busta non sembra conveniente, specie per i redditi medio alti.

La durata – Sarà possibile destinare anche tutto il Tfr maturato nel corso dell’anno in busta paga a partire dalle retribuzioni del primo marzo 2015 fino al 30 giugno 2018. Vale solo per i dipendenti privati (esclusi settore agricolo e badanti): è su base volontaria ma, una volta partita, la richiesta sarà irrevocabile fino al 2018. Il ruolo delle banche – Il Tfr in busta paga è dunque realtà, anche per l’accordo raggiunto con le banche che funzioneranno in pratica da tesoreria per l’anticipo effettivo ma avranno la doppia garanzia statale (Inps e un fondo con 100 mln di dotazione) in caso di mancata restituzione da parte delle imprese. Inoltre, gli istituti di credito che anticiperanno alle imprese le risorse per pagare il Tfr in busta paga avranno la stessa remunerazione che oggi viene garantita al Tfr in azienda (1,5% più lo 0,75% del tasso d’inflazione).

Il dibattito dunque sulla proposta legislativa di anticipare il Trattamento di fine rapporto (Tfr) nelle busta paga dei lavoratori per aumentarne il potere d’acquisto è ancora molto acceso. A fronte di un aumento di liquidità mensile che sicuramente gioverebbe alle tasche degli italiani eleggibili nel bacino (6 milioni e 500 mila dipendenti di aziende private con meno di 50 dipendenti), sorgono ostacoli e criticità per le aziende e la prospettiva previdenziale dei lavoratori. A tale riguardo – si segnala per ogni opportunità – è possibile approfondire la tematica consultando la guida realizzata dalla Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, che illustra i punti chiave della misura varata.

Inail, la Carta dei Servizi

Concepita “in formato aperto”, aggiornata periodicamente sulla base delle innovazioni legislative e del confronto con gli utenti dell’Inail, la Carta dei servizi è disponibile sul portale, nella sezione Amministrazione trasparente, con l’obiettivo di facilitare gli utenti nell’identificazione e fruizione dei servizi messi a disposizione. Il documento è espressione del profondo rinnovamento organizzativo dell’Istituto nell’ultimo decennio, per effetto del potenziamento delle attività di prevenzione per la sicurezza nei luoghi di lavoro, dello sviluppo della “strategia per la salute” nel nuovo modello sanitario Inail, e dell’acquisizione delle funzioni di ricerca, prima svolte dal soppresso Istituto superiore per la prevenzione e sicurezza del lavoro (Ispesl).

Un documento di agevole consultazione. La Carta illustra, attraverso schede sintetiche, i principali servizi erogati dall’Inail. In linea con la programmazione economico-finanziaria dell’Istituto, la Carta è strutturata in sette macro-aree, omogenee per tipologia di servizi erogati agli utenti: le oltre novanta schede sono, quindi, ripartite tra rapporto assicurativo con i datori di lavoro; prestazioni economiche assicurative; prestazioni sanitarie; prestazioni per la riabilitazione e il reinserimento nella vita di relazione; prestazioni protesiche; prevenzione e sicurezza sul lavoro; prestazioni di certificazione e verifica.

Una struttura di presentazione unica per tutti i servizi. Ciascuna scheda sintetica riporta i principali elementi che caratterizzano il processo di erogazione del servizio, permettendo all’utente, in maniera semplice ed esauriente, di avere informazioni sulla tipologia e denominazione del prodotto, sul destinatario, sulle principali caratteristiche e finalità nonché sulle modalità di richiesta ed erogazione, compresi, ove previsti, i costi a suo carico.

Dai compiti istituzionali dell’Inail ai diritti degli utenti. La Carta è corredata da una serie di allegati, contenenti gli standard di qualità dei servizi approvati all’inizio del 2014, le modalità di individuazione degli indicatori di monitoraggio e il sistema di tutela a garanzia del loro rispetto. Nell’introduzione vengono descritti, in termini generali, il ruolo e le funzioni dell’Istituto, le categorie dei principali utenti/stakeholder e le modalità di erogazione dei servizi. Sono, inoltre, riportati i termini previsti per la conclusione dei procedimenti in favore di lavoratori e aziende. Trasparenza e massima accessibilità. Nel rispetto di un servizio pensato a misura dell’utenza, è stata posta attenzione anche alla semplificazione del linguaggio utilizzato in ambito tecnico-normativo. Il risultato finale è un prodotto in formato aperto, fruibile sul web, in grado di qualificarsi come base sulla quale impostare i rapporti con utenti e stakeholder, a partire dai principi della trasparenza e della massima accessibilità.

Trasporti terrestri, in 5 anni le denunce di infortunio in calo di oltre un terzo

Tra il 2008 e il 2013 il numero degli infortuni denunciati nei trasporti terrestri, che comprendono le attività di trasporto merci mediante condotte e il trasporto di passeggeri e merci su strade e ferrovie, è diminuito del 36%, passando da circa 27mila casi a oltre 17mila. È quanto emerge dal periodico statistico Dati Inail, che nel suo ultimo numero dedica un approfondimento a questo comparto, in cui sono impiegati quasi due terzi dei circa 1,4 milioni di addetti del settore strategico dei trasporti e della logistica, che riveste un’importanza fondamentale per le famiglie e le imprese italiane.

Tre incidenti su quattro legati alle merci pesanti. In media il 44% degli infortuni indennizzati dall’Istituto nell’intero settore trasporti e magazzinaggio si verifica proprio nei trasporti terrestri. Tre casi su quattro, in particolare, riguardano i trasporti pesanti (legname, bestiame, rifiuti…), mentre un caso su quattro avviene nell’ambito del trasporto passeggeri con autobus, tranvie, taxi e funicolari in aree urbane e suburbane. Quote residuali si registrano invece nel trasporto ferroviario interurbano di passeggeri e in quello delle merci su ferrovia e mediante condotte di gas e liquidi.

La classe di età più colpita è quella tra 35 e 49 anni. Dal punto di vista anagrafico, la classe di età più colpita è quella dei lavoratori tra 35 e 49 anni (46%), seguita da quella tra 50 e 64 anni (29%), mentre a livello territoriale più della metà degli infortuni si concentra nelle regioni dell’Italia settentrionale (rispettivamente il 29% nel Nord-Ovest e il 26% nel Nord-Est), con il restante 45% distribuito in modo uniforme tra Centro e Meridione. A fronte di una flessione nazionale degli infortuni indennizzati pari al 32,6% (dai 21.479 del 2009 ai 14.473 del 2013), nello stesso arco di tempo tutte le aree geografiche hanno fatto registrare una riduzione percentuale significativa, con valori compresi tra il -29,5% di Sud e Isole e il -38,3% del Centro.

Su strada otto morti su 10. Il calo degli infortuni nel comparto dei trasporti terrestri è ancora più marcato se si concentra l’analisi sui casi mortali indennizzati, che nel periodo 2009-2013 si sono praticamente dimezzati, passando da 81 a 41. La loro percentuale rispetto al complesso del settore dei trasporti e della logistica è salita, però, al 73% e si concentra, con otto morti su 10, soprattutto nel trasporto merci su strada.

Dal 2011 in diminuzione anche le malattie professionali. Le malattie professionali denunciate, che nel 76% dei casi interessano il sistema osteo-articolare, fino al 2011 hanno fatto registrare un andamento crescente per poi diminuire di circa il 12% tra il 2011 e il 2013. A differenza degli infortuni, le denunce in questo caso sono concentrate soprattutto nelle regioni del Meridione e del Centro Italia, con quote pari, rispettivamente, al 45% e al 28% del totale.

Carlo Pareto

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