venerdì, 24 novembre 2017
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Opinioni e commenti
 

C’è una spia in salotto
è la nostra ‘smart tv’
Pubblicato il 18-11-2014


Smart-tv-BIGL’ultimo che ho avuto è stato un ottimo apparecchio, ma dopo che il volume si è bloccato al livello 45, ho capito che era giunto il momento di sostituirlo. Ecco perché ho deciso di regalarmi un nuovo televisore, un vero gioiellino della tecnologia del ventunesimo secolo. Ora, infatti, sono proprietaria di una Smart Tv, che promette di offrire lo streaming di contenuti multimediali, giochi, applicazioni, social media e navigazione internet. Ah, anche la televisione. L’unico problema è che ho paura ad utilizzarla perché ho scoperto che non solo mi sente e mi guarda, ma racconta agli altri ciò che faccio e dico. E non è uno scherzo.

Infatti la quantità di dati che raccoglie questa scatola nera, dall’apparenza tanto innocua, è sconcertante: registra dove, come, quando e per quanto tempo si sta usando il televisore ed imposta cookie progettati per rilevare quando si è visto uno specifico programma o un particolare messaggio di posta elettronica. Registra anche che App si utilizzano solitamente, i siti web che si visitano e come si interagisce con il contenuto. Naturalmente ha anche una fotocamera integrata. L’obiettivo è quello di fornire un “gesture control” che vi permetterà di accedere ad un account personalizzato tramite il riconoscimento facciale, chiaramente solo per la comodità del consumatore! Se da una parte, dunque, le immagini vengono scaricate sul televisore invece che su un server aziendale, dall’altra la connessione ad internet rende l’intero apparecchio vulnerabile agli hacker.

Più preoccupante ancora è il microfono. Queste nuove Smart tv, infatti, dispongono di una funzione di riconoscimento vocale che consente agli spettatori di controllare lo schermo tramite l’emissione di parole o frasi. Ma nei documenti sulla politica della privacy di Samsung, ad esempio, ci viene fornito un avvertimento piuttosto inquietante: “Si prega di essere consapevoli del fatto che le parole dette, incluse informazioni personali e sensibili, saranno inviate a terze persone, attraverso l’utilizzo del riconoscimento vocale”. In altre parole, non dite nulla di personale davanti la televisione: anche se l’utente non sta guardando il teleschermo, questo è in ascolto! Anche se suona come una frase di George Orwell, la verità è che noi, felici e beati, paghiamo per essere spiati. Forse nemmeno Orwell sarebbe mai potuto arrivare a pensare a tutto questo.

Michael Price, giornalista del giornale online Salon.com, che ha investigato a lungo sul caso, afferma: “È vero che questi dati sono fondamentali per fornire dei contenuti adatti ai desideri del cliente, ma lo sono anche le informazioni personali costituzionalmente protette che non dovrebbero essere in vendita agli inserzionisti”. Ed in effetti è così: immaginate di litigare con il vostro partner di fronte alla vostra televisione. La fotocamera ed il microfono stanno registrando di nascosto tutte le vostre conversazioni private e la scansione del linguaggio del corpo, effettuata tramite la cam, inviandole ad imprecisate “terze parti” di modo che possano spingere, verso il soggetto in questione, ciò di cui sente il bisogno in quel determinato momento della sua vita, attraverso un’ondata di pubblicità mirata. L’ex capo della CIA, David Petraeus ha confessato che “I cosiddetti dispositivi intelligenti, possono essere sfruttati per rivelare un’enorme quantità di dati personali. Gli elementi di interesse saranno localizzati, identificati e monitorati attraverso tecnologie quali l’identificazione a radiofrequenza o alcuni piccoli server incorporati nell’oggetto elettronico.”

Come se tutto questo non bastasse, i fabbricanti delle Smart Tv possono cambiare le regole di gestione dei dati personali dopo l’acquisto dell’apparecchio: LG ha prodotto un aggiornamento del software nel quale l’utente si è trovato obbligato a scegliere tra perdere le funzioni “smart” pagate all’acquisto e quindi ritrovarsi un televisione menomato, oppure consegnare ad LG ed ai soliti terzi una quantità esagerata di dati personali.

Dunque, le aziende devono diventare più consapevoli della privacy dei consumatori perché stiamo offrendo noi stessi in cambio di qualche giocattolo in più. È il destino del mercato ad essere nelle mani dei consumatori o il destino dei consumatori ad essere nelle mani del mercato? Forse è arrivato il momento di fare un passo indietro nei confronti di questo progetto in puro stile Panopticon.

Gioia Cherubini

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