lunedì, 20 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Padre Popiełuszko resta
il mistero dopo trent’anni
Pubblicato il 30-10-2014


PopieluszkoIl 19 ottobre 1984 il prete polacco, uno degli esponenti più attivi dei gruppi di appartenenza a Solidarnosc, veniva massacrato da tre funzionari del Ministero dell’Interno del regime di Jaruzelski. I carnefici, condannati a 25 anni di reclusione, saranno liberati dopo pochi anni per un’amnistia.

Jerzy Popiełuszko nasce il 14 settembre 1947 a Okopy, una piccola cittadina polacca vicino alla frontiera con la Bielorussia. Di umili origini – i genitori sono contadini – termina svogliatamente gli studi per iscriversi in seminario subito dopo la maturità. Prende i voti nel 1972.

Diventa presto un’autorità. Durante le sue omelie non pronuncia mai la parola “regime” ma sempre e solo “patria”, “gente”, “popolo” divenendo in breve tempo un sostegno non solo spirituale ma anche psicologico per i fedeli oppressi dal regime. Le sue sono sempre parole di conforto e incoraggiamento piuttosto che di incitamento alla rivolta.

Le messe che officia sono gremitissime; i servizi segreti del Ministero dell’Interno della Repubblica Popolare Polacca cominciano a tenerlo d’occhio e lo inseriscono ben presto in una lista di 70 nomi di religiosi considerati “pericolosi”. Un reparto speciale ha l’ordine di procedere ad azioni intimidatorie nei loro confronti. Gli ammonimenti consistono nel far sparire o bruciare l’auto, tagliare le gomme, lapidare, mettere il telefono sotto controllo, far rinvenire armi o stampa illegale nelle case di chi deve essere minacciato. In casi peggiori coloro che vengono considerati sovversivi sono imprigionati, condannati ai lavori forzati, rinchiusi in ospedali psichiatrici o condannati a morte.

Popiełuszko è sorvegliato e messo in guardia fin dal 1982. La sua abitazione è controllata spesso, la chiesa polacca cerca di mandarlo a Roma più volte ma lui rifiuta sempre di allontanarsi dalla Polonia.

Il dramma si consuma sulla strada di ritorno da Bydgoszcz a Varsavia. Il 19 ottobre 1984 la sua auto è bloccata con la scusa di un controllo stradale. Il parroco è rapito, rinchiuso nel bagagliaio dell’auto, legato, massacrato a colpi di pietre e bastoni, e il suo corpo gettato nella Vistola. Il 26 ottobre il corpo viene recuperato ma la notizia ufficiale della morte è data solo il 30 ottobre. I genitori sapranno della morte del figlio dal telegiornale.

Ad oggi non è stata fatta chiarezza circa l’ordine di ucciderlo: è ancora in dubbio se sia stato assassinato intenzionalmente o se sia morto in seguito alle torture subite e che sarebbero dovute essere solo un estremo ammonimento. Ma nella società, che l’ordine di eliminarlo fosse venuta dall’alto era ed è ancora molto radicata.

Fin dai tempi di Stalin era in uso, presso i servizi segreti del Ministero dell’Interno di “rompere la colonna vertebrale” ai reazionari. Ma come lo stesso Padre Popiełuszko dice in una sua celeberrima omelia “le più straordinarie e durature conquiste che conoscono l’umanità e la storia sono quelle del pensiero umano. Le più abiette ed effimere sono quelle della violenza. Un’idea che ha bisogno delle armi per sopravvivere muore. Quella che è capace di vivere e perdurare senza armi, conquista. E’ dietro a lei che vanno milioni di persone”.

Karen Odrobna Gerardi

 

 

 

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