venerdì, 24 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Apologia della sinistra conservatrice
Pubblicato il 19-11-2014


Il titolo di questa nota può apparire poco comprensibile o, peggio, fuorviante. Diciamo dunque subito che stiamo parlando della situazione italiana. E che intendiamo difendere qui le ragioni di una sinistra che non c’è; e soprattutto quelle dei suoi potenziali sostenitori. Mentre riteniamo quella che c’è, leggi la vecchia classe dirigente Pd, francamente indifendibile.

Ci si potrebbe obbiettare che è proprio quest’ultima ad essere sottoposta all’attacco quotidiano del nostro presidente del consiglio. Che, catalogando sotto la voce “sinistra conservatrice” tutti i suoi oppositori presenti e futuri, gli contesta di avere “bloccato per decenni le riforme” pregiudicando così il “futuro del paese e delle giovani generazioni”.

Una visione completamente falsa. E che appare verosimile solo perché viene riproposta di continuo e perché nessuno, a partire dagli interessati, si è azzardato a contestarla.

In realtà il nostro paese vive da venti anni a questa parte, un continuo, febbrile e inconsulto mutamento.

Tre riforme elettorali (roba da Guinness dei primati); un radicale riordinamento del sistema pensionistico; varie riforme della scuola e dell’università; modifiche a papocchia e in direzioni diverse del sistema istituzionale; abbandono della contrattazione collettiva assieme a radicali modifiche del diritto del lavoro; fine dell’economia mista e delle partecipazioni statali; fine della politica meridionalista;… e potremmo continuare.

Un mutamento nella direzione complessiva (possiamo affermarlo senza tema di smentita) del rafforzamento del capitale rispetto al lavoro, dell’esecutivo rispetto agli organismi elettivi, e del privato rispetto al pubblico.

Si dice e si ripete che questo processo è, nell’era della globalizzazione, nell’ordine naturale delle cose. È certamente così, ma si tratta di un “processo naturale” che è stato, almeno nel nostro caso, potentemente favorito dalla politica. E, per dirla tutta da quella sinistra di governo che oggi si oppone a Renzi, in buona parte per legittima difesa.

Sua infatti l’esaltazione degli “animal spirits” nella versione casareccia dei capitani coraggiosi; sue le privatizzazioni senza limiti né controlli; suoi le liberalizzazioni del mercato del lavoro e il federalismo “à la carte”; sua la costituzionalizzazione del pareggio di bilancio; suoi i governi Monti e Letta; sua la mancata difesa del ruolo dello stato e della spesa pubblica, criminalizzati in linea di principio (salvo ad essere, malamente, rivendicati al dettaglio); suo l’appello all’Europa e alle sue regole contro il dissoluto Cavaliere; … e potremmo continuare.

Così stando le cose, Renzi e solo Renzi ha interesse a tenere in piedi una contrapposizione che giova soltanto a lui. Nella veste di Grande rinnovatore contrapposto al Vecchio. E, ancora, nella veste del Grande Capo indiano intenzionato esibire a Bruxelles, in attesa delle “riforme”, lo scalpo dei loro presunti nemici.

Però in questo scontro manca il Convitato di pietra: l’uomo assassinato a tradimento e che torna per chiedere conto a Don Giovanni dei suoi delitti.

Nel nostro caso, il Convitato è la sinistra conservatrice. Che è presente, potenzialmente, in quel popolo che è precipitato, nel giro di pochi decenni, da un modo di garanzie e di certezze, e quindi di speranze verso un universo caotico e precario, dominato dalla paura per il presente e per il futuro e segnato dalla guerra tra poveri. Ora, rispetto a questo popolo, la sinistra, quella ufficiale e di governo, è stata assente, totalmente assente, concettualmente e fisicamente assente. Con il risultato di essere sostituita, nel suo ruolo tradizionale, da altri, da improvvisati uomini della provvidenza come, all’opposto, da movimenti che, incapaci anch’essi di offrire soluzioni, se la cavano comunque alla grande, additando al popolo i nemici con cui prendersela.

Per la sinistra sociale e per quella politica, un disastro epocale. Difficile pensare che le esigenze esistenziali della prima possano essere difese efficacemente dai Salvini e dai Grillo. Impossibile supporre che la seconda possa sopravvivere nel tempo accettando i principi e i valori del liberismo, salvo a contestarne, al dettaglio, e in modo del tutto occasionale, gli effetti.

Allora, una catastrofe inevitabile ? Certo che no. E qui gli ottimisti potrebbero giustamente osservare i segnali che vengono dalla cultura e dalla società. Crescono, per consistenza e forza di argomenti, coloro che ci spiegano che una diversa politica economica è possibile. Crescono, nelle piazze, quanti intendono opporsi attivamente ad ulteriori demolizioni dello stato sociale e delle conquiste della “socialdemocrazia reale”.

Segnali importanti. C’è in giro una nuova domanda di sinistra: e di una sinistra “conservatrice” nei suoi obbiettivi ma, proprio per questo,totalmente nuova nel personale e nello stesso modo di far politica. Purtroppo però, almeno in Italia, è l’offerta a creare la domanda. E, in questo caso, l’offerta, dico l’offerta politica, ancora non c’è.

Alberto Benzoni

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Commenti all'articolo
  1. E non c’è nemmeno nel nostro partito un gruppo che dia battaglia a questa classe dirigente, per fare un congresso vero e non finto come quello di Venezia, preparato ad arte affinché Nencini e i suoi riformisti alias liberali si appropriassero di quello che resta del PSI per portarlo tutto intero nel pd, anzi nel partito della nazione; siccome non sono un politico, ma un uomo della strada iscritto al PSI, per portarlo nel nuovo partito “fascista” del XXI secolo. Chiedo di essere vigili e di lasciar perdere tutta la diplomazia attuata sinora e rafforzare tutti i dissidenti all’interno del partito, che sono tanti. e non sanno come battersi per riportare la Democrazia in questo paese.

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