domenica, 19 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

256 OMICIDI VOLONTARI
Pubblicato il 20-11-2014


Eternit-processo-ambiente

“Sento una profonda tristezza per la sentenza della Cassazione sul caso Eternit. E mi domando come sia possibile che al termine di un processo di tale portata e gravità sopraggiunga la prescrizione sulla lenta sofferenza delle vittime, sul dolore dei parenti e sul valore della battaglia all’amianto”. Questo il commento del deputato Psi, Oreste Pastorelli, nonché membro della VIII Commissione Ambiente alla Camera sulla sentenza di ieri della Corte di Cassazione sul maxi processo Eternit che ha prescritto il reato di disastro ambientale, annullando dunque la condanna a 18 anni di carcere per l’unico imputato, il magnate svizzero Stephan Schmidheiny, e polverizzando anche la possibilità di risarcimento per migliaia di famiglie delle vittime. Nel frattempo la Procura di Torino ha chiuso l’inchiesta cosiddetta “Eternit bis” che vede sempre come unico indagato il manager elvetico cui vengono contestati 256 casi di morte, di cui 66 sono ex lavoratori degli stabilimenti Eternit di Cavagnolo e Casale Monferrato (dove c’era la realtà più importante e il numero delle vittime è più elevato che altrove). Gli altri sono residenti. Il reato ipotizzato è di omicidio volontario continuato con l’aggravante dei motivi abietti (la volontà di profitto) e il mezzo insidioso (l’amianto).

Per quanto riguarda il problema dell’amianto a livello nazionale, i recenti dati rilevano che a oggi sono state stimate tra i 30 e i 40 milioni le tonnellate di materiale contaminato che devono essere ancora smaltite. “E’ chiaro dunque che l’azione della politica rispetto a questo delicato tema è stata inefficace e non ha prodotto i risultati sperati” ha reso noto l’esponente socialista, ricordando che “il valore della lotta delle vittime dei familiari e delle persone oneste per un mondo migliore senza amianto, e senza quella sete di profitto cui sacrificare vite umane”.

Avanti! ha intervistato l’avvocato Ezio Bonanni, tra i difensori di parte civile nel processo, nonché presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA), onlus nata per raccogliere la sofferenza, il disagio e le difficoltà dei lavoratori esposti all’amianto e dei familiari delle vittime dell’amianto stesso. Secondo una stima realizzata nel 2010 dall’ONA sono circa 5.200 i casi annui di morti per asbestosi (una malattia polmonare cronica conseguente all’inalazione di fibre di asbesto, altro nome dell’amianto, ndr). Questa allarmante cifra è ripartita in 1.500 morti per mesotelioma, 3.000 per cancro al polmone, e 700 per asbestosi.

Avvocato, la vicenda Eternit non è finita. Ieri la Cassazione ha prescritto il reato di disastro ambientale mentre quello di omicidio volontario sarà oggetto di altri procedimenti?

Innanzitutto ci sono reati non prescritti, e non è prescritto il reato di omicidio, anche se l’ipotesi fosse quella di omicidio colposo, i cui termini sono stati prolungati a 14 anni, e che diventano 17 anni e 6 mesi nel caso di interruzione.

Ancora una volta emerge la questione dei tempi lunghi della giustizia italiana. Prescrizione uguale giustizia denegata?

In questo caso più che di tempi lunghi si deve parlare di inizio tardivo del processo e del fatto che essendo il disastro ancora in corso, non vi è alcuna prescrizione, come motivato brillantemente sia dalla sentenza del Tribunale di Torino che dalla sentenza della Corte di Appello di Torino.

La prescrizione rappresenta comunque un principio di garanzia per l’imputato. Qual è il punto di equilibrio tra garanzie dell’imputato e diritto alla giustizia della parte lesa?

La decisione della Cassazione lascia perplessi proprio perché il disastro è ancora in corso perché ci sono ancora fibre di amianto disperse nell’ambiente che vengono respirate, creando danni irreversibili alla salute. Nessuno vuole negare il diritto di difesa dell’imputato ma, in questo caso, lo ripeto, dalle carte processuali si evince che non c’è alcuna prescrizione, ove si tenga conto del fatto che il fenomeno epidemico è ancora in corso, se invece poi si tiene conto solo del periodo nel quale l’imputato, peraltro ora assolto, è stato amministratore di Eternit, allora è evidente che il reato è prescritto.

È credibile che i vertici della Eternit fossero consapevoli che stavano provocando danni mortali ai lavoratori?  Incolparli di un reato così grave – quale l’omicidio volontario – non è in fondo un modo per rendere, paradossalmente, impercorribile la strada, allungare i tempi e alla fine non rispondere alla domanda di giustizia?

Il procuratore di Torino, il dottor Guariniello, ha annunciato che procederà per omicidio volontario. Sarà il giudice a doversi pronunciare. Non condivido che i tempi si allunghino. È questione di giustizia, e ci sarà il processo in Corte d’Assise.

Cosa si attende nel prossimo futuro del processo?

Sono fiducioso che le vittime possano avere giustizia. In fondo la Corte di Cassazione ha dovuto riconoscere che il reato c’è, anche se poi lo ha dichiarato estinto per prescrizione, annullando la sentenza di condanna. Leggeremo le motivazioni, e poi decideremo quali iniziative intraprendere.

BUEMI (PSI): CAMBIARE PRESCRIZIONE, MA NON ALLUNGARE TEMPI PROCESSI – “Ancora una volta, come nel caso della legge Severino, sulle sentenze si scatenano le opposte tifoserie, pronte a giudicare i giudici a seconda dell’applicazione che danno delle leggi”, ha dichiarato il senatore socialista Enrico Buemi, capogruppo Psi in Commissione Giustizia e parlamentare del martoriato territorio piemontese, colpito dagli effetti devastanti dell’uso dell’amianto, commentando la sentenza della Cassazione che ha prescritto i reati del processo Eternit. “La linea del Psi non è mai stata questa, né lo sarà in questa circostanza – ha commentato Buemi – massima solidarietà alle vittime con un deciso impegno di tutte le amministrazioni dello Stato ad apprestare l’assistenza loro necessaria, attenzione per il problema amianto, anche in termini di prevenzione e controllo, ma sul sistema giustizia occorre essere chiari.”

“Abbiamo presentato da un anno un disegno di legge istitutivo di una commissione di inchiesta sui disservizi dell’amministrazione della giustizia, che producono sentenze spesso insoddisfacenti – ha continuato il senatore socialista – a causa della loro tardività, esse non riescono a produrre quell’effetto deterrente che Beccaria giudicava importante, alla stessa stregua del sistema di garanzie per gli innocenti, secondo il principio della ragionevole durata dei processi, oggi recepito dall’articolo 111 della Costituzione.”

“A questo principio si lega la riforma della prescrizione che propone il Psi, essa deve decorrere non più dal fatto di reato, ma dalla sua scoperta con iscrizione a registro dell’indagato”, ha spiegato Buemi. “La prescrizione non deve più dipendere dal depotenziarsi dell’ ‘allarme sociale’, ma deve tutelare, da un lato, l’aspettativa dell’imputato a che il processo si concluda entro una certa misura di tempo e, dall’altro lato, deve mettere in condizione la magistratura di poterlo concludere, senza essere penalizzata da altro che non sia la propria scarsa sollecitudine.”

“Anche molti anni dopo il delitto, la scoperta del reo non può fermarsi dinanzi al decorso del tempo, ma da quel momento deve partire un diverso conteggio, cadenzato per ciascuna fase processuale, idoneo a ‘battere il tempo’ per ottenere prontezza e celerità”, ha continuato Buemi. “Il sistema giustizia si gioverebbe parecchio di un meccanismo di prescrizione che producesse una vera e propria improcedibilità per eccessiva durata del procedimento: la proposero i senatori Fassone e Brutti nelle scorse legislature, la propongono i socialisti in questa.”

“Invece di nuovi artifici che comprimono il diritto di difesa con sospensioni o con allungamenti di termini, il governo acceda a questa proposta di buon senso – ha concluso Buemi –  ne deriverà un equo bilanciamento tra gli opposti interessi, idoneo a soddisfare l’esigenza di una durata ragionevole del processo senza che casi di giustizia denegata, come quello Eternit, si verifichino di nuovo.”

Silvia Sequi

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