lunedì, 21 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

Allarme discariche:
restano solo 2 anni di vita  
Pubblicato il 19-11-2014


RifiutiIn Italia ci sono troppe discariche. E la loro aspettativa di vita è brevissima: con i ritmi attuali di smaltimento, le discariche italiane si esauriranno nei prossimi due anni. A lanciare l’allarme è WAS Waste Strategy, il primo think-tank dedicato alla gestione dei rifiuti, in un rapporto recentemente presentato a Roma.

Il mix di gestione italiano è ancora troppo sbilanciato sulle discariche – avverte il rapporto – che in alcune aree del nostro Paese sono la destinazione finale di oltre il 90% dei rifiuti urbani prodotti, anche se la media nazionale si attesta sul 37%. In questo quadro generale le situazioni più critiche sono in Lazio, Sicilia, Calabria, Puglia e Liguria. Sorprendentemente, ma non troppo, la Campania è messa meglio della Toscana. La Lombardia rappresenta l’eccellenza, con una capacità di incenerimento superiore alla produzione regionale di rifiuti.

Stando a quanto si legge nel rapporto, sono proprio i termovalorizzatori a mancare in Italia e dall’analisi dei Piani Regionali emerge la tendenza a continuare a puntare sulle discariche. Anche qualora previsti, i termovalorizzatori raramente giungono a costruzione: della capacità prevista dagli ultimi Piani Regionali disponibili ne è stata realizzata meno del 20%.

Al contrario, il modello verso il quale si tenderà in futuro è quello dei Paesi del Nord Europa: Germania, Olanda ed altri quattro Paesi europei sono già “a discarica zero”, ossia smaltiscono in discarica meno del 5% dei rifiuti. A tale modello punta infatti la revisione delle principali direttive europee in materia di rifiuti, attualmente in corso, che evidenzia obiettivi davvero sfidanti: bisognerà arrivare ad una quota di riciclaggio dei rifiuti pari al 50% nel 2020 e 70% nel 2030. Novità sono previste anche in tema di prevenzione, con l’introduzione di un obiettivo di riduzione dei rifiuti alimentari del 30% entro il 2025. E ci saranno cambiamenti anche per i produttori che dovranno rendere i loro imballaggi sempre più riciclabili.

E l’Italia? Intanto va sottolineato che la scelta di non scegliere costa al nostro Paese. Per il think-tank WAS, il raggiungimento degli obiettivi previsti al 2030 dalle revisioni delle direttive UE comporterebbe benefici potenziali netti per l’Italia fino a 15 miliardi di euro circa. La scelta più logica sembrerebbe dunque quella di procedere lungo il sentiero tracciato dai Paesi del Nord Europa aumentando, da un lato, le percentuali di raccolta differenziata e di recupero dei materiali e, dall’altro, puntando convintamente sulla termovalorizzazione dei rifiuti indifferenziati.

Per raggiungere gli obiettivi citati sono necessari ingenti investimenti, soprattutto per la realizzazione degli impianti di termovalorizzazione: basti pensare che nell’ultimo triennio i 70 top players del settore hanno investito oltre 1 miliardo di euro. Ma nuovi investimenti tarderanno ad arrivare in mancanza di una normativa nazionale chiara che superi le incoerenze delle varie pianificazioni regionali e in assenza di un soggetto unico per la regolamentazione del settore.

Per venire incontro alle richieste dell’Europa e per far fronte al deficit di infrastrutture per la gestione dei rifiuti, il decreto Sblocca Italia parrebbe timidamente andare nella giusta direzione, prevedendo la realizzazione di una rete nazionale degli impianti di recupero e smaltimento. La norma semplificherà le procedure per l’individuazione dei siti e la realizzazione dei nuovi impianti, permettendo alle strutture esistenti di trattare anche rifiuti extra-bacino fino alla saturazione della capacità autorizzata.

La citata revisione delle principali direttive UE che regolano il settore ci pone dunque davanti a sfide importanti: coglierle richiederà anche l’industrializzazione ed il consolidamento del settore. Un processo che vedrà i grandi gruppi incorporare le piccole realtà specializzate, mentre le realtà di medie dimensioni ricorreranno sempre più a collaborazioni con altri operatori, costituendo reti di impresa o riunendosi in realtà sovracomunali o provinciali. Ma quello di cui più necessita l’Italia è una vera e propria strategia nazionale per i rifiuti, che sappia valorizzare le competenze e le risorse industriali italiane.

 Alfonso Siano

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