martedì, 26 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

SORVEGLIATA SPECIALE
Pubblicato il 11-11-2014


Italia-crisi-economica

L’Europa rimane scettica. Le riforme e le misure contenute nella legge di stabilità vanno nella giusta direzione, ma devono essere messe in atto altrimenti rimangono lettera morta. E si sa che in Italia non siamo campioni in questo. La politica degli annunci è sempre stato il nostro punto forte, e sul concretizzare che siamo debolucci. E queste nostra cronica attitudine che ci porta a dare per realizzato ciò che in realtà è solo annunciato ha portalo la commissione europea a mettere qualche puntino sulle i. Parecchie i per la verità.

Da qui a fine mese, la Commissione europea presenterà la sua attesa opinione sul bilancio previsionale italiano. La partita è complessa. Incrocia dati economici e analisi politica. L’Esecutivo comunitario dovrà tenere conto di numerosi fattori e non si limiterà a valutare il mero rispetto delle regole di bilancio. Per ora la Commissione, nel rapporto sugli squilibri macroeconomici in Italia, rileva che il governo italiano ha avviato le riforme, ma “diverse misure ambiziose che potrebbero rappresentare un cambio di passo attendono ancora la piena adozione o un ulteriore decreto di attuazione e i loro risultati rimangono quindi incerti”. Inoltre anche sul programma di spending review l’Europa rileva “incertezze significative”. Bruxelles fa notare che la decisione di affidare ai ministeri l’individuazione dei tagli che li colpiranno “può avere un effetto negativo sulla qualità dei tagli e mettere a rischio l’obiettivo di preservare asset pro-crescita e migliorare l’efficienza economica. L’incertezza sulla spending solleva timori visto che i risparmi attesi dovrebbero finanziare diverse misure, compresa l’estensione della riduzione del cuneo fiscale nel 2015”.

Anche sul Jobs Act la Commissione nutre dubbi, più che altro per mancanza di dettagli: “Se migliorerà il funzionamento del mercato del lavoro dipenderà dal disegno dei necessari decreti attuativi”. Il rapporto della Commissione “riflette il contenuto dell’aggiornamento del Def pubblicato il primo ottobre, e i conseguenti emendamenti che sono stati apportati alla fine di ottobre”, si legge nel documento. Per evitare la sovrapposizione dei processi di sorveglianza, spiegano ancora i tecnici della Commissione, il rapporto non dà invece “nessuna valutazione sugli obiettivi rivisti dei conti pubblici, anche se chiaramente sono rilevanti nel quadro di una procedura per squilibrio macroeconomico”.

Una valutazione finale da parte di Bruxelles, si ricorda infatti, “sarà pubblicata in novembre al più tardi, sulla base del più dettagliato piano di bilancio per il 2015 e tenendo conto delle previsioni economiche di autunno”.

Per la Commissione mentre “gli sforzi di riforma vanno avanti e diverse scadenze delle raccomandazioni specifiche per paese sono programmate per la fine del 2014 e l’inizio del 2015, i progressi dei prossimi mesi saranno cruciali per valutare il successo dell’Italia nell’attuare misure per affrontare i suoi squilibri” macroeconomici. Il rapporto punta il dito anche contro il debito pubblico molto elevato, che “è un peso grande per l’economia italiana, fonte di vulnerabilità nel contesto attuale di inflazione e crescita basse, e tiene a freno la crescita a causa dell’elevata tassazione necessaria per servirlo”. Preoccupa, infine, il piano di privatizzazioni, che, denuncia la Commissione, “sta subendo ritardi nell’attuazione”.

La commissione parla di ritardi. “Gli effetti benefici delle riforme strutturali saranno ritardati e ridotti, se i numerosi colli di bottiglia istituzionali, gli ostacoli all’attuazione delle riforme e le deboli capacità di applicazione non saranno affrontati in via prioritaria”. L’esecutivo Ue rileva che “oltre all’annuncio dei proventi pari allo 0,7% del Pil all’anno nel periodo 2014-17 nel Programma di stabilità 2014, confermato dall’aggiornamento del Def che ha esteso l’obiettivo annuo al 2018, sono disponibili limitate informazioni concrete sulla quantità delle quote che saranno vendute, sulle società e sul calendario del programma”.

Interessante la posizione dell’esponete di un partito fortemente antieuropeista come la Lega. Il sindaco di Verona Tosi, intervistato dal settimanale “Oggi” parlando dell’Europa afferma di essere euroscettico quando il segretario Salvini ma “ritengo l’uscita dall’Euro non praticabile. L’Italia ha i conti disintegrati, se esce dall’euro viene annientata dalla speculazione internazionale. Ma io sono un amministratore, lui è segretario di partito”.

Redazione Avanti!

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Commenti all'articolo
  1. A proposito di uscita dall’euro mi è capitato di ascoltare e leggere Claudio Borghi docente di economia alla Cattolica di Milano. Ho difficoltà a capire perché avrebbe torto. Al di là del vizio maledetto della sinistra dominante di irridere gli avversari quando non si hanno argomenti strutturati di contrasto, posso chiedervi una spiegazione economico sociale scientifica convincente del perché è meglio stare nell’Euro? Confesso che ho l’impressione che oramai sia considerato un totem.

    • “La sola funzione delle previsioni in campo economico è quella di rendere persino l’astrologia un po’ più rispettabile”. Questo aforisma di John Galbraith dovrebbe ricordarci che le previsioni degli economisti vanno prese sempre con molta molta cautela perché le variabili sono infinite e di mezzo ce n’è una davvero complessa, l’uomo. Nella maggioranza oggi gli economisti ci dicono che all’Italia conviene più restare nell’euro che non uscirne. Dunque ci sono anche buone ragioni in ciò che afferma il professor Borghi, ma non sufficienti a convincere la maggioranza degli esperti. Nella rete può trovare tantissimi commenti sull’argomento. Anche in queste pagine è stato scritto molto. Posso consigliare due articoli del professor Sabattini. “Senza l’euro, i poveri più poveri del 28 dicembre 2013 e “Fuori dall’Euro? C’è chi vuole entrarci ” del 21 gennaio 2014.

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