lunedì, 21 agosto 2017
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Opinioni e commenti
 

Cig. In 9 mesi
oltre 1 milione
di lavoratori
Pubblicato il 17-11-2014


Da gennaio a settembre risultano coinvolti dalla Cig oltre 1 milione di lavoratori, di cui 525 mila a zero ore, con un’assenza completa di attività produttiva. Con la crescita del ricorso alla Cig precipita il reddito degli addetti: nei primi 9 mesi dell’anno hanno perso complessivamente oltre 3mld e 100mln di euro, 5.900 euro nette in meno in busta paga per ogni singolo lavoratore. A fotografare la situazione è una indagine Cgil. Le ore di Cig richieste e autorizzate a settembre, infatti, tornano oltre i 104 milioni, con un aumento su agosto del 43,86%: è il secondo mese tra gli ultimi dodici con la richiesta più alta.

Si arresta così, dice ancora la Cgil, la lieve tendenza alla riduzione registrata nelle passate rilevazioni mensili e si conferma la media sopra gli 80 milioni di ore al mese che ha caratterizzato gli ultimi quattro anni. Un quadro, dice la Cgil, “che conferma i segnali negativi sulla situazione economica e produttiva del Paese: troppo timida l’inversione di tendenza rispetto alla persistenza della crisi e del processo di deindustrializzazione in atto”.

Cig a settembre 2014 – La richiesta di cassa ordinaria aumenta in modo considerevole sul mese precedente (+265,84%, con 21.603.504 ore autorizzate), ma mantiene una tendenza a diminuire (-32,11% su nove mesi). La cassa integrazione straordinaria cresce del 16,4% su agosto (64.319.661 ore) e del 78,64% su nove mesi. Si inverte una tendenza sulla cassa in deroga: se fino ad agosto le ore concesse sono state in diminuzione rispetto ai mesi del 2013, a settembre è tornata a salire (+61,93%, con 18.544.345 ore), indicando che in relazione ai finanziamenti stanziati resta una forte sofferenza e permane l’incertezza per quanto riguarda l’anno in corso.

Causali di Cig – Continuano a crescere le aziende che fanno ricorso ai decreti di Cigs: sono 6.151, con un aumento del 27,46% sullo stesso periodo del 2013, e riguardano 11.443 unità aziendali territoriali (+35,08%). Nello specifico si registra un aumento dei ricorsi per crisi aziendale (2.904 decreti da inizio anno per un +4,12% sui primi nove mesi del 2013) che rappresentano il 47,21% del totale, così come un deciso aumento di ricorsi al concordato preventivo (+176,19%) e al fallimento (+46,62%). Continuano ad aumentare i contratti di solidarietà (+57,47%) e torna a salire anche la percentuale sul totale dei decreti, passata dal 28,16% del 2013 al 34,79% di oggi. Crescono rispetto allo scorso anno anche le domande di ristrutturazione aziendale (172, per un +10,26%) e di riorganizzazione aziendale (183, per un +5,17%) ma, sottolinea lo studio della Cgil, “gli interventi che prevedono percorsi di reinvestimento e rinnovamento strutturale dell’impresa continuano ad essere irrilevanti e in diminuzione: sono solo il 5,77% del totale dei decreti (erano il 6,84% nel 2013). Resta questo uno dei segnali più evidenti del persistere di un processo di deindustrializzazione in atto nel nostro Paese, che continua ad essere sottovalutato”.

Regioni – Nelle regioni del nord si registra il ricorso più alto alla cassa integrazione. Dal rapporto della Cgil emerge che al primo posto per ore di cassa integrazione autorizzate nei primi nove mesi dell’anno c’è la Lombardia con 203.379.155 ore che corrispondono a 260.743 lavoratori (prendendo in considerazione le posizioni di lavoro a zero ore). Segue il Piemonte con 100.072.976 ore di Cig autorizzate per 128.299 lavoratori e il Veneto con 69.238.654 ore per 88.768 persone. Nelle regioni del centro primeggia il Lazio con 63.589.839 ore che coinvolgono 81.525 lavoratori. Mentre per il Mezzogiorno è la Campania la regione dove si rileva il maggiore ricorso alla Cig, con 50.809.812 di ore per 65.141 lavoratori.

Settori – La meccanica è ancora il settore dove si è totalizzato il ricorso più alto allo strumento della cassa integrazione. Secondo il rapporto della Cgil, infatti, sul totale delle ore registrate nel periodo gennaio-settembre, la meccanica pesa per 286.804.181, coinvolgendo 183.849 lavoratori (prendendo come riferimento le posizioni di lavoro a zero ore). Segue il settore del commercio con 106.313.501 ore di cig autorizzate per 68.150 lavoratori coinvolti, e l’edilizia con 94.995.217 ore e 60.894 persone.

Occupazione e lavoratori in Cig – Considerando un ricorso medio alla Cig, pari cioè al 50% del tempo lavorabile globale (20 settimane da inizio anno), sono coinvolti nel periodo gennaio-settembre oltre un milione di lavoratori in Cigo, Cigs e in Cigd. Se invece si considerano i lavoratori equivalenti a zero ore, pari a 39 settimane lavorative, si determina sullo stesso periodo un’assenza completa dall’attività produttiva per oltre 525.000 lavoratori, di cui oltre 300 mila in Cigs e 97 mila in Cigd. Continua così a calare il reddito per migliaia di cassintegrati: dai calcoli dell’Osservatorio della Cgil si rileva come i lavoratori parzialmente tutelati dalla Cig abbiano perso da inizio anno, 3 miliardi e 100 milioni di euro al netto delle tasse, pari a 5.900 euro in meno in busta paga per ogni singolo lavoratore in cassa a zero ore. “Di fronte a chiari dati che caratterizzano un ciclo economico ancora pesantemente segnato dalla crisi e da una situazione sociale di sofferenza – sostiene Serena Sorrentino – il governo dovrebbe rivedere i provvedimenti in materia di lavoro, a partire dal decreto sulla deroga, dal jobs act e dai finanziamenti per le politiche attive. Auspichiamo che la Camera emendi i provvedimenti che riducono gli strumenti di tutela dell’occupazione”. “Da gennaio – ribadisce il segretario confederale Cgil – sono 1 milione i lavoratori coinvolti da Cigo, Cigs e Cigd: segno che la crisi è ancora diffusa e che il reddito dei lavoratori si impoverisce ulteriormente per effetto della riduzione delle ore lavorate”. Per questo, conclude “noi non ci fermeremo, perché a queste persone e a chi sta fuori dal mercato del lavoro occorre dare un’unica risposta: un piano del lavoro”.

Assunzione detenuti, Crediti di imposta da 300 a 700 euro

Crediti di imposta che vanno da 300 a 700 euro mensili per le imprese che assumono detenuti. Lo prevede il D.M. n.148 del 24 luglio 2014 del Ministero della giustizia, che ha dettato in materia il regolamento degli sgravi fiscali e contributivi.

1 – Alle imprese che assumono per un periodo non inferiore a 30 giorni lavoratori detenuti o internati, anche ammessi al lavoro all’esterno, è concesso un credito di imposta per ogni lavoratore assunto, e nei limiti del costo per esso sostenuto:
a) nella misura di euro 700 mensili, in misura proporzionale alle giornate di lavoro prestate, per l’ anno 2013;
b) nella misura di euro 520 mensili per gli anni a decorrere dal 2014 fino all’adozione di un nuovo decreto ministeriale.
2 – Alle imprese che assumono per un periodo non inferiore a 30 giorni lavoratori semiliberi provenienti dalla detenzione o internati semiliberi, è concesso un credito di imposta per ogni lavoratore assunto, e nei limiti del costo per esso sostenuto:
a) nella misura di euro 350 mensili, in misura proporzionale alle giornate di lavoro prestate, a decorrere dal 1° gennaio 2013;
b) nella misura di 300 euro dal 1° gennaio 2014 e fino all’adozione di un nuovo decreto ministeriale.
3 – Per le assunzioni a tempo parziale, il credito d’imposta spetta in misura proporzionale alle ore prestate.
4 – Il credito d’imposta spetta per i medesimi importi previsti per ciascuna tipologia di assunzioni alle imprese che:
a) svolgono attività di formazione nei confronti di detenuti o internati, anche ammessi al lavoro all’esterno o di detenuti o internati ammessi alla semilibertà’, a condizione che l’attività comporti, al termine del periodo di formazione, l’immediata assunzione dei detenuti o internati formati per un periodo minimo corrispondente al triplo del periodo di formazione, per il quale hanno fruito del beneficio;
b) svolgono attività’ di formazione mirata a fornire professionalità’ ai detenuti o agli internati da impiegare in lavori gestiti in proprio dall’Amministrazione penitenziaria.

Strategia Ue 2007 – 2012, in Italia infortuni sul lavoro in calo di 36 punti percentuali

Sono numeri che non permettono una comparazione tra Paesi, ma solo un confronto a livello globale Ue. Ma – fatta questa precisazione doverosa – i dati infortunistici europei diffusi da Eurostat per l’anno 2012 giustificano, in particolare per l’Italia, non pochi motivi di soddisfazione. A fronte, infatti, di un totale di 3,2 milioni di casi che ha interessato il complesso dell’Ue-27 (quelli mortali sono stati 3.878), rispetto al 2008 è stata registrata una flessione del 14,1% (che raggiunge il 20,8% per gli episodi con esito fatale). A questo tema è dedicato l’ultimo approfondimento di Dati Inail, disponibile sul portale dell’Istituto.

Italia meglio di Spagna, Francia e Germania. Entrando nel dettaglio della Strategia comunitaria 2007-2012 per la salute e la sicurezza sui luoghi di lavoro – basata sui tassi standardizzati d’incidenza infortunistica – con un valore di 1.717 incidenti per 100mila occupati l’Italia vede una diminuzione di circa il 36% rispetto al 2007 (quando lo stesso valore era pari a 2.674): decisamente al di sotto di Spagna (2.953), Francia (2.695) e Germania (2.630) e contro una media Ue-27 pari a 1.633. Bene anche l’andamento che interessa il genere femminile, con un tasso di 1.072 anch’esso più contenuto rispetto a quello di Francia (1.715), Spagna (1.656)e Germania (1.364). Per i casi mortali, l’indice per il nostro Paese passa, dal 2007 al 2012, da 2,5 a 1,3 decessi per 100mila occupati – in linea con quello dell’UE-27 pari a 1,4 del 2012 –, segnando una riduzione del 48,4% rispetto al 2007.

Centrato dall’Eu-15 l’obiettivo strategico del -25%. In attesa che il dato ufficiale di Eurostat per l’Ue a 27 stati relativo al periodo 2007-2012 confermi il raggiungimento dell’obiettivo strategico del -25% di infortuni fissato dalla Commissione europea (le cifre disponibili non includono ancora il 2007), si può definire questo traguardo conseguito per quanto riguarda l’Ue-15, con una contrazione del 26,4%. Un successo al quale l’Italia – col citato -36% – ha contribuito in modo sensibile. Gli infortuni calano, e non solo per la crisi. Come si sottolinea su Dati Inail, “la riduzione è calcolata non sui valori assoluti, ma sui tassi standardizzati per 100mila occupati e tiene quindi conto delle dinamiche occupazionali, caratterizzate in questi ultimi anni da forti perdite di posti di lavoro a causa della crisi economica generalizzata”. Dunque, il calo dei tassi “dimostra pertanto inequivocabilmente l’effettivo successo delle politiche di prevenzione intraprese” (da sottolineare che, all’elaborazione dei valori, non hanno concorso gli infortuni in itinere, poiché non ritenuti da alcune legislazioni straniere di natura lavorativa).

Carlo Pareto

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