lunedì, 20 novembre 2017
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

In Italia, da oltre un secolo, ci sono ‘due sinistre’
Pubblicato il 29-10-2014


Due sinistre-NenciniNulla di nuovo. L’Italia convive da oltre un secolo con due sinistre spesso antagoniste ma, a differenza di altri Paesi europei, l’anima massimalista ha dominato a lungo il campo. I riformisti di Turati si affermano nel primissimo Novecento, vengono sconfitti alla fine del primo conflitto mondiale, complice la rivoluzione bolscevica, tramontano nel secondo dopoguerra, riemergono con il centrosinistra, seppur da posizioni minoritarie, tornano protagonisti, per scelte politiche e riequilibrio elettorale, nella seconda metà degli anni Ottanta, Craxi capo del governo. Prodi tradito per ben due volte è la conferma dell’anomalia italiana (Prodi, appunto, non un leader nato e cresciuto nella sinistra).

Lo scontro in atto tra le due sinistre durerà, ingaggiato com’è su una frontiera lunga e mobile: riforma della giustizia, riforma del lavoro, interpretazioni diverse sul ruolo dei corpi intermedi, idee in conflitto sul futuro che dovremo costruire. Sono molti i punti caldi che ricordano il duello a sinistra PCI/PSI. Ma soprattutto è il clima che si respira ad aprire una finestra su quel passato recente. Le accuse di aver cambiato pelle alla sinistra tradendo così la classe operaia, il decisionismo, tanto per cominciare.

C’è invece un’altra verità. Le società cambiano velocemente e profondamente tanto da sottrarsi ai canoni di lettura tradizionali. O interpretiamo l’evoluzione delle grandi comunità con lo strabismo di chi guarda al presente pensando al futuro o i populismi divoreranno la sinistra rendendola marginale. Non c’è alternativa.

Non siamo stati ieri con i conservatori, non ci staremo oggi. Oggi che radicalità e culto del passato possono essere finalmente battuti. Nella congiunzione probabile tra FIOM, lista Tzipras, ‘sinistra arcobaleno’ e, forse, parti del Pd si nasconde un’idea di Italia lontana da quel repubblicanesimo riformista di cui c’è bisogno.
È l’altra la parte da far crescere.
È la strada del socialismo liberale.

Riccardo Nencini

Riccardo Nencini

Riccardo Nencini

Segretario Psi - viceministro dei Trasporti

More Posts - Website

Angela Merkel bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISTAT italia italicum lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato Silvio Berlusconi Spagna UE UIL Unione europea USA



Commenti all'articolo
  1. Finalmente, chiaramente, d’accordo. Da Bolzano, dopo gli equivoci con SEL per succhiare latte rancido dalla CGIL.. E’ stata dura restare a sinistra essendo visceralmente anticomunisti e mangiapreti e troppi si son persi per strada. Lib lab finalmente con l’ideale nel cuore da conquistare giorno per giorno senza rinunce e senza scorciatoie. Non radical chic, non rivoluzionari da salotto. Socialisti con le palle. O no?

  2. Renzi cosa ha di socialista !!! un socialista la prima cosa che deve portare avanti è la laicità, per uno come Lui che arriva da Cl cosa può avere di laicità ? le scuole private sono cose da ricchi, tralasciando la scuola pubblica, la sanità privata, la magistratura massonica, mi dite come faccio a collocare Renzi su queste idee ??

  3. Esiste una sinistra che arrivando al potere si imborghesisce e dimentica chi deve rappresentare ed una sinistra coerente che non viene nemmeno invitata ai dibattiti giornalistici in quanto l’informazione è nelle mani dei rivoluzionari falliti e imborghesiti. Sui diritti dei lavoratori e su quelli sociali in genere non bisogna mai cambiare idea ed essere sempre presenti . Forza compagno Segretario.

  4. Mi sembra però opportuno stare ai fatti, e molti di questi dicono che sul piano dei diritti e della dignità del lavoratore le lancette dell’ orologio sono state riportate indietro agli anni ’60. Lo voglio vedere alla prova dei fatti questo stato che si prende in carico il lavoratore, gli garantisce un salario minimo lo riqualifica e lo ricolloca. Non tutti ( fortunatamente) vivono in grandi città dove forse qualcosa del genere è possibile, in tante realtà marginali, l’ abbandono delle persone sarà ancora maggiore. Voglio anche vedere chi sotto il rischio di ricatto o di licenziamento più o meno mascherato se la sentirà di fare il delegato sindacale. Proviamo davvero a dare un segnale intervenendo sui grandi mali della società italiana (speculazioni, evasioni, corruzione baronie clientele corporazioni) e lasciamo stare un po’ le organizzazioni ed i diritti che le fascie di popolazione più debole si sono date e conquistate in decenni di sacrifici. Ho votato per la prima volta Pd, non trovando il simbolo socialista, ma non lo farò più. Di un partito al 41% che fa le cose che altri di destra dichiarata non riuscivano a realizzare non so che farmene. Il Psi aveva circa il 10% ma fece leggi innovative che noi ce le sogniamo ( statuto diritto lavoratori, divorzio … etc…) Capisco che Nencini abbia trovato un porto sicuro per se, ma non dimentichi la nostra storia.

    • Caro D’Aliberti, non vedi che le tue parole vanno nella direzione opposta a quella cui guarda Nencini e ai riferimenti storici che fa, che sono quelli di un socialista riformista e moderno? Giuseppe

  5. Il problema è che molti compagni socialisti leggono il presente pensando al passato. Radicati nella convinzione che quello di 30 anni fa sia il solo socialismo possibile.
    Hanno, abbiamo tutti, timore del futuro. L’innovazione la creatività presenta più problemi che certezze.
    Per questo molti temono il cambiamento. E’ un atteggiamento più diffuso nelle persone anziane e molti dei socilisti rimasti sono anziani.
    Auguri Ricardo, Buon lavoro.

  6. Tutto quello che dici va bene,
    però per attuarlo, bisogna cambiare alcune regole che regolano il sistema pubblico, a tutti i livelli, magistratura compresa,
    bisogna che a governare ci siano persone che vogliono veramente cambiare e ovviamente persone oneste.
    Dove c’è molto da “mangiare” e soprattutto da “mangiare” gratis, arrivano i più rapaci, si fanno largo a colpi bassi e chi è onesto finisce per soccombere.
    Bisogna introdurre il referendum propositivo senza quorum, bisogna impedire il cosidetto “cambio di casacca” o cambio di partito, chi non vuole più stare in un partito, deve andare a casa,e al suo posto subentra il primo dei non eletti.
    Non rispondermi che per fare questi cambiamenti ci vuole troppo tempo, non è vero, ci vuole la volontà di farlo e allora mettiamo allo scoperto quelli che non vogliono farlo.
    Queste sono le primissime cose da fare per RIFORMARE il sistema di governo in Italia.
    Fraterni saluti.

    Lucio Tognolo

  7. Condivido totalmente la Tua analisi…. noi, anche se ancora pochi (ma cresceremo), veri Socialisti siamo e saremo sempre con chi
    vuole, per Amore dell’Italia, vere e necessarie riforme per un futuro migliore e sereno nostro e dei nostri figli
    Cordiali saluti
    G Battista TURIANI

  8. Caro Nencini, senza una forza socialista in sintonia con i tempi, che, però, non snaturano i valori, non si può parlare di sinistra democratica e lungimirante. A tal fine, non dobbiamo confluire nel PD attuale, che non somiglia a nessuna forza socialista nel mondo. Non ci dobbiamo fare abbagliare dal Governo, che, in base alle forze che lo controllano, non è catalogabile, ma è a servizion dei poteri forti con la mentalità calabro-sicula. Le posizioni populiste non ci devono spingere nelle braccia di un’armata Brancaleone. I dirigenti socialisti tornino a fare politica per le nostre idee.

  9. Analisi corretta. La stessa analisi per molti versi puó essere adattata al sindacato.
    Credo che un atteggiamento piú dialogante o meno arrogante da parte di Renzi renderebbe, per esempio, piú semplice da parte di un pezzo di sindacato la possibilitá di distinguersi (nel merito) dai massimalisti barracaderi. Parlo della UIL, che storicamente, tradizionalmente, é un sindacato laico, riformista, che si é sempre ispirato alle socialdemocrazie del nord europa.
    La UIL, orfana di un riferimento politico a sinistra, potrebbe condividere molti aspetti delle riforme del governo (un esempio? Contratto unico a tempo indeterminato e tutele variabili, diminuzione delle tasse per lavoratori e imprese, bilateralitá anziché conflitto, lotta all’evasione fiscale …..) si aspetta peró la dignitá di interlocutore: vuole il diritto di dissentire, di rappresentare gli interessi dei lavoratori, dicendo per esempio che il demansionamento per legge é una porcheria, che i tagli ai patronati sono un taglio a prestazioni gratuite e utili per i cittadini, che le risorse per la formazione continua non possono essere “distratte”, che il rinnovo del contratto é un diritto, e molte altre cose ancora.
    io credo davvero che molti atteggiamenti renziani mirino sostanzialmente a definire confini piú marcati e delineati tra le due sinistre, questo puó avvenire anche nel posizionamento delle grandi centrali sindacali, quello che spero é che non esageri: rischia di perdere anche il consenso che potrebbe derivargli da una parte ragionante e ragionevole del sindacato, della quale ora pensa di poter fare a meno, ma di cui, io credo, non possa fare a meno il Paese!

  10. Non sono d’accordo nell’associare gli eventi del secolo scorso a quelli in atto oggi. Penso che la suggestiva considerazione sulle due sinistre mal si adatti alla circostanza attuale. Matteo Renzi non sta costruendo una sinistra moderna e riformista contro la quale si battono soggetti conservatori e vetero-marxisti. Se fosse così dovremmo trovare traccia nei due segmenti contrapposti che confortino l’analisi del Segretario. Ma così non è.
    Gli spezzoni contrapposti rappresentano interpretazioni differenti e divergenti sulla società. Renzi intende rappresentare tutto ciò che non è lavoro dipendente e post-lavoro, partendo dall’assunto che le cosiddette “garanzie” rappresentino un orpello degli anni ’70. Bersani e la sua sinistra intende invece costruire punti di equilibrio fra le due società del lavoro (dipendente e autonomo) così come intende salvaguardare il sistema dei diritti acquisiti in campo previdenziale con esclusione delle aree evidentemente privilegiate. Ma soprattutto, Bersani, ha inteso fin da quando era al Governo, modificare il sistema delle “corporazioni” che è uno degli elementi che imbalsama il sistema, tutto al contrario di Renzi. La facile ma inopportuna schematizzazione delle due sinistre, sempre divise e sempre uguali, qundi non solo non si adatta allo scontro in atto nel PD ma nemmeno al fatto che ci si sia schierati a fianco di Renzi e del suo cosiddetto, ma mai provato, riformismo. Devo anzi aggiungere che se c’è qualcuno che ha dato forti picconate tanto al sistema delle cosiddette “garanzie degli anni ’70” quanto alla continuità di un sistema previdenziale che andava gradualmente rivisto questi fin dalla seconda metà degli anni ’90 è stato D’Alema, e gli va riconosciuto a prescindere dalla scarsa simpatia per il soggetto. Concludo dicendo che il PSI invece, dovrebbe creare le condizioni per dar vita ad una larga convergenza riformista e socialista con le opzioni presenti nella società e nel PD chiaramente indirizzate verso quella strada, senza cercare collocazioni di comodo fatalmente destinate a farci scomparire completamente a noi, ma soprattutto all’idea che negli anni 2000 possa continuare ad esistere anche in Italia l’opzione socialista.

  11. Il Socialismo si fonda su tre cardini, lo potete leggere in tutti gli Statuti: Uguaglianza, Libertà, Giustizia sociale.
    Libertà dai bisogni; uguaglianza delle condizioni di vita; giustizia sociale come strumento di redistribuzione della ricchezza.
    Per cambiare il senso, i valori, gli obiettivi, dovremmo avere pensatori e politici del livello di chi gettò e rese nel tempo attuale il Socialismo. Oggettivamente non se ne vedono e quindi Libertà, Uguaglianza e Giustizia sociale devono rimanere i nostri riferimenti. Ma l’abolizione dell’articolo 18 non è strumento di Giustizia sociale anzi, rende più profonde le differenze sociali; la riduzione delle tasse agli imprenditori, combinata con l’abolizione dell’art.18 per motivi economici, non crea lavoro di qualità anzi: tre lavoratori con minori diritti non possono valere quanto un lavoratore tutelato. Renzi sta promuovendo la trasformazione dello Stato italiano in uno stato liberale di ottocentesca memoria, in cui l’individuo vale per i suoi meriti e se non merita deve “soccombere”. Una trasformazione dettata dall’ideologia liberalista, legittima, ma non condivisibile dai socialisti. Cambiare è giusto, retrocedere no!

  12. finalmente anche in Italia la sinistra potrebbe essere rappresentata da un partito che sia espressione di un anima socialista europea e che possa far riemergere un azione moderna e democratica della vera sinistra storica e “anticomunista” italiana di cui il Partito Socialista Italiano resta il punto di riferimento fondamentale e al quale sono fiero di appartenere.

  13. Se essere riformisti vuol dire togliere i pochissimi diritti che ci restano, meglio essere conservatori. Mi sai dire (Riccardo ) cosa c’è di sinistra nelle Leggi che ha fatto Renzi? Tu non sei uno sprovveduto dovresti saperlo che le promesse di Renzi hanno le gambe corte. Oggi non c’è spazio per la demagogia, ci servono certezze per il futuro nel rispetto dello stato di diritto. Mi dispiace che tu non abbia capito che Renzi è contro il Socialismo.

  14. Hai ragione Riccardo: da sempre il nostro “strabismo”, differentemente da come avviene altrove, è stato visto come un difetto e questo difetto, purtroppo, si è riacutizzato da più di vent’anni a questa parte grazie al contributo di tanti (della sinistra e non) .

  15. Compagno Segretario
    Tu dici una grande verità, noi siamo Socialisti e non siamo stati ieri con i conservatori, non ci staremo oggi.
    Adesso però occorre capirci su chi si indica per conservatori , per populisti e che ruolo abbiamo noi socialisti
    Se il metro di misura per la suddivisione dai conservatori , sono gli atteggiamenti in merito al Jobs act temo che ci faremmo portare fuori strada
    Dai media , non so se per calcolo o meno ,si è troppo concentrata l’attenzione sul solo articolo 18 e non sulla necessità di una riforma della legislazione del lavoro facendo così spassare per riforma, una legge delega che è praticamente una delega in bianco ad un governo di annunci , annunci anche molto belli , ma per i quali destina ben poche risorse rendendo così non credibili le promesse fatte., incerti i suoi veri intendimenti
    Certo vi è un conservatorismo di sinistra , quella sinistra sempre da noi osteggiata, alla ricerca perenne della madre di tutte le battaglie, ieri la No Tav, oggi l’articolo 18 di una legge che osteggiarono e non approvarono, confondere però in questo gruppo Cgil, Fion e Pippo Civati francamente mi sembra fuori luogo , non dico che rappresentano verità assolute , tutt’altro,però mi parrebbe più logico un confronto con loro, che può fare benissimo il nostro Psi noi ne abbiamo la giusta sensibilità , per arrivare così ad una legislazione del lavoro più adatta al tempo in cui viviamo, centrando i nodi concreti del problema e non la visibilità mediatica.
    Poi ci sono i populisti, anche qui non si può fare di tutta l’erba un fascio, c’è un populismo di destra e leghista, quello che basa le sue fortune elettorali non cercando la soluzione dei problemi ma individuando un nemico fonte di tutti i guai oppure , specialità della leghista , anziché proporre soluzioni ad un disagio sociale lo ampliano creando effetti deleteri indirizzando poi il malcontento contro altri soggetti, ieri i terroni del sud parassita oggi i negher immigrati.
    Però cosa diciamo di un presidente del consiglio , vissuto da sempre di politica che tuona contro la stessa classe politica , che si vanta di aver tolto 10.000 posti dei politici , poi vara una riforma delle provincie che peggiore non si poteva fare ,.
    Si propone una legge elettorale che tra sbarramenti in entrata e premi di maggioranza , sembra fatta su misura perché un partito abbia la maggioranza dei parlamentari anche da minoranza nel paese , certo è per la stabilità, per sapere che governerà la sere stessa dello scrutinio ,ma la stabilità di una compagine politica la da il consenso elettorale non la legge elettorale il cui scopo dare in parlamento la rappresentanza dei gruppi sociali organizzati in partiti, come prescrive la nostra costituzione.
    Che dire poi della riforma del Senato da camera elettiva rischia di diventare il rifugio di quanti non più utili al disegno politio del grande capo.
    Ecco tutto questo e quanto è seguito nell’operato di questo governo , come si può definire , populista o conservatore ?
    Io dico il peggior miscuglio possibile tra i due ,che non potrà che essere in danno al paese e alla sua tenuta democratica.
    Noi Psi ? Qui non è in discussione tanto la nostra partecipazione o meno alle responsabilità al governo,ne che il nostro principale interlocutore politico sia il Pd , ma la nostra capacità o meno di essere portatori di un progetto per il paese , che si proponga di affrontare i problemi veri diventando i portatori dei bisogni di quella parte dell’Italia che non si arrende al degrado, che non và a votare perché non trova una forza politica che li rappresenti, essere poi nel governo o meno dipenderà dal quanto le nostre istanze e il nostro modo di intendere un’Italia all’altezza dei tempi trova ascolto nei nostri alleati di governo.

    Fraterni Saluti
    Compagno Maurizio Molinari
    Consigliere nazionale – off.molinari@libero.it

  16. Trovo l’analisi di Riccardo ( come al solito
    Da tale studio credo fermamente che , mai come oggi ,c’è un estremo bisogno di una forza politica come la nostra che sappia coniugare la giustizia sociale con il liberismo .
    L’Italia di oggi non ha bisogno nè di una sinistra estrema nè di una destra antica e arretrata come quella italiana .
    Occorre che ci impegniamo Tutti per far crescere e veicolare le nostre idee , abbiamo un grande spazio dinnanzi a noi. Cerchiamo di non farci sfuggire questa occasione che la Storia ci sta consegnando
    Massimo Ferretti

  17. essere socialisti da sempre vuol dire stare dalla parte di chi non ha voce, dei deboli, dei poveri.
    La sinistra deve evolversi è naturale.
    Io però non credo in Renzi e nel P.D. Non volgio assolutamente confondermi con il partito democratico

  18. Se attualmente esiste una sinistra cosiddetta massimalista e se riesce a portare in piazza San Giovanni 150000 cittadini è perché in questa nostra “povera” Italia ci sono troppe ingiustizie. I “padroni del vapore” nel 1919 dissero a Giolitti di sparare sugli scioperanti e oggi un “balbuziente” come Serra chiede di vietare lo sciopero ai dipendenti pubblici. Noi invece siccome siamo socialisti liberali ci isoliamo anzi ci nascondiamo nella coda di Renzi perché ci garantisce la rielezione. Spiacente il sottoscritto non ci sta e come dice da anni essendo Socialista e non “riformista” partecipa alle manifestazioni insieme ai cittadini che subiscono le ingiustizie non perché il destino è cinico e baro perché esistono i ricchi che vogliono ancora arricchirsi alle spalle dei lavoratori questi sì che sono conservatori non il sottoscritto perché ritiene che la Costituzione va difesa come è uscita nel 1946 e no queste schifezze messe in atto dai fascio- comunisti o perché partecipa alle manifestazioni della FIOM, sapendo cosa significa stare in una fonderia otto ore al giorno e il caso Thyssen non dice niente? E per favore facciamo che il prossimo congresso non sia finto come quelli che avete fatto fino adesso.

  19. Nenni ci ha insegnato che è preferibile magari sbagliare e restare sempre dalla parte dei lavoratori (o esodati avrebbe detto oggi) anzicchè contro di essi. Il socialismo che vogliamo e che ovviamente non c’entra niente Renzi o Berlusconi che sia.

  20. LETTERA APERTA IN RISPOSTA AL COMPAGNO NENCINI.

    In merito alla sua presa di posizione, Ella certamente, On.le Segr. Gen., disconosce la realtà delle ultime ore. I fatti di Roma della Fiom e Ast Terni ci pongono in una posizione DIFFICILE con il nostro elettorato, perchè dimostrano il silenzio grave dei nostri mentori parlamentari. Le abbiamo dato un mandato per difendere la cultura e LA PRASSI DELLE CLASSI OPERAIE E IMPIEGATIZIE, non per tergiversare su fatti che minano , violentemente e con il MANGANELLO, la credibilità delle Istituzioni Democratiche. Certamente Ella dovrà aderire alle richieste di chiarimenti e interpellanze proposte da Sel e Fassina, almeno per onestà intellettuale , ma ancor più per il mandato ed il rispetto dello statuto del PSI. Ella deve capire che , sia personalmente, che collettivamente, ci adopereremo per difendere il dissenso e glia rtt 21 Cost e 21 St. Lav., per arginare il Decr. Poletti, decreto Beffa, ma sempre nel rispetto della prassi di confronto. Ma sappia che il Dissenso la accompagnerà, d’ora innanzi,e se non presenterà le debite interpellanze al Governo e Alfano, dovremo trarne le conseguenze politiche. sta alla sua coscienza renderci fieri di uan comune appartenenza. perchè se una cosa ci hanno insegnato Nenni e Pertini è il CORAGGIO E LA COERENZA.

  21. Dopo i fatti di ieri e dopo avere letto gli interventi che mi hanno preceduto, concordo anche io che sarebbe un segnale forte uscire da questo governo. Si riacquisterebbe oltre a credibilità anche un po’ di visibilità. Fino ad un anno fa nei sondaggi delle varie trasmissioni televisive compariva ancora la sigla PSI, ora non più. Ancora un po’ di mimetismo dentro il PD e dei socialisti rimarrà solo la poltrona di pochi. FUORI, ribadendo alcuni principi che avranno contenuto e valenza ieri, oggi e ancora per un bel po’ in futuro.

  22. In questo governo, che promette sgravi a pioggia alle imprese e capita che gli operai dell’AST vengano manganellati dalla polizia mentre lottano per il posto di lavoro, non vedo la sinistra riformista, (sicuramente c’è ma non conta).Si vede, e bene, la ricerca della compiacenza della grande finanza, della BCE ecc.
    Qualcuno spieghi a Renzi che sinistra rifirmista vuol dire innanzitutto gustizia sociale

  23. Caro Segretario,
    finalmente ritrovo il mio partito socialista. Quello a cui approdai adolescente perché ero antifascista e non mi piacevano i comunisti ma che sentii veramente mio solo con la segreteria di Bettino Craxi. Quello che pensai definitivamente perduto a seguito dell’aggressione reazionaria violenta che sadici inquisitori e falsi pennivendoli battezzarono “mani pulite”. Quello che ho visto rinascere da poco, vestito però di un abito talare che, pur con tutto il rispetto, non mi appartiene. Grazie compagno Segretario. Auguro al tuo, al nostro PSI, un futuro luminoso e lavorerò per questo!

  24. la sinistra ? o la destra? dove è? riforma è tornare contro i principi dei nostri avi? la riforma è portare sicurezza ampliare la sicurezza a chi? ai lavoratori,miniera d’oro del paese , il rispetto di chi lavora per rendere il paese migliore. l’ITALIA UNA REPUBBLICA DEMOCRATICA FONDATA SUL LAVORO . SE ALCUNE CATEGORIE NON USUFRUISCONO DI BENEFIT ,BENE è ORA DI CAMBIARE LE REGOLE,ART 18 PER TUTTI. SE SEI BRAVO BENEFIT PER TUTTI,SE SEI MENO BRAVO MENO BENEFIT,
    CHIARAMENTE LE CAUSE DEL MENO BRAVO SONO DA VEDERE COME QUELLE DEL PRODIGIO.
    EQUITA DEL LAVORO. ORARI DECENTI ,E ABOLIAMO LA LEGGE FORNERO!!!! 40 ANNI DI CONTRIBUTI E 60 ANNI DI ETà! UN RIPOSO MERITATO PER CHI HA LAVORATO.
    ZERO VITALIZI,ZERO SUPER STIPENDI,NON BASTA QUELLO FATTO 100.000EURO IL TETTO.
    PIU CHE DIGNITOSI. PUBBLICO SERVIZIO E AMORE PER LA PATRIA. DA TUTELARE E MIGLIORARE. OPINIONI PERSONALI PER AMORE ALLA NAZIONE. AVANTI SOCIALISMO!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Lascia un commento