giovedì, 19 ottobre 2017
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Opinioni e commenti
 

BCE, ‘Super Mario’ tiene testa alla ‘fronda tedesca’
Pubblicato il 06-11-2014


Draghi-BCEOggi i riflettori erano tutti puntati sull’Eurotower, dopo numerose voci di dissenso sulla gestione del presidente della Bce Mario Draghi. È toccato a lui, nella conferenza stampa conclusiva, mettere i margini alle prese di posizione contrastanti sulla gestione monetaria di un’Europa sempre più vicina alla deflazione e promettere “nuove misure non convenzionali”, insomma l’uso del ‘bazooka’ monetario.
Nelle ultime ore contro Mario Draghi la “fronda tedesca” ha fatto partire una campagna mediatica, riportata da “alcune voci” sulla Reuters, che mette in discussione la credibilità personale del numero uno di Francoforte; il suo “stile” decisionale e comunicativo, non tanto le scelte di politica monetaria, sulla quale ovviamente gli “austeri” perderebbero in partenza.
Ora si attende una risoluzione decisa dopo le misure annunciate quest’estate, ma secondo gli esperti la Bce sceglierà di restare ferma, almeno per questo mese. Il piano di stimoli annunciato è ancora in via d’attuazione e dovremo comunque aspettare le nuove previsioni economiche di dicembre.
Il Consiglio direttivo ha lasciato infatti fermi i tassi di interesse: quello principale allo 0,05%, quello marginale allo 0,3% e quello di deposito a -0,2%.
Ma Draghi nella conferenza stampa con i giornalisti ha annunciato che la Bce è “unanimemente” pronta a “ulteriori misure non convenzionali”, anche se quelle già prese dovrebbero portare l’inflazione gradualmente verso il 2%. Il presidente della Banca Centrale Europea ha comunque ricordato che ci sono segnali che indicano una revisione al ribasso delle previsioni economiche. Grazie agli acquisti di covered bond e Abs e ai prestiti Tltro, ha detto il numero uno di Francoforte, la Bce si aspetta di far salire il suo bilancio “verso i livelli d’inizio 2012”.
La situazione economica è di fatto ancorata al miraggio dell’inflazione che nonostante un marginale rialzo a 0,4% questo mese, più che altro per ragioni statistiche, resta lontanissima dall’obiettivo del 2%, e ha accusato anzi una flessione a 0,7% nella sua misura depurata dai prezzi di energia e alimentari. Non aiuta poi, la valuta forte nel far riprendere le esportazioni, specie se si calcola che il rallentamento economico riguarda non solo l’Eurozona, ma anche i “Brics” (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica).
Tornando a “Super Mario”, la sua vera sfida resta quella di tenere testa anche ai tedeschi dopo il malcontento della politica economica europea da parte dei Paesi mediterranei. Anche oggi l’Ocse bacchetta l’Italia e la posiziona al penutlimo posto tra le nazioni del G-20 (ultimo Putin), nonostante abbia alzato le stime del Pil dell’Italia nel 2015 a +0,2%, dal +0,1% comunicato lo scorso settembre.
L’Italia non resta la sola nell’Eurozona a frenare, in buona compagnia proprio dei Paesi fondatori: la Francia, insieme alla Germania, con le loro fiacche performance economiche, pesano con noi sull’economia dell’Eurozona.
Ma l’Europa non si trova solo davanti a un grattacapo sulla politica economica: altro grande scacco che rischia di togliere credibilità alle Istituzioni del Vecchio Continente è quello del Luxleaks. Si tratta di una maxi-inchiesta sugli accordi fiscali segreti tra una serie di multinazionali e il Lussemburgo, per evadere le tasse nei Paesi dove queste mantenevano la sede legale, dirottando centinaia di miliardi di dollari su conti lussemburghesi. Una pratica che coinvolge direttamente Jean-Claude Juncker, primo ministro del suo Paese dal 1995 fino all’anno scorso. L’inchiesta mina la posizione proprio del Presidente della Commissione Ue che all’epoca dei fatti era ministro delle Finanze e premier del Gran Ducato, e dovrà quindi rispondere di quanto accaduto. Per oltre vent’anni aziende e banche hanno dirottato in Lussembrugo centinaia di miliardi di dollari su conti bancari locali risparmiando milioni di dollari di tasse.
L’indagine, che conta oltre 28 mila pagine di documenti raccolti, ha visto confluire il lavoro di un’ottantina di giornalisti aderenti all’International Consortium of Investigative Journalists (ICIJ) che crea un forte imbarazzo non solo per il neopresidente della Commissione Ue ma fa tremare i big della finanza: Pepsi, IKEA, FedEx, Deutsche Bank, ma anche Finmeccanica, IntesaSanPaolo, Unicredit, e Ubibanca.
Un accordo per evadere le tasse coinvolge una delle massime cariche dell’Europa dell’Austerity e del rigore.
Maria Teresa Olivieri

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