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Opinioni e commenti
 

Blair, Renzi e noi
Pubblicato il 27-11-2014


Ieri si sono incontrati a Roma il presidente del Consiglio Matteo Renzi e Tony Blair. Siccome da un po’ di tempo Renzi sostiene di avere in Blair il suo punto di riferimento, e questo potrebbe davvero unire Renzi al socialismo europeo più moderno, ho voluto leggere attentamente l’intervista successiva rilasciata dallo stesso Blair al Corriere. Si tratta come sempre di considerazioni di assoluto interesse e di una conclusione su Renzi che deve far meditare anche chi, come me, renziano non è e di Renzi e del suo governo ha sottolineato i meriti, ma anche qualche lacuna. E soprattutto non ha mancato di criticare alcune sue proposte in materia di riforma istituzionale e una certa sua superficialità nell’analisi politica degli avvenimenti.

Blair è convinto che all’unità dell’Europa non esista alternativa e che il suo paese, il Regno unito, farebbe un grave errore, ma non crede che succederà, ad uscire dalla Ue. È ovviamente preoccupato dei fenomeni di disgregazione, della mancata crescita e dell’eccessivo rigore che non consentono nemmeno di ridurre il debito, ritiene necessario portare non meno ma più potere agli organismi europei. Egli sostiene poi che una sinistra socialista moderna non si possa attardare in analisi del passato e che “la modernizzazione che Matteo Renzi sta cercando di portare in Italia è la sola strada per una sinistra progressista che vuole creare una società più giusta ed uguale”. D’altronde il giudizio su Renzi non è diverso da quello degli altri leader socialisti europei, a cominciare da Suarez, Seguro, Valls e Schulz. Per Blair la sinistra ha successo “solo quando rimane fedele ai suoi valori, ma li applica in modo diversi per tempi diversi”.

Si tratta di una pubblica apertura di credito verso il suo giovane “erede”. Ma in altra pagina, sempre sul Corriere, in un’intervista rilasciata a Fabrizio Roncone, Giuliano Ferrara indica proprio in Renzi l’erede più autentico di Berlusconi, del quale non vede successori dentro Forza Italia e neanche nell’intero centrodestra. Può allora Renzi essere ad un tempo l’erede di Blair e quello di Berlusconi, visto che Blair e Berlusconi non possono essere considerati omologhi? Vorrei approfondire questa che pare una contraddizione. Ed invece, per un verso, assolutamente non lo è. In Italia la sinistra, egemonizzata dal Pci e dai suoi eredi, ha continuato a legittimare i suoi avversari, prima con il fattore K, poi con il fattore G, intendendo il primo per “comunismo” e il secondo per “giustizialismo”. Senza comunismo Berlusconi è apparso, in una fase, il solo argine al dipietrismo imperante, alla falsa rivoluzione giudiziaria che ha contribuito alla distruzione dei partiti storici tra i quali il Psi. Per questo molti socialisti lo hanno sostenuto.

Con Renzi, che comunista non è mai stato e neppure giustizialista, ma che anzi ha messo in soffitta tutto il vecchio gruppo dirigente ex comunista del suo partito e nel contempo non ha esitato anche a confliggere con la magistratura, finiscono entrambe le giustificazioni politiche di Berlusconi. Quest’ultimo, infatti, oggi non ha più una funzione, se non quella di appoggiare colui che Ferrara definisce suo erede, ma che in realtà è il leader politico che gli ha sottratto gli argomenti, o di trasformarsi in regista dell’estremista Salvini, rinunciando così al suo ruolo di moderato. Per questo è vero che Renzi può essere considerato da Blair un suo erede e noi suoi antesignani, pur con tutte le differenze storiche, e nel contempo il superatore di quelle caratteristiche della sinistra che giustificavano la presenza di Berlusconi. I socialisti in questo senso devono stare con Renzi e non coi suoi oppositori, sottolineando al contempo le sue contraddizioni. Come l’Avanti ha fatto a proposito dell’Unità di Gramsci, di Berlinguer e Craxi, della riforma elettorale, dell’analisi dell’astensione elettorale. Critici, a volte, come ho fatto su queste colonne anch’io, anche duramente. Ma da quella parte.

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Commenti all'articolo
  1. Renzi ha affermato, intervistato da Fazio, che l’imprenditore (leggasi “padrone”) ha tutto il diritto di licenziare i lavoratori perché si spacca la schiena dalla mattina alla sera. Il socialismo è l’esatto opposto, ossia pone l’accento sull’elemento sociale del lavoro, in luogo di un individualismo spinto, figlio della cultura liberista. Voler far passare Renzi come socialista sarebbe come affermare che Gesù sia un adepto del satanismo. Altro capitolo: privatizzazioni . Il governo intende accelerare . Attenzione perché settori strategici del nostro Paese. potrebbero presto cadere in mani straniere, com’è già. accaduto per la telefonia. I socialisti, compagno direttore, devono stare dalla parte dei lavoratori e, soprattutto degli italiani… ossia lottare contro Renzi e il PD.

  2. Non so se Blair/Renzi o altro ma leggo che la solita banda che i socialisti conoscono bene vuole rifare l’Ulivo, mortadella compresa. Leggo che Gad Lerner anti socialista viscerale invita i PD a non farsi prendere da Renzi il partito come Craxi fece col PSI. Per cui occhio compagni. Occhio alle cattive compagnie. .. e anche alle infiltrazioni, non sempre si prendono 2 piccioni.

  3. Chi rifiuta il metodo della concertazione sindacale assomiglia più alla Tacher che a Blair, in ogni caso noi siamo sempre 20 anni indietro, sia nell’imitazine dell’una (Berlusconi) che nell’imitazione dell’altro (Renzi) Forse tra altri 20 avremo un premier di colore che imiterà Obama.
    Ma darsi una mossa…dato che vota solo il 30%…no?

  4. E che rifacciano l’ulivo ! Ci capitasse quests fortuna! In un solo colpo ci leviamo dai piedi la Bindi & C.
    Saremmo a posto con la nostra coscienza e la nostra storia. L’analisi del Direttore e’ come al solito lucida e consequenziale.
    Saluti socialisti

  5. Sono d’accordo con D’Agostino, aggiungendo che Blair è stato partecipe e sostenitore della Guerra in Iraq insieme a Bush e Berlusconi, contro le decisioni del PSE e dell’Internazionale Socialista. Ci sono cose in Blair che si possono condividere, come la forte spinta all’innovazione e modernizzazione, ed altre no perchè di carattere liberista al pari di Renzi. Personalmente sono per la tradizione Socialista-Riformista e di Sinistra in coerenza vera con la nostra gloriosa storia, che non può confondersi con l’opportunista Renzi, che non a caso per ben due volte si collega a Berlinguer e ai soliti DC Fiorentini (La Pira, ecc.). Non conosce i vari Nenni, Pertini, Turati, Lombardi e nemmeno Brodolini che ha costruito lo Statuto dei Diritti dei Lavoratori “nei luoghi di lavoro” con i significativi artt.4, 13 e 18, che con colpevole leggerezza si ritiene di poter cancellare andando contro i lavoratori e la parte pià debole del mercato del lavoro, che dovunque i Socialisti difendono.

  6. Concordo direttore, i Socialisti devono stare dalla parte di Renzi.
    Questo non vuol dire essere acritici e condividere al 100 x 100 quello che propone al Paese.
    Il tentativo in atto da parte di Renzi può essere condiviso in parte anche dai moderati, ma questo non giustifica coloro che sostengono che Renzi è l’erede di Berlusconi.
    E’ una cultura che non ci appartiene, bisogna avere il coraggio di condividere provvedimenti che possono essere di gradimento anche agli avversari politici e non cadere nel pregiudizio che è sempre sbagliato.
    Ho letto l’intervista di Blair, condivido quello che ha detto compreso il giudizio che da di Renzi.
    Non sono Renziano, sono Craxiano, non condivido i suoi atteggiamenti nei confronti del sindacato anche se ha ragione.
    Il dialogo è indispensabile, può condizionare le decisioni ma non le elimina e evita ritorsioni di piazza, verbali, di stampa e una campagna discriminatoria come quella che è in atto.
    Siamo ad un passaggio cruciale della nostra Repubblica,bisogna evitare in tutti i modi di entrare in una fase di instabilità.
    L’Europa sta iniziando un cambiamento. La presa di posizione di Renzi e del Governo nei confronti della Commissione, inizia a dare i suoi frutti.
    E’ giusto avere fretta, occorrono risultati positivi, ma teniamo di conto che la crisi ci perseguita da diversi anni, non si può pensare di risolverla in pochi mesi.

  7. Se si accetta che “i tempi cambiano” e che ai nuovi tempi si possono far aderire vecchi principi come il Socialismo (che del resto ‘ sempre stato molto variegato) si può anche comprendere la linea del Direttore. Non trovo neanche tanto scandaloso il superamento del sinallagma Blair/Berlusconi, poiché il blairismo era già un bell’annacquamento delle tradizioni socialiste britanniche e Berlusconi, che da Craxi tanti favori ricevette, potrebbe anche aver incarnato un filone che Bettino forse aveva soltanto poter avuto nella mente: vi ricordate i grandi manifesti del PSI, che apparvero nelle principali città italiane, che rappresentavano un infante che “gattona” e che dice “fozza Italia”? Ebbene, io da quei manifesti trassi, prima ancora che Berlusconi scendesse in campo, che Craxi aveva in animo di superare il vecchio PSI e sfociare in un nuovo partito, con una base allargata.
    “Forza Italia” glielo utilizzò Berlusconi, quando lui non poteva più farlo.

  8. “Personalmente sono per la tradizione Socialista-Riformista e di Sinistra in coerenza vera con la nostra gloriosa storia”, ci dice un commento, ma bisogna poi vedere fin dove arriva questo stare a sinistra, perché ritengo che la cultura socialista-riformista o liberal-riformista faccia fatica a spingersi oltre determinati confini politici e ideologici, e mi pare essere questa la posizione del Direttore se non la ho male interpretata, perché si sfocia poi nel massimalismo, e d’intorni, da cui il riformismo più volte ha preso le distanze nella storia del movimento socialista, quello italiano almeno da quanto posso saperne.

    Paolo B. 28.11.2014
    .

  9. Renzi come Blair? Sì entrambi hanno distrutto la sinistra e entrambi sono pragmatici. Ma da questo articolo sorge in me un dubbio: che la segreteria del PSI crede ormai che la parabola del Partito Socialista nato da Filippo Turati sia finita. Ricordo che l’Italia è nata nel 1948 con la Repubblica Romana e cancellare la storia per un pseudo-modernismo va bene per i talk-show di mediaset e non certo per sviluppare teorie sociali e politiche.

  10. Che dobbiamo stare dalla parte di Renzi io non ho dubbi, così come ritengo che egli, come Craxi, ha saputo sconfiggere i conservatori a sinistra. Quel che penso è che ci sono milioni di voti in libera uscita e che un partito, seppure limitato come il nostro, dovrebbe agire sul mercato politico. Ciò significa incalzare Renzi dove vediamo i limiti e cercare di appropriarci di una parte di quei voti. Li prenderà tutti Renzi? Io credo di no e credo che una nostra iniziativa sia richiesta. La Direzione del PSI ci provi e individui modi e criteri.

  11. Sono d’accordo con il direttore. Dobbiamo stare con Renzi non per opportunismo ma per senso di responsabilità. Non credo che riuscirà a trascinare il Paese fuori dal pantano, ho sempre scritto e detto che ci vuole maggiore incisività e coraggio, ma certamente non ne sono capaci suoi avversari. I vari Cuperlo e co’ balbettano soluzioni confuse che non riescono a prefigurare alcun sbocco positivo.

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