giovedì, 17 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

Attenti a non attizzare incendi
Pubblicato il 24-11-2014


I commentatori politici gli economisti, i sociologi stanno disperatamente cercando di trovare similitudini fra la gestione attuale del potere con altri momenti della breve storia della repubblica italiana.

Credo che il periodo più assimilabile a questo sia quello cosiddetto della ‘solidarietà nazionale’ che andava dal 1976 al 1980 circa .
Anche allora vivevamo un periodo buio avevamo l’inflazione alle stelle a due cifre, una forte disoccupazione giovanile, non avevamo più nemmeno l’oro nei caveaux di Banca Italia e il governo si reggeva su una maggioranza che venne definita della ‘solidarietà nazionale’, che rispecchiava tutto l’arco costituzionale eccetto i fascisti del Msi.

Il Pci e la Dc insieme rappresentavano quasi il settanta per cento degli italiani, l’astensionismo era a livelli fisiologici mentre la partecipazione al voto toccava punte del 90 per cento.

Tre leggi caratterizzarono quei governi:

Equo canone che regolarizzava gli affitti; Legge 285 /77 che affrontò il problema della disoccupazione giovanile e delle donne diminuendola considerevolmente; Legge Reale che consentì una vera e propria militarizzazione del Paese, bastava pochissimo anche un limone per essere fermati dalla polizia.

Il governo di solidarietà nazionale determinò lo sdoganamento dei comunisti nella politica italiana, la fine del ‘fattore K’ e proprio per questa ragione quel governo di fatto non ebbe alcuna opposizione in Parlamento, eccezion fatta per i fascisti di Almirante.

L’opposizione si faceva nelle piazze ed era di assoluta violenza perché quando la rabbia lo scontento non è rappresentato dalla politica si esprime nelle piazze spesso in modo violento.

Non c’era manifestazione che non finisse a sprangate e non c’era un tg che ogni sera non raccontasse di attentati e omicidi di organizzazioni terroristiche di destra di sinistra o di frange deviate dei servizi segreti.

Questa era l’Italia di allora e ogni tanto bisognerebbe ricordarla ai nostalgici; il sindacato neanche aveva udienza in tv, gli scioperi non venivano raccontati e i consigli di fabbrica erano pieni di membri di prima linea e delle Br.

Quel governo e quelle leggi avversate anche dal sottoscritto non erano di sinistra, anzi erano reazionarie soprattutto la legge Reale, ma ebbero il merito di salvare il Paese, la sua economia e impedirono al terrorismo di crescere perché come si disse allora prosciugarono l’acqua di cultura dove i terroristi facevano proseliti.

Nel sindacato nacque allora come supporto alle scelte economiche del governo la politica dei redditi, la famosa politica dell’Eur, cosiddetta perché Lama la lancio in una grande assemblea unitaria dei delegati di tutte le fabbriche proprio all’Eur e che si basava sull’assunto che il salario non era più una variabile indipendente, il sindacato da organo rivendicativo conflittuale si trasformava in attore principale nella gestione economica del Paese anche attraverso una autoregolamentazione delle rivendicazioni salariali, ma si trattava allora di un sindacato amato dalla gente e totalmente rappresentativo del mondo del lavoro .

E solo 300 autoconvocati alle Carmelitane di Firenze si opposero a quelle politiche e lo ricordo bene perché ero fra quei trecento.

Oggi la situazione si presenta simile perché l’opposizione non fa il suo mestiere in Parlamento e il patto di Nazareno di fatto è la fondamenta istituzionale del governo; Renzi è il segretario di un partito che sfiora il 40% e Grillo non è più in grado di rappresentare la rabbia della gente e Salvini si comporta sempre più come l’Msi di allora sempre più a destra, destra sociale che attecchisce fra la gente, perché la sinistra sui temi della immigrazione e della sicurezza balbetta.

Sempre più le manifestazioni finiscono con scontri fisici e i toni verbali si esasperano come allora; manca solo un ingrediente per fare tombola ed è quello che sconfiggemmo a costo di tanti morti, il maledetto terrorismo; i giovani non possono capirlo non avendo vissuto quegli anni, ma noi che lo abbiamo visto sappiamo che – come raccontò il socialista Zavoli in “La notte della repubblica” – è compito di tutti, soprattutto di chi ha responsabilità politiche e sindacali evitare che possa ripetersi. E personalmente ne vedo tutti i prodromi, anche perché al contrario di quegli anni, il sindacato al di là di una giusta e doverosa difesa dei diritti, non sembra capire la gravità della situazione e invece che spegnerlo, attizza il fuoco della piazza, senza presentare minimamente alcuna proposta di politica economica e industriale.

Marco Andreini

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Commenti all'articolo
  1. “Questa era l’Italia di allora e ogni tanto bisognerebbe ricordarla ai nostalgici” dice l’articolo, per poi aggiungere appena più sotto “Quel governo e quelle leggi avversate anche dal sottoscritto non erano di sinistra, anzi erano reazionarie soprattutto la legge Reale, ma ebbero il merito di salvare il Paese, la sua economia…”.

    Forse la “nostalgia” che oggi taluni provano (vista la situazione in cui versa l’economia e non solo, nonché la crescente incertezza verso il futuro) trova motivo nella seconda affermazione dell’Autore, posto che dai ragionamenti che si sentono in giro sembra crescere il numero di coloro che, a torto o a ragione, vorrebbero qualcuno capace di “salvare” il Paese, delegandogli di fatto il modo con cui farlo.

    Ho estremizzato il concetto per rendere meglio l’idea, ma credo in ogni caso che commetterebbe un errore chi non volesse prenderne quantomeno atto.

    Paolo B. 27.11.2014 .

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