venerdì, 24 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Perché la piazza non basta
Pubblicato il 29-10-2014


Chi ha letto l’editoriale del direttore Mauro Del Bue dello scorso 28 ottobre non può che condividerne spirito e contenuti, perché ha il pregio di inquadrare il tema del futuro del socialismo italiano nella cornice che gli è più congeniale, ossia quella dei problemi della contemporaneità. Soprattutto degli “ultimi”.

Molto spesso, quando parliamo di noi, di ciò che siamo stati e di ciò che dovremmo essere, commettiamo l’errore di perderci in ragionamenti sicuramente raffinati ma nello stesso tempo avvolti nell’autoreferenzialità di un dibattito tra pochi.

Mauro, invece, pone la questione in modo semplice e chiaro, che si può riassumere così: dove devono stare e cosa devono fare i socialisti oggi?

Nel fare questo traccia la rotta del connubio tra libertà e giustizia sociale, da sempre faro del socialismo liberale contrapposto all’egualitarismo di cui è stata ammantata la sinistra italiana per almeno 50 anni.

La sfida che ci attende è, dunque, declinare tale concetto nella società delle diseguaglianze e dell’iniquità e, soprattutto, nell’Italia del 2014, sofferente sotto i colpi di una recessione che non l’abbandona.

A mio avviso attualizzare l’idea socialista significa, anzitutto, e per restare al tema prevalente della settimana, non assumere posizioni pregiudiziali al cambiamento, senza per questo rinunciare a quell’autonomo potere di valutazione e critica che è patrimonio di ciascuno di noi.

Ecco perché è stato giusto non scendere in piazza assieme al principale sindacato italiano e a quei settori della sinistra che, forse, “usano” il tema lavoro come clava per opporsi al Governo in carica, creando la distonia (troppo nota al centrosinistra degli ultimi 20 anni) di parti della maggioranza che manifestano contro l’Esecutivo e, quindi, contro se stessi.

Così come non sarebbe corretto un atteggiamento di supina adesione della proposta in discussione in Parlamento, quel “jobsact” composto da una delega che definire troppo ampia e generica è già un eufemismo e che, soprattutto, non contiene elementi rassicuranti sul risultato finale che verrà conseguito.

Tuttavia, non si può non riconoscere a Renzi e al suo Governo il merito di aver posto la questione centrale: l’esistenza di un mondo del lavoro a due velocità, con una metà di lavoratori garantiti ed un’altra metà senza alcuna prospettiva di tutela. Il problema assume tinte ancor più drammatiche nella quotidianità di quella generazione di 25-35enni che, spesso dopo un articolato percorso di studi, non vedono all’orizzonte spiragli di futuro diversi dal contratto trimestrale o dalla subordinazione mascherata da partita Iva, per non parlare della miriade di formule contrattuali “atipiche” con cui è cresciuta e convive la generazione nata negli anni Ottanta, ma non solo.

Non andare in piazza sabato scorso ha significato anche questo per me. Non schierarmi per principio contro una riforma dalle mille incognite ma che tenta, con tutte le storture che pure vanno evidenziate, una via di uscita per quella “generazione 1000 euro” cui nessuno ha guardato sino ad oggi con la dovuta attenzione.

La piazza, soprattutto quando ampia come quella di sabato, esprime certamente un disagio reale. Ma non può essere la soluzione.

Come PSI, da anni, abbiamo posto il tema della necessità di una revisione dello Statuto dei lavoratori (scritto e votato dai socialisti di allora) per adeguarlo alle nuove esigenze del tempo. Uno Statuto 2.0 cui far confluire quel fascio di diritti e tutele oggi sconosciute a chi un contratto non l’hai mai firmato. Ridurre tutto il dibattito all’art. 18 fa ripiombare il Paese in vecchie dispute da cui abbiamo fatto bene a tenerci lontani.

Estendere diritti a chi non ce l’ha, senza mortificare chi oggi gode di posizioni di tutela, è una prospettiva cui tendere, per riequilibrare un rapporto oggi troppo sbilanciato.

Farlo scrollandosi di dosso tabù e dogmi, è da socialisti. I socialisti 2.0.

Vincenzo Iacovissi

 

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Commenti all'articolo
  1. Credo che ci sia un equivoco di fondo. La Costituzione è immanente, non ci sono poveri o ricchi , ma cittadini.
    La dignità è reale se quanto o posseggo o produco di reddito mi dà l’autonomia reddituale per esercitare i miei diritti inalienabili, frutto di prassi e protezione legale. Nenni aveva chiaro questo concetto, alla radice repubblicano.
    Naturalmente servono i borghesi accumulatori per investire, ma senza impiegati, operai, intellettuali, una società non solo non cresce in qualità, ma soprattutto si lede l’autodeterminazione.
    Veda, Iacovissi, io appartengo ad una storia di gente che mi ha insegnato a lavorare e studiare, ma senza dimenticare che non serve la competizione, che bisogna guardare agli altri non come funzione , ma come persone. Il socialismo per me è la naturale declinazione dell’etica crociana e comunitaria nel senso pragmatico. Chi ha manifestato in piazza non ha fatto che esercitare il diritto ex art. 21 Cost, di dissentire e proporre. L’assenza dell’apparato del Psi dimostra che la debacle di un dibattito sulle nostre radici ideali e pragmatiche, sul nostro DNA, è grave. Nenni aveva il gusto della contaminazione, De Martino da intellettuale difendeva la peculiarità PSI, Craxi ha tentato col decisionismo di smontare il patto deleterio PCI-DC.
    Onore ed errori, ma hanno vissuto da socialisti. La libertà non è un’ idea, deve essere prassi.
    E certamente , di questo sono convinto, io lavoratore non mi sarei fatto picchiare impunemente col manganello, da avvocato avrei invocato la legittima difesa, da libertario il mio diritto di resistenza democratica. Rilegga Locke, Jacovissi e pensi alla vita di Nenni e Pertini, il socialismo non è compromesso, è azione.
    Rispetto la sua opinione, ma non credo che la base militante abbia condiviso la vostra ambiguità.

  2. caro avv. fereri,
    anche io rispetto la sua opinione, che anche se è diversa dalla mia nel caso di specie. ribadisco, inoltre, che la posizione espressa si riferisce ad una mia personale considerazione poiché decisioni che investono l’intero partito non competono a chi scrive. in ogni caso, oltre che locke sarebbe interessante un approfondimento di montesquieu e, soprattutto, proudhon.
    saluti socialisti.

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