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Opinioni e commenti
 

Boom di disoccupati … ma cresce l’occupazione
Pubblicato il 31-10-2014


DisoccupazioneUna piccola, ma buona notizia sul fronte della disoccupazione arriva dai dati dell’Istat. L’Istituto di Statistica segnala difatti che a fronte di un aumento del tasso di disoccupazione, cresciuto di uno 0,1% – 12,6% totale, il più alto dall’inizio delle serie storiche (2004) – è aumentato però anche il numero degli occupati di uno 0,4% su agosto (+82 mila) e dello 0,6% su base annua (+130mila posti).

La contraddizione è solo apparente perché il contemporaneo aumento dei due indici e di segno opposto, è dovuto all’aumento della partecipazione al mercato del lavoro e al calo delle persone inattive. A settembre 2014 gli occupati erano 22 milioni e 457 mila. Si tratta del livello più alto da maggio 2013. Così il tasso di occupazione risulta pari al 55,9% in crescita di 0,2 punti percentuali in termini congiunturali e di 0,5 punti percentuali rispetto a settembre 2013.

Contestualmente decresce di quasi un punto – -0,9% – il numero degli individui inattivi, cioè né al lavoro, né in cerca di lavoro rispetto al mese precedente e del 2,1% rispetto a settembre del 2013. Il tasso di inattività, pari a 35,9% cala di 0,3 punti percentuali in termini congiunturali e di 0,7 punti su base annua.
Per quanto riguarda la disoccupazione giovanile il tasso tra i giovani a settembre è al 42,9%, anche questo dunque in calo di 0,8 punti rispetto ad agosto, ma in aumento di 1,9 punti rispetto a settembre 2013. L’Istat spiega che i senza lavoro tra i 15 e i 24 anni sono 698 mila, l’11,7% del totale della popolazione in questa fascia di età.

L’aumento del numero degli occupati è un primo segnale positivo sul fronte lavoro, anche se è dovuto essenzialmente alla diminuzione del numero persone che si sono rimesse a cercare un impiego e hanno accettato un lavoro purchessia, anche se precario e/o sottopagato. Ancora presto per dire che siamo in presenza di un’inversione di tendenza, ma meglio di niente e comunque sufficiente a spingere il Presidente del consiglio a lanciare in rete tweet di giubilo: Aumentano i posti di lavoro: più 82mila persone sul mese scorso, più 150mila da aprile. Solo con il lavoro #italiariparte».

Giovani-disoccupatiPositiva è anche la riduzione del tasso di disoccupazione giovanile, a testimonianza, spiegano gli esperti, che l’aumento di occupati ha coinvolto anche giovani, oltre che ai segmenti più in difficoltà. I fondamentali però restano negativi, con tante aziende ancora in crisi (è di qualche giorno fa il dato dell’Inps di oltre 100 milioni di ore di cig autorizzate a settembre) e con retribuzioni che restano ancora ferme al palo.

Tra le cattive notizie, c’è da registrare il dato generale che proviene dal settore siderurgico, ritornato prepotentemente di attualità con la vicenda degli esuberi alle Acciaierie di Terni (AST).

Il 66% delle aziende italiane attive nel comparto siderurgico – segnala il portale Siderweb – ha registrato nel 2013 un calo di fatturato. Nell’ultimo triennio la redditività è precipitata: le strutture finanziarie dei principali produttori non sono tecnicamente a rischio, ma non sono più adeguate all’attuale capacità di generare reddito. I numeri dei conti economici e degli stati patrimoniali (oltre 2.500 realtà tra produttori, trasformatori, distributori, centri servizio e commercianti di rottame), analizzati dal portale di settore nell’annuale edizione di «Bilanci d’acciaio» evidenziano, se mai ce ne fosse stato bisogno, che la filiera dell’acciaio ha il fiato corto. Le risorse accumulate negli anni d’oro precedenti alla crisi si stanno per esaurire: c’è chi è pronto a scommettere su un «redde rationem» nel settore già entro i prossimi due anni. Una definitiva razionalizzazione della capacità produttiva installata che sembra, da qualche mese a questa parte, l’unica richiesta esplicita del mercato, in sovraproduzione sia a livello nazionale che a livello europeo.

I principali impianti siderurgici italiani (Taranto, Piombino, Terni) pagano difficoltà politiche e gestionali.

Redazione Avanti!

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