martedì, 21 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Cari compagni, non deragliate
Pubblicato il 30-10-2014


Oggi la segreteria è stata quasi unanime (con un solo voto contario) ed ha appoggiato il jobs act e preso le distanze dalla manifestazione della Cgil. Ci sono inveve in giro compagni e amici che in assoluta buona fede pensano che occorra smarcarsi al più presto da Renzi e dal governo. Posizione legittima e anche comprensibile perché Renzi fa di tutto per non farsi amare dalla nostra gente. Però costoro traggono la conseguenza, questa davvero insostenibile, di farlo assumendo posizioni che sono estranee alle scelte compiute dal Psi almeno negli ultimi quarant’anni. E cioè sposando l’estremismo e il corporativismo sindacale, perfino la posizione della Fiom, la più storicamente estranea al nostro riformismo. Mi rivolgo con questo articolo a loro. Le grandi trasformazioni del mondo impongono ad ognuno di noi di saggiare le nostre convinzioni, di misurarle con la realtà. E anche di cambiarle se la realtà svela la necessità di nuove consapevolezze.

Questo è anzi segno di maturità e spesso di intelligenza. Nessuno può contestare nemmeno che si possa cambiare partito o collocazione. Come vi è noto, e come mi viene a volte perfino rimproverato, anziché apprezzare la scelta che mi é costata ciò che per altri é obiettivo di vita e di morte, per una fase io stesso ho preferito un accordo con la Casa delle libertà a quello con una sinistra giustizialista e dipietrizzata. Poi, appena si è accesso il lume della Costituente socialista ho fatto i bagagli per aderirvi. Dunque, perché non ammettere che altri possano compiere un percorso analogo, anche se in versione diversa? Quello che non sopporto è che taluni ritirino la patente di socialista a chi non la pensa come loro, e che lo facciano addirittura in nome di una coerenza con la tradizione socialista.

Penso di non essere così giovane e neppure così disattento da non ricordare le nostre scelte e da non saper cogliere il significato di taluni passaggi. Il nostro socialismo riformista non ha mai considerato intangibile né il diritto del lavoro, né lo stato sociale. Basterebbe rifarsi alla conferenza di Rimini del 1982, a quella del 1990 e, più recentemente, alle Primarie delle idee del 2007. Proprio in quest’ultima circostanza ricordo che si prese a modello da un lato la flex security del Pse e le elaborazioni di Marco Biagi, che era un socialista e che ho frequentato ai tempi della Fgsi, e dall’altro le intuizioni di Pietro Ichino, sul modello danese, che noi invitammo ad esporre in quell’assise. Che c’entrano queste idee con quelle della Cgil e in particolare della Fiom? Esiste una posizione che nel nostro piccolo partito non è in sintonia né col passato più remoto né con quello più recente e magari si rifà a un passato ancora più antico? Perfetto. Coloro che sostengono queste posizioni non accusino però gli altri di mancata coerenza verso la storia del Psi.

E soprattutto usino bene i termini della polemica politica. Oggi chi non la pensa come loro non solo pecca di mancanza di tasso di socialismo (vecchia, stantia accusa da tribunale delle ideologie), ma diventa renziano, filo governativo, moderato. Orbene renziano io non lo sono mai stato e i miei articoli lo dimostrano, anche se riconosco a Renzi le ragioni quando le ha. Quella di filo governativo non credo possa essere accusa accettabile, visto che il nostro segretario è al governo e i nostri parlamentari ne votano la fiducia. Moderato non è il termine esatto da contrapporre ad estremista o massimalista. Il termine giusto é riformista. Avete mai sentito Landini definirsi tale? Lui non è per la cogestione, ma al massimo per la codeterminazione. Il linguaggio svela bene i concetti.

Siamo pochi. Siamo ridotti al lumicino. E se siamo ancora vivi e insieme una ragione ci sarà. Io ho sempre pensato che la ragione principale sia quella di salvare una storia. Poi vengono tutte le altre. Consiglierei allora a tutti di conoscere bene questa storia, di non forzarla, di non travisarla. Un partito, non succederà perché il congresso di Venezia ha sancito l’esistenza di una ampia maggioranza che non credo cambierà al prossimo, che dovesse contestare il Pd da sinistra e collocarsi assieme a quel che resta del partito di Vendola e al futuro partito del lavoro di Landini, e naturalmente contro un governo di centro-sinistra, non sarebbe il mio partito e dovrei rimanerci da posizioni assai diverse. E proprio per salvare la nostra storia. Che non c’entra nulla con queste posizioni. E per coerenza verso me stesso, che fin da ragazzo, da riformista, ho combattuto quelli dell’altra sinistra, che ha preso molte forme, ma è spesso rimasta uguale a se stessa. Sempre rispettandoli. E mai espellendoli, come facevano loro con noi, dall’alveo della sinistra. Sono convinto che se Brodolini fosse ancora vivo oggi cambierebbe il suo slogan e direbbe: “Da una parte sola, dalla parte dei disoccupati”.

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Commenti all'articolo
  1. Potremmo essere noi socialisti coloro che aprono un dialogo coi sindacati e fanno proposte concrete sui temi del lavoro. La disoccupazione porta alla disperazione, che può diventare l’anticamera della violenza. I lavoratori sono la parte onesta e produttiva del paese, cerchiamo delle soluzioni da una parte con loro, dall’altra con la Tyssen e le altre multinazionali, questa volta battendo veramente i pugni sul tavolo, e non c’è bisogno di dire per cosa. Il riformismo socialista è la chiave di apertura per un dialogo e un confronto che porti ad una maggiore giustizia sociale. Applichiamolo evitando le polemiche al nostro interno.

  2. Nessuno vuole valutare seriamente quale sia il grado minimo di autonomia che una forza politica deve avere per essere una cosa seria e per non divenire un carrozzone di casi umani, ed in quali atti l’autonomia politica deve manifestarsi.
    L’attuale P.S.I. di Nencini ricorda il Partito dei Contandini dell’Unione Sovietica.

  3. Da una parte sola quella dei disoccupati e del lavoro che non lo creerà il jobs act o nuova normativa sul lavoro, ma creerà nuove ingiustizie e vedrete che in Parlamento sarà modificato da quella parte di PD che non lo riconosce. Nencini, intanto, da come ci segnala Mauro Del Bue riunisce la segreteria e impone che chi non la pensa come lui può anche uscire dal partito. Richiamare la storia è un po’ pericoloso perché nella storia del PSI non ci sono solo i socialisti provenienti dalla storia di Saragat ci sono anche quelli provenienti dalla storia di Sandro Pertini, Riccardo Lombardi e coloro che sono morti per mano dei fascisti e sono tanti. In questo pantheon non c’è certamente Nencini perché il congresso di Venezia è stato un congresso finto in quanto i delegati sono stati eletti a tavolino e non ci è stato permesso fare nessun ragionamento politico e nessuna votazione quindi il congresso è stato finto. L’articolo 4 dello statuto esplicita chiaramente: 1.Ogni persona (avrei scritto cittadino, ma questi sono i tempi) iscritta al partito ha diritto di:
    a. essere compiutamente informata così da garantirne l’effettiva partecipazione alla vita interna del partito, così come alla elaborazione delle sue linee politiche e programmatiche;
    b. partecipare all’elaborazione della linea politica e programmatica del Partito;
    esprimere e sostenere in ogni sede, di Partito o pubblica, le proprie posizioni ideali, religiose culturali e politiche, ANCHE DIFFORMI DA QUELLE SOSTENUTE DALLA MAGGIORANZA DETERMINATESI NEL PARTITO;
    d. esigere la regolare convocazione….
    Mi fermo qui lo statuto lo conosci, pertanto rigetto completamente questo articolo e l’altro giorno ti sei offeso perché quello che avevi scritto era una sciocchezza questo articolo invece è una offesa a tutti i SOCIALISTI DEMOCRATICI.
    FATELA FINITA E DATEVI DA FARE PER FAR CRESCERE IL PARTITO E NON FARLO MORIRE ALLA CODA DI RENZI E DEL SUO “balbuziente” SERRA.

  4. Potrei dire che hai ragione in tutte le argomentazioni e le osservazioni da te fatte, ma una cosa che non capisco, perchè continuiamo a chiamarci SOCIALISTI. Purtroppo anche il nostro riformismo è stato manipolato.In nome di una società che continua a privilegiare le Banche e i suoi banchieri, industriali che predicano bene e razzolano male, che non ci pensano nemmeno un minuto, a trasferire le loro aziende in altri stati ove lo sfruttamento delle persone non è controllato per non parlare dei commentatori politici e giornalisti vari che inneggiano al Presidente del consiglio per le sue genialità. Capisco che la società è cambiata ma chi ci dice che questa nuova società fondata sull’ individualismo e sul personalismo e dell’arricchimento personale, vedi messaggi che Renzi ha lanciato alla Leopolda con il garage dove Steve Jobs con sua Apple. Messaggi che si contrappongono a Piazza San Giovanni che potrai definirli del passato ma che in questa società cercano di difendere i più deboli. Ma può un socialista in nome di una società così sbilanciata verso chi pensa che bisogna fare una legge per evitare gli scioperi e che l’art. 18 è una cosa inutile e che poveretti gli industriali non riescono a licenziare come vorrebbero i lavoratori. Ma come può un segretario del PD abbracciare AD della FIAT che solo perchè i lavoratori erano iscritti al sindacato li ha licenziati e lui pur in presenza di una sentenza della giustizia Italiana non ha accettato, pur pagandoli, di farli ritornare a lavorare. Un amministratore delegato che trasferisce la sede legale FIAT in Olanda perchè paga meno tasse, però nel contempo continua ad usufruire della cassa integrazione che è pagata dagli stessi lavoratori. o tantissimi industriali che hanno trasferito le loro industrie in oriente vengono in Italia e dalle TV fanno i sapientoni e i giustizialisti. Ma caro il mio giornalista hai mai avuto a che fare con un imprenditore privato?. Se non guadagnano 5 volte quello che danno al lavoratore dicono che ci rimettono. Sicuramente ci saranno imprenditori più onesti ma questi in televisione non ci vanno perchè dovrebbero mentire sapendolo di fare. Mi auguro che il partito socialista e i suoi dirigenti cambiano atteggiamento verso i lavoratori perchè è vero che siamo rimasti in pochi ma vorremmo che fossimo ricordati, quando scompariremo del tutto, visto l’asservimento a Renzi e al PD, che è stato il partito che ha proposto e voluto fortemente lo statuto dei lavoratori. ed altre conquiste sociali ove i socialisti, allora si RIFORMISTI hanno voluto per i cittadini.

  5. E’ incredibile che chi ha portato il partito socialista italiano all’1% voglia anche dare lezioni… e non mi riferisco tanto al direttore Del Bue, che sostiene delle posizioni legittime, ma che personalmente non condivido. Mi riferisco invece a Nencini e company che, dal 2008 ad oggi, hanno saputo solo scodinzolare dinanzi agli ex democristianocomunisti del PD per un piatto di lenticchie. L’unico socialismo che riconosco è quello dalla parte dei lavoratori contro l’arroganza del padronato, di cui Renzi è espressione. Lo dimostrano i fatti recenti: uno Stato che manganella gli operai e lascia impuniti i grandi evasori fiscali. Si vergognino, non dico altro.

  6. Mauro, solo una domanda: qual è la questione più delicata che caratterizza un Governo? I singoli atti, che possono essere criticati e magari anche corretti o il complesso delle norme costituzionali e delle leggi elettorali dalle quali si evince un disegno oligarchico? La qualità della democrazia è o non è ciò che caratterizza un governo e una maggioranza che lo sostiene? Ci possono essere momenti in cui partiti e movimenti, pur tanto diversi fra loro, si alleano per arrestare o tentare di arrestare la deriva autoritaria? La Resistenza vide alleati partiti profondamente diversi e nessuno deragliò dalle idealità che furono alla base della loro nascita. Circoscrivere tutta la questione solo al job act o poco più per dare un giudizio complessivo sul Governo e la maggioranza che lo sostiene è riduttivo ed è una astuzia francamente inaccettabile.
    Infine spero che le idee non si valutino solo con il peso dei numeri (se questo fosse il metro di giudizio sai quante conclusioni aberranti si trarrebbero).

  7. “Esiste una posizione che nel nostro piccolo partito non è in sintonia né col passato più remoto né con quello più recente e magari si rifà a un passato ancora più antico”. Al a tradizione del Partito Socialista Italiano che nasce dalle leghe operaie. Al pensiero di Riccardo Lombardi, uno degli artefici della stagione delle riforme fatte nell’interesse delle classi subalterne e non di quelle privilegiate. Una linea politica ben diversa da quella del gruppo dirigente del PSI, che in un partito rispettoso della democrazia è consentito criticare, nella speranza, domani, di cambiare rotta.

  8. Al mio caro amico Del Bue poche parole. Così come nel passato avremo modo in altre sedi di spiegare chiaramente una posizione diversa dalla sua e da quella di Nencini. Nel merito dell’articolo di oggi, nel quale si vorrebbe fare intendere che i compagni che sono andati alla manifestazione del 25 ottobre o che contestano la politica economica del governo e il Jobs Act o si lamentano della non-politica di Riccardo Nencini sarebbero fuori dalla cronaca e dalla storia del PSI (la stessa cosa che Renzi dice dei suoi reduci, invitandoli ad andarsene), faccio due considerazioni. Ma chi l’ha detto che non si può stare nel presente cercando di capire ciò che succede oggi con occhi nuovi rispetto alle politiche del passato? Secondo, se vogliamo stare alla storia del socialismo riformista italiano, ricordo una frase di Filippo Turati che gode ancora ai miei occhi di qualche considerazione. “Compito dei socialisti è difendere i lavoratori anche quando sbagliano”, che significa che le ragioni e le cause di una lotta contano di più degli eventuali difetti di chi la promuove. Sul documento votato ieri dalla Segreteria meglio stendere un velo pietoso e per amore di cronaca dico al Direttore dell’Avanti che poteva registrare l’assenza e la non partecipazione ai lavori degli esponenti di Iniziativa Socialista.

  9. Caro Direttore del Bue, ho letto molto attentamente questo suo articolo. E tra le tante cose scritte, quella che più mi ha colpito è stata questa “Il nostro socialismo riformista non ha mai considerato intangibile né il diritto del lavoro, né lo stato sociale”.
    Quando ho letto questa frase, per fortuna che ero seduto perché non credevo a quello che stavo leggendo.
    Ora, nel 1892 a Genova nasce (prima di tutti i “riformismi”) il Partito dei Lavoratori……..poi divenuto Partito Socialista Italiano.
    Ebbene, proprio in virtù di quella origine qualche nostro stimato Compagno (non ricordo se Lombardi o Nenni) ebbe a dire che è “MEGLIO AVERE TORTO STANDO DALLA PARTE DEI LAVORATORI, CHE RAGIONE CONTRO DI ESSI”.

    Non commento il ragionamento sul congresso di Venezia e agli assetti futuri del partito, che sembra di capire Ella guarda con benevolenza, per dirle che la gara a chi è “più socialista di” è stata fatta anche dal nostro Segretario.
    Fraterni abbracci.

  10. Caro Direttore, se hai partecipato alla direzione del partito dove si è deciso sul Job Act, il tuo articolo puzza di coda bruciata. Mi spiego meglio escusatio non petita………. perchè hai la necessità di provocare, chi sicuramente non è della stessa opinione della direzione, articolo decisamente masochista, oppure perchè così li fai sfogare contandoli?

  11. Ho già invitato personalmente i lettori, non so se sono tutti socialisti, se sono iscritti al Psi, a evitare nei loro commenti frasi che ritengo offensive. Questo non è Facebook, è un giornale di partito. Lo dico a L.P e a Bulzacchelli perché io non ho mai censurato nessuno, ma mi vedrò costretto a farlo con chi approfitta della mia disponibilità per lanciare accuse sgangherate e offese inaccettabili. La nostra comunità politica ha delle regole. I congressi svolti sono tutti regolari, gli organi decidono col voto, l’Avanti è un giornale politico che dirigo con passione e gratuitamente, con collaboratori validi e pagati meno di qualsiasi operaio, che in un anno ha triplicato i suoi lettori. Deve essere rispettato al pari del partito di riferimento. Inoltre vi comunico che dopo cento smentite sulla cosiddetta abolizione dell’articolo 18 che non esiste, io sarò anche costretto a non più pubblicare commenti che raccontano ancora una simile panzana. Perché l’Avanti è un giornale serio, che dice la verità. Non si può continuare a sostenere una falsità simile e vedersela pubblicare. E non posso continuare a parlare coi sordi.

  12. “Le “inclusioni dell’altro” a cui allude il titolo dello scritto habermasiano non devono essere intese né come assimilazione dell’altro nel senso dell’appiattimento di tutti i valori, né come chiusura verso il diverso: significa piuttosto che “i confini della comunità sono aperti a tutti”, senza che essi debbano, per poter entrare nella comunità, rinunciare alle loro credenze e ai loro valori. È esattamente in questo che risiede quello che Habermas definisce “patriottismo della costituzione”, ossia un “una convinta adesione ai principi universalistici della Costituzione”: ogni individuo della comunità può credere nel dio e nei valori che vuole, purché si riconosca nei principi costituzionali del Paese in cui vive.”
    fonte: http://www.filosofico.net/habermas8.htm

    Evito, per aver condiviso i principi della Gaia scienza, di citare per apparire. Ma se debbo metterci la faccia e parlare in prima persona devo ammettere di essere perseguitato da troppo tempo da due sindromi: la sindrome di babele e quella di Vecchiatto (personaggio shakespeariano di Gianni Celati).
    La prima mi impedisce di intendere le parole del nostro tempo al di là della loro natura arbitraria, le parole dei metalinguaggi che diventano dogmi, acquitrini stagnanti di senso, paludi della democrazia. La seconda mi fa sentire intrappolato in un terzo reich dell’insolenza e/o dell’arroganza a seconda dei media che lo sostengono e lo diffondono.
    Sperduto in questo al di là dantesco abitato dai fantasmi del senso e della ragione mi sono arrogato la guida di Fernando Santi, il segretario socialista della CGIL che ha saputo coniugare la ragione socialista con le ragioni dei lavoratori. E’ chiaro che così si ci guadagna un abbonamento a vita nelle poltroncine dalla parte del torto, gli unici spazi rimasti dove si può fumare ancora un mezzo toscano accompagnato da un dolcetto fatto ancora coi piedi. Lì, dalla parte del torto, la ragione è dei fessi. E impedito come lo sono dalle mie sindromi mi chiedo se l’uso della retorica politica non dovrebbe adeguarsi a scongiurare il gioco delle tre carte che si sta facendo con la busta paga dei lavoratori, con i diritti costituzionali degli esclusi per vergognosi fini elettorali. E visto che ormai la faccia me la sono giocata è lecito chiedere come si può accettare che la nostra gloriosa polizia sia “usata” per manganellare la gente e accompagnare D’Alema a far pisciare il cane, e che torto c’è a condividere le reazioni a caldo di Landini quando si hanno in mente le note di Yellow Triangle (“Triangolo giallo”) e/o le sue parole ormai consunte:
    First they came for the communists, and I did not speak out
    Then they came for the socialists, and I did not speak out
    Next they came for the trade unionists, and I did not speak out
    And then they came for me!

    Un patriota delle ragioni del Socialismo

  13. Mi spiace, ma non riesco a condividere i tuoi ragionamenti.
    E’ il punto di partenza che ci divide.
    La posizione della CGIL non ha nulla di estremista o di radicale.
    E questo governo non ha nulla di riformista.
    Sulla piattaforma politica che ha messo benzina nel motore della manifestazione di Sabato 25 Ottobre basta documentarsi. Il punto del contendere non è tanto l’articolo 18, quanto l’evanescenza della proposta di politica economica del governo Renzi . La discussione sarebbe lunga, ma in sostanza si affrontano due posizioni. Da un lato, chi pensa di uscire dalla crisi con l’iniezione di modeste dosi di liquidità a famiglie e imprese, e soprattutto con interventi sul mercato del lavoro; dall’altro chi chiede investimenti per l’ammodernamento della macchina dello Stato e delle nostre reti infrastrutturali, e politiche industriali degne di questo nome. Cito i primi passaggi del documento approvato dal direttivo nazionale della CGIL il 27 settembre scorso: “Il Paese ha bisogno di lavoro: solo attraverso investimenti pubblici e privati che lo creino si può praticare quella svolta essenziale per una politica economica espansiva. È inutile e sbagliato cercare di nascondere la situazione dell’Italia – ancora in recessione ed in presenza della deflazione – come si vuole fare affermando che l’unica priorità è cambiare, per l’ennesima volta, le regole del mercato del lavoro. Alla vigilia della legge di stabilità significa avere scelto di dare continuità alle politiche di austerità, causa – non conseguenza – della stagnazione recessiva del Paese”.
    Tutto si può dire, tranne che questa sia la posizione di una sinistra radicale, conservatrice e ottusa. Anzi, direi che queste sono le posizioni di politica economica del PSE e dalla maggior parte, se non della totalità, dei partiti nazionali ad esso aderenti.

    C’è poi un’altra questione, che è questione di metodo, in cui metterei insieme “annuncite” (vale a dire l’idea che una concreta e fattiva azione di governo possa essere sostituita da presentazioni in stile convention aziendale), e la riesumazione di un “decisionismo” oggi del tutto inattuale.

    Non si tratta di questione secondaria, perché sono i metodi usati da Renzi ad aver indotto alcuni osservatori, peraltro lontanissimi dall’area della “sinistra conservatrice che sa solo opporsi al cambiamento”, come Piero Ostellino, a parlare di “deriva autocratica mascherata da riformismo”, o ad evidenziare la “necessità di un soprassalto dello spirito repubblicano”, come fa Giampaolo Pansa; oppure, come Ferruccio De Bortoli, a spiegare che “Il marketing della politica se è sostanza è utile, se è solo cosmesi è dannoso”. Sull’annuncite si è espresso recentemente in termini molto duri anche l’Economist.
    E non si tratta solo di una questione di “stile” del personaggio Renzi. E’ infatti l’annuncite a far ipotizzare a De Bortoli che l’azione di governo di Renzi, insufficiente e concentrata più sull’apparenza che sulla sostanza, – laddove la sostanza è una sola: come far ripartire la crescita in questo paese – aumenti il rischio che il Paese cada nelle mani della trojka.
    E’ sicuramente annuncite, ad esempio, immaginare di poter adottare un sistema di flex-security finanziandolo con 1,5 miliardi di Euro l’anno, quando tutte le stime del costo di politiche attive e ammortizzatori universali si collocano, per un Paese come l’Italia, tra i 15 e i 20 miliardi l’anno.

    Quanto alla riesumazione del “decisionismo” d’antan: Renzi sta dimostrando un disprezzo inusitato per i corpi intermedi, rivendicando un primato della politica che interpreta in modo totalmente distorto. E lo stesso disprezzo è stato mostrato verso il Parlamento: in pochi mesi Renzi è diventato il recordman della storia repubblicana per l’uso (abuso?) della decretazione d’urgenza e del voto di fiducia.
    Ora, capisco che in tempi turbolenti e difficili ci possa essere la tentazione di recuperare efficienza e velocità del processo decisionale accentrando tutti i poteri nelle mani dell’esecutivo, depotenziando il Parlamento e ignorando i corpi intermedi, nella convinzione che “l’intendence suivra”.
    Ma questi non sono gli anni ’80, riesumare il “decisionismo” di quegli anni rischia di essere un errore colossale.
    Quelli furono gli ultimi anni in cui le democrazie occidentali detenevano il primato economico, e il G8 era davvero l’insieme dei Paese più ricchi e delle economie più dinamiche del pianeta . Non a caso, la società che abbiamo conosciuto in quegli anni in Occidente era definita “dei due terzi”, perché si riteneva che grosso modo i due terzi della popolazione stessero sfruttando ascensori sociali per migliorare la loro condizione. Il che significa che le tensioni sociali erano contenibili, e che vi era ancora una qualche disponibilità di risorse per finanziare politiche redistributive.
    Oggi le cose stanno molto diversamente. Il 90% circa della popolazione è in condizioni di disagio o insicurezza, e sta comunque arretrando sulla scala sociale. Le risorse disponibili per politiche redistributive in Occidente sono scarse, perché non sappiamo più come favorire o far riprendere l’espansione delle forze produttive. Inoltre la società si è fatta totalmente “liquida”, per usare la definizione di Baumann, quindi più difficile da leggere.
    Se i tempi sono più turbolenti, la complessità delle dinamiche sociali molto maggiore, e le risorse scarse, allora per risolvere i problemi bisognerebbe poter contare su un’intelligenza collettiva e diffusa nell’intera società, per leggere i processi di trasformazione sociale in atto e per poter reperire e allocare risorse scarse mantenendo il consenso ed evitando così la disgregazione del tessuto sociale.
    Purtroppo non c’è mediazione tra chi crede che la politica debba favorire l’accentramento dei poteri, liberando gli esecutivi da lacci e lacciuoli, e chi invece ritiene – e io sono fra questi – che la politica debba favorire il sorgere e l’operare di questa intelligenza collettiva, rafforzando il ruolo del Parlamento rispetto all’esecutivo e introducendo strumenti di democrazia diretta, partecipata e di “contro-democrazia” (secondo la definizione di Rosanvallon). Esattamente l’orientamento che il dibattito sta prendendo in Francia, laddove si giudica che il sistema semipresidenziale basato su una legge elettorale maggioritaria non sia più adatto ai tempi.

    Ora.
    I Socialisti dovrebbero sostenere la necessità di politiche economiche espansive, non di politiche basate sulla “svalutazione interna” (il recupero di produttività tramite la compressione del costo del lavoro. Il risultato che si otterrà rendendo più flessibile il mercato del lavoro, vale a dire aumentando la precarizzazione del lavoro, senza finanziare adeguatamente il sistema di ammortizzatori sociali universali).
    I Socialisti dovrebbero sostenere processi di democratizzazione della società, non processi involutivi che portano alla concentrazione dei poteri nelle mani degli esecutivi.
    E queste posizioni – che ci portano, se non in rotta di collisione, quanto meno in dissenso con il Governo Renzi – non sono né insostenibili, né in contrasto con la nostra storia.

  14. E’ la seconda volta che Nencini interviene sulla Manifestazione della CGIL, dimostrando la sua inadeguatezza. Cosa dovrebbe fare chi ha la Tessera della CGIL? stracciarla pur condividendone le proposte e gli obiettivi?. Sono d’accordo con le considerazioni del Compagno L.P. e nel Partito c sono prima di Te e di Nencini. Mi deprimi sapere che è stata convocata la Segreteria Nazionale per confermare “una umiliante sottomissione al populista Renzi”. Sarebbe stato meglio vedere come correggere in meglio le diverse proposte sul Jobs Act e le altre sconcertanti Riforme Elettorali e Costituzionali. La prossima Segreteria sarà convocata per dire SI al Partito della nazione di Renzi?. Ma credete veramente che appiattirsi su Renzi significa avere più consensi?. Se dite che è tanto bravo ed è un eccellente Riformista-Socialista (?) perchè dovrebbero sostenere il PSI, vanno direttamente nel PD con Renzi. Riflettete sulla nostra automia critica e alla difesa della nostra dignità di Socialisti-Riformisti che hanno conquistato le Statuto dei Lavoratori.

  15. Dopo l’ennesimo commento di Assogna confermo che la mia impressione è di parlare col muro. Lo statuto dei lavoratori non è il Vangelo. E lo dico per la cento e unesima volta l’art 18 non si cambia per chi ce l’ha. Non è quello il problema? E allora qual’è, amico e compagno Pecchiari? Sai qual’è, secondo la mia opinione? Il problema come sempre è il potere del sindacato e in particolare della CGIL. Come trent’anni fa. Solo che oggi voi che criticate Renzi, giustamente, preferite la Camusso, a prescindere dal merito.

  16. Ritengo di non offendere nessuno e non intendo offendere nessuno. Puoi informarti che il sottoscritto nelle sue normali possibilità cerca di sovvenzionare il partito. Sono iscritto dal 1968 e se mi permetto delle provocazioni è perché ritengo che l’Italia sta “affondando” e sono pochi i cittadini, oggi, che ancora si impegnano all’interno dei partiti: La mia convinzione è che Nencini voglia portare il partito nel pd di Renzi a questo non ci sto e credo che anche tu quando sarà quel momento non ci starai. Per quanto riguarda il congresso di Venezia ho ancora le convocazioni del congresso dove tutto è stato fatto a tavolino; ho i testimoni. E se deciderai di non pubblicare i commenti che spero siano sempre al peperoncino ti faccio presente che sarò sempre iscritto al partito e la battaglia la farò ugualmente.

  17. Caro Direttore, questo dibattito mi ricorda il motivo per il quale non seguo o vedo poco i vari Ballarò: la stupida contrapposizione che porta, in genere , i partecipanti, ad esporre la loro convinzione senza nemmeno cercare di capire le ragioni dell’altro.

    Nel contempo tutti si autodefiniscono SOCIALISTI. Il guaio è che anche quelli del PD possono, ora legittimamente, definirsi tali.
    Forse sarebbe più opportuno dirsi o no, come fa qualcuno, al Partito.
    Il dibattito è importante ma mi pare che non ci si ricordi in quale momento siamo. Fra non molto, non si discuterà più del lavoro ma dei sussidi di sopravvivenza. E noi siamo qua a scannarci per l’art. 18 e il rispetto della Costituzione.
    Ma perché non attuiamo la Costituzione la dove indica la regolamentazione del sindacato.
    Va ricordato a Landini che quando Brodolini voleva inserire nello Statuto dei Lavoratori la regolamentazione e la cogestione, sul modello tedesco, la CGIL non si oppose. Si oppose duramente la CISL.

  18. Concord assolutamente che lo statuto dei lavoratori non sia il vangelo,ma io penso che non sia nemmeno il libro dell’apocalisse che state minacciando. Da socialista tesserato alla CGIL, penso mi sia dovuto il dirittò di difendere la mia organizzazione sindacale.É se il prezzo sara’ quello di divenire un soggetto estraneo al riconoscimento di questo mio ,per quanto contestabile, purché motivato da quelle che siano ragioni di legittimo confronto e non ad esclusiva verita’ unilaterale. Sara’ ben accolta l’idea,per quanto elementare nella rappresentazione, di essere d’accordo con Lei direttore nella ricerca del reciproco riconoscimento politico.

  19. Per favore compagni, non ci distraiamo. Il Jobs Act è importante, è pieno di cose opinabili contro cui combatte non solo il sindacato (tutto), ma anche una parte del PD, però la ‘madre di tutte le battaglie’ sarà quella della legge elettorale, l’Italicum (meglio Renzellum). È da lì che alla democrazia sgangherata di questa Repubblica potrebbe arrivare il colpo finale regalandoci una maggioranza ad personam per i prossimi vent’anni. È sul voto a quella legge che vedremo di che pasta sono fatti i nostroi compagni deputati e senatori.

  20. Caro direttore i compagni deragliano perchè al timone dal 92 in poi abbiamo avuto solo degli amministratori. Si amministratori, il nostro partito e caduto in un sonno profondo e si sveglierà quando sarà troppo tardi.
    Ma di cosa parliamo della Camusso del jobs act della legge elettorale di Landini, di Renzi? la nostra voce è nulla perchè noi lo abbiamo voluto, questo è il prezzo che bisogna pagare per aver scelto di essere il partito degli amministratori.
    saluti
    pasquale claps

  21. Non credevo di aver offeso qualcuno; se sono stato offensivo me ne scuso, ma non sono mai stato capace di declinare un riformismo senza contenuti. Il riformismo è un metodo, gli obbiettivi dei socialisti non possono cambiare.
    Resta il problema di capire quale tasso di autonomia politica ha l’attuale P.S.I. e se è vivo o tenuto in vita.

  22. Si può anche dire: Ormai voi non deragliate più, da anni e sottolineo purtroppo, siete in un binario morto, questo è il vero problema che attanaglia il popolo socialista.
    Lei Direttore non può mescolare la politica del Psi di Craxi, con quella sia dell’era Boselli e con l’attuale di Nencini.
    Non può paragonare le due conferenze programmatiche dell’82 e del 90, alle primarie del 2007! E di conseguenza nello stesso paragrafo va a centrare le idee della Cgil e della Fiom, e poi insiste con la storia del partito.
    Mi permetta di dire, come ho scritto altre volte, il Psi di Bettino viveva quotidianamente di autonomia, identità, dignità e orgoglio socialista, questi erano i fondamenti del partito, e di questi principi la base era radicata sul territorio.
    L’altro corso politico che ha ricoperto Enrico Boselli e Riccardo Nencini, ha un altra storia, che purtroppo ha indebolito giorno dopo giorno il partito, scelte e alleanze si potrebbero mettere sul banco dei primi imputati, non possiamo scordarci i vari matrimoni elettorali, con il partito dei Verdi ( Sole che ride) o con la Rosa nel Pugno, oppure quando ci fu quella mezza intesa con Sel, che terminò con quella strana litigata a Napoli fra Nencini e Vendola, per poi approdare nel Pd di Bersani, che grazie a lui avete ottenuto il ritorno in Parlamento, (perché anche questo fa parte della storia) e infine avete trovato la pace eterna con il Pd di Renzi, questa è la vostra storia, per capirsi quella del Psi Craxiano non vi appartiene, per tanti motivi e non sarà mai vostra!
    Inoltre, c’è da dire che con questo Jobs act, che difendete a denti stretti, non vorrei che qualcuno di voi avesse l’idea da extraterrestre di paragonarlo alla legge sul taglio dei 4 punti sulla scala mobile, perché sarebbe un errore politico drammatico per la storia socialista.
    Inoltre debbo aggiungere, che lei giustamente ha attaccato sia la Cgil che Fiom compreso il suo leader Landini, ma un accenno alla Convention della Leopolda non c’è, e dire che il suo segretario Riccardo Nencini sedeva in seconda fila, e come dice lei giustamente un po’ di coerenza!
    Concludendo, il commento di Biscardini non solo è stupendo ma ha centrato l’obbiettivo.

  23. Oggi ero all’archivio centrale dello Stato e ho letto le carte Nenni relative alle battaglie dei socialisti per lo Statuto dei lavoratori. Sono tornato a Milano, ho letto il tuo articolo e non posso che rivolgerti lo stesso invito: stai attento a non deragliare…

  24. Del Bue, due domande.
    La prima: nel tuo artIcolo sostieni che stiamo insieme principalmente per salvare una storia. Mi spieghi allora perché Nencini non ha replicato a Renzi quando ha detto che la Sinistra non ha votato lo Statuto dei Lavoratori? È così che difende la nostra Storia?
    La seconda: sostieni che la cancellazione dell’articolo 18 varrebbe solo per i neo-assunti. Posto che nella legge delega tale criteriomnon è affatto definito, ipotizzando che alla fine sia come tu dici, mi spieghi Cosa succede a quel lavoratore, magari quarantenne, che volontariamente passa da un’azienda ad un’altra e quindi, tecnicamente, è un neoassunto nella seconda?

  25. Non è che lo dico io. Lo dice il governo, lo dice il documento votato dal Pd. Io non so se ho a che fare con gente che legge almeno i giornali o è vittima della propaganda di Camusso e Landini. Spero che almeno i socialisti sappiano evitarlo. Se un lavoratore viene licenziato da un’azienda e poi viene assunto da un’altra passerà al nuovo regime, senza rischiare nulla. È un grande problema questo? Quello che personalmente non sopporto è la deformazione della realtà. Ammettiamo, come sostiene il mio amico Besostri, che nulla sia ancora stato deciso e che quel che conta sia solo la delega dove l’articolo 18 non compare. E allora perché tutto questo casino? Mettiamo invece che quel che conta siano i pronunciamenti politici, non solo del Pd ma anche del ministro Poletti al Senato. É esattamente quel che ho scritto. L’unico punto da precisare meglio riguarda le fattispecie di licenziamenti disciplinari che darebbero diritto al reintegro, materia sulla quale penso che Damiano abbia avanzato proposte equilibrate, se non ho letto male.

  26. Per il noi socialisti la situazione purtroppo non cambia, uno sù l’altro giù, uno a destra l’altro a sinistra, cè difficoltà a comprendere che è iniziata una nuova stagione di grande rinnovamento, (dopo avere speso fiumi di parole per vedere il PD nel PSE ora alcuni di noi vorrebbero essere la continuità di Berlinguer-Marchais-Carrillo ).
    E’ giusto fare riflessioni ma opporsi al nuovo non solo è inutile ma controproducente perchè non permette di trovare equilibrio e saggezza che sono le caratteristiche fondamentali del riformismo, se poi la nostra attività politica quotidiana è egocentrica e un pò narcisista evidenzia solo posizioni personali che sono di poco interesse.
    Rimane il rammarico che ogni volta la storia chiama la sinistra all’appuntamento di responsabilità per gestire l’innovazione si divide o perde pezzi evidenziando difficoltà per essere vera alternativa di governo, una certa sinistra ha nel DNA la comodità del ruolo d’ opposizione, non vorrebbe fare la cosa più difficile, governare.
    Giusto dire “non deragliate ” siamo riformisti e vogliamo far parte di un grande partito riformista.

  27. Caro Mauro, però un così grande accanimento contro i compagni che non condividono la linea politica del governo? Come mai così zelanti nei confronti di una politica economica che presto mostrerà i suoi limiti? Perché così tenacemente contro la CGIL? Non può essere quello dello scontro il terreno sul quale un partito costruisce un rapporto con le organizzazione dei lavoratori. O qualcuno ha deciso che questo problema non ci appartiene più?. Ma allora siamo fuori dalla sinistra.

  28. A tutti i compagni che credono in un Psi autonomo e libero dico che è giunto il momento di organizzarci. Il prossimo congresso dovrà essere quello della svolta. I socialisti non si lasceranno intimorire da nessuno, men che meno dal PD.

  29. Roberto caro, sai che tra noi esisteva un comune sentire che si è un poco appannato dopo le elezioni politiche. Spero non venga a mancare uguale stima e rispetto. Accanimento? Mai. Solo una considerazione semplice. Noi siamo al governo e tu vai in piazza con chi manifesta contro il governo. Lo fa anche il Pd? Ma noi abbiamo un peso minimo e se loro possono anche recitare due parti in commedia noi facciamo fatica a recitarne una sola. La sinistra? No, ti prego anche tu non espellermi dalla sinistra. Sono già stato espulso troppe volte come socialista….

  30. Ma io non voglio finire nel Pd. Ma neanche con la sinistra radicale, che noi abbiamo seme contestato. La mia opinione è la seguente. Bertinotti era meglio di Landini, aveva più cultura e anche fascino. Non è finito bene. Vendola è meglio di Landini. Non ha solo più cultura e fascino. Ma dice anche cose in parte nuove. Noi, invece, per taluni socialisti, che credo siano un’esigua minoranza, per smarcarci dal Pd dovremmo sposare la posizioni (sbagliate) della Camusso e di Landini. Io non sono d’accordo. Poi sulle regole democratiche nessuno più di me si è smarcato con l’Avanti da Renzi. Ho definito la sua legge elettorale, concordata con Berlusconi, la legge BR. É stata un’idea suggeritami da Rino Fomica.

  31. Proprio perché questo giornale è aperto a tutti, anzi ho deciso che nessuno venga censurato, chiedo a tutti di parlare di politica, anche criticando duramente, ma non di offendere le persone. Se qualcuno nei suoi commenti offende io sono obbligato a chiedere di eliminare il commento. Giuro che non so nemmeno come si fa. Rispondo a L.P.

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