giovedì, 17 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

25 anni dopo il crollo
del Muro di Berlino
Pubblicato il 10-11-2014


Crollo-muro-di-berlinoIl 9 novembre 1989 cadeva il Muro di Berlino, costruito nel 1961 e simbolo della Guerra Fredda, ovvero della contrapposizione tra blocco occidentale e blocco orientale. Gli Stati Uniti d’America, con un’economia aperta, liberista e un sistema politico democratico, contro l’Unione Sovietica, patria del Comunismo e della programmazione industriale, dello Stato totalitario che schiaccia il popolo nelle fauci della burocrazia e della repressione.

Il crollo del Muro di Berlino ha segnato la fine di 44 anni di paure, di possibili guerre mondiali e soprattutto di conflitti nucleari. La corsa agli armamenti è stata forse il perno della politica amministrativa sia statunitense sia russa. La fine del comunismo, e la crisi di questa ideologia, si è presentata come un fallimento dal punto di vista programmatico, economico e politico. Il comunismo si è rivelato inadeguato dal punto di vista teorico del marxismo-leninismo e dello stalinismo in alternativa al modello di sviluppo occidentale e alle società democratiche. Inoltre esso ha rappresentato l’incapacità economico-strutturale di avere un sistema di produzione efficiente e di un’adeguata distribuzione di beni di consumo.

Muro Berlino 25 anniSul piano politico, il comunismo ha difettato di un consenso democraticamente espresso e a livello internazionale ha incontrato difficoltà nella competizione con i paesi occidentali. Esempio su tutti è la disastrosa campagna militare in Afghanistan nel 1980. Michail Sergeevič Gorbačëv, allora segretario del PCUS, fu accusato di essere stato l’artefice del crollo del comunismo con le sue parole d’ordine per il rinnovamento dell’URSS: perestrojka (ricostruzione) e glasnost (trasparenza).

In 28 anni numerosi cittadini della DDR, Repubblica Democratica Tedesca, di Berlino Est tentarono la fuga: circa 5000 i tentativi riusciti. Furono invece uccisi, secondo stime ufficiale: dai 192 ai 239 cittadini della Germania Est con la speranza di raggiungere la prosperosa e libera Repubblica Federale Tedesca. Il 18 marzo 1990 si tennero le prime e uniche elezioni libere della Repubblica Democratica Tedesca le quali, sostanzialmente, posero a capo del governo politici col mandato di negoziare la fine dello Stato che rappresentavano e l’unificazione tedesca. La Germania fu ufficialmente riunificata il 3 ottobre 1990. Per il diritto internazionale la sopravvivenza della Costituzione, delle istituzioni e dei trattati internazionali della Germania Ovest e la loro estensione al territorio dell’ex Germania Est, rendono l’unificazione tedesca una “incorporazione” di fatto di quest’ultima. La Repubblica Federale Tedesca sottoscrisse i patti della Cee, della Ceca e quindi si pose come uno degli Stati fondatori dell’Europa Unita. Con la riunificazione, la Germania ha continuato ad adoperarsi per arrivare alla stesura di una Costituzione europea.

Muro Berlino 25 anni-crolloL’apertura delle frontiere portò sviluppo e riforme che fino ad allora la Germania Est non aveva conosciuto. Il sistema economico liberista e basato sul libero scambio di merci, oltre alla ritrovata iniziativa economica per i piccoli e grandi commercianti nell’ex DDR, fecero sì che la Germania unita diventasse lo Stato economicamente, per Pil, più forte e competitivo d’Europa. La Germania ha dunque la più grande economia nazionale in Europa e la quarta più grande in termini di Pil nominale del mondo. L’industria, nonostante il processo di terziarizzazione causato dalla globalizzazione, produce il 27,1% del prodotto interno lordo.

L’agricoltura invece ha un’influenza più limitata: 0,9%. Berlino fu scelta come capitale, mentre Bonn, la vecchia capitale della Repubblica Federale Tedesca, conservò alcuni ministeri federali. La Germania è oggi la più determinata sostenitrice dell’integrazione economica e politica a livello europeo, anche se con metodi discutibili, e le sue politiche commerciali sono definite da accordi tra Unione Europea e stati membri e dalla legislazione sul mercato unico. Forte sostenitrice della politica economica dell’austerity, cioè il controllo del debito pubblico e riduzione delle spese per il welfare e una sua liberalizzazione, la Germania si è imposta negli ultimi cinque anni come timoniere per trascinare l’Europa in crisi fuori dalla recessione economica.

Manuele Franzoso

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