martedì, 26 settembre 2017
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Opinioni e commenti
 

Caos Libia. Una questione che ci riguarda da vicino
Pubblicato il 07-11-2014


Corte suprema-TripoliUn nuovo elemento va ad aggiungersi al caos libico: la Corte Suprema libica, ha accolto il ricorso dei deputati islamici di Tripoli e nelle scorse ore ha sciolto il Parlamento di Tobruk, la maggioranza emersa dalle elezioni di giugno trasferitasi nella città portuale per fuggire alla guerra civile. Ora il Congresso Nazionale Generale (l’ex parlamento libico a maggioranza islamista con sede a Tripoli), forte della sentenza annuncia di aver assunto le funzioni. La motivazione data dall’Alta corte è l’incostituzionalità della Camera dei Rappresentanti per non essersi insediata a Tripoli e non essersi riunita a Bengasi così come prevede la Costituzione del paese.
Adesso esistono ufficialmente due Libie: quella di Tobruk uscita vincitrice dalle elezioni che ha rifiutato la sentenza e che fa capo al premier Abdullah al-Thani, riconosciuto dalle autorità internazionali. C’è poi una seconda Libia, quella di Tripoli dove si è instaurato l’esecutivo islamista di Omar al Hassi, che trova l’ostilità degli organismi internazionali. In questo quadro nella città di Derna c’è stata l’autoproclamazione di un Califfato riconosciuto dall’Isis, secondo fonti libiche vicine ai sostenitori dell’ex regime di Muammar Gheddafi, con Belmokhtar (terrorista algerino di Al Qaeda) si trovano a Derna anche terroristi sauditi ed egiziani provenienti dalla Siria.

La comunità internazionale dopo la sentenza di queste ultime ore resta titubante e l’Onu annuncia che studierà la decisione della Corte costituzionale libica confrontandosi con i legislatori del paese, aggiungendo che continuerà a collaborare “per aiutare la Libia a superare l’attuale crisi politica e di sicurezza”.
Ma la situazione resta delicata proprio dal punto di vista internazionale, nella guerra civile che sta insanguinando il territorio libico ogni Stato sembra ormai essersi schierato a proprio vantaggio.

Il Qatar e la Turchia sostengono l’alleanza islamista Fair Libia, che si appoggia a sua volta ai miliziani Ansar al-Sharia, l’organizzazione islamista che ha nelle proprie fila guerriglieri provenienti prevalentemente da Tunisia e Algeria. Ma una parte di primissimo piano è svolta dall’Egitto che gioca il ruolo di gendarme, sempre più impegnato direttamente. Secondo alcune fonti l’Egitto, insieme agli emirati Arabi ha contribuito all’operazione dignità (bombardamenti sulla Libia) guidata dal generale nazionalista Khalifa Haftar.
“Non a caso Tobruk si trova a 150 km dal confine egiziano, così in caso di una presa del potere da parte dei guerriglieri islamisti il governo lì insediato può rifugiarsi in Egitto”, è quanto afferma Gianandrea Gaiani  su Analisi Difesa, spiegando come l’Italia stia rinunciando alla difesa dei suoi interessi a vantaggio francese in un territorio da sempre alleato del nostro Paese.
Non solo perché l’Italia dipende dagli approvvigionamenti energetici della Libia.
Gaiani spiega come la Francia stia agendo come nel 2011 quando con la scusa di liberare la Libia da Gheddafi scavalcò l’Italia e intervenne per accapparrarsi la priorità nei rapporti libici. “Infatti il ministro della Difesa francese, Jean-Yves Le Drian, in un’intervista al quotidiano francese Le Figaro ha detto che la Libia è la mia preoccupazione fondamentale, con lo scopo di creare i presupposti per una coalizione internazionale che intervenga militarmente in Libia”, afferma Gaiani.
I francesi, secono il direttore del magazine di Difesa, stanno già tessendo un’intesa con l’Algeria e hanno già disposto 3mila soldati a sud del territorio per intervenire, dall’altro lato l’Egitto ha un accordo segreto con il Parlamento di Tobruk per “un’eventuale intervento”. In tutto ciò l’Italia sta perdendo la sua occasione dimenticando che “oltre gli interessi economici, abbiamo dei flussi migratori provenienti da quella terra che hanno superato le 120 mila persone dall’inizio dell’anno”.
Il neo ministro degli esteri Paolo Gentiloni, ha posto la questione dell’importanza della Libia collegandola a quella dell’immigrazione, ieri nel suo intervento alla conferenza interparlamentare per la politica estera, sicurezza e difesa comune al Senato ha posto l’accento proprio sulla necessità di rilanciare l’iniziativa delle Nazioni Unite, nell’ambito di una soluzione politica. Oggi il titolare della Farnesina ha contattato telefonicamente l’inviato speciale dell’Onu per la Libia Bernardino Leon.
L’Italia torna a sottolineare la questione della Libia, anche se per il nostro Paese resta sempre un interesse del tutto parziale o circoscritto alla “minaccia” dell’immigrazione targata Isis. Per il ministro della Difesa Roberta Pinotti, infatti, in Libia vi è il “pericolo che il conflitto si aggravi ed entrino ulteriori elementi fondamentalisti”, con la capacità di arrivare a minacciare i Paesi europei.

Maria Teresa Olivieri

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